martedì 14 agosto 2007

Giustizia e salari (M.Travaglio)


Gentile Luca Cordero di Montezemolo,

il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100 euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa, mentre i lavoratori molto di meno. In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca.

Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli facciamo costruire chi se le compra?”. Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni di liquidazione.

Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni. Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato? Dov’è la meritocrazia? La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti.

Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo. Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli. In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.

Vita e "opere" di Silvio Berlusconi



Questo blog non poteva che iniziare con il raccontare la vita di un personaggio che con la giustizia ha molto a che fare...
"Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perché essi saranno saziati."
Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli."
(Vangelo di Matteo, capitolo 5)


"Berlusconi"
di Marco Travaglio e Peter Gomez

L’opuscolo "Berlusconi", tradotto in quattro lingue (francese, inglese, spagnolo e tedesco) è stato distribuito da Gianni Vattimo (su domanda del quale il libretto stesso è stato redatto) a tutti i Parlamentari europei nel pomeriggio del 2 luglio 2003, giorno della presentazione, da parte del
presidente del Consiglio dei Ministri italiano Silvio Berlusconi, del programma della presidenza italiana dell’Unione Europea.
Il contenuto del testo è qui di seguito riportato integralmente nelle cinque lingue, e la sua consultazione è agevolata dalla possibilità di visionare nella lingua scelta i singoli capitoli a partire dall’indice. Editing del documento (cartaceo e on line): Mario Cedrini e Stefano Cardone.
Marco Travaglio e Peter Gomez

Berlusconi

INDICE

Lettera di presentazione di Gianni Vattimo
Vita di Berlusconi. Cronologia
Berlusconi e i suoi misteri
Tutti i processi di Berlusconi
Tutto ciò che penso di Berlusconi
Di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo Berlusconi
Sebbene non sia stato incluso nell’opuscolo per ragioni di spazio, riportiamo
anche il capitolo
"Tutte le bugie di Berlusconi"
sempre ad opera dei due autori, nella sola versione italiana.
Lettera di presentazione di Gianni Vattimo

Caro Collega,

il breve testo che troverà in allegato è una sommaria presentazione del personaggio che, secondo le regole della rotazione, occuperà nel prossimo semestre il posto di presidente del Consiglio Europeo. Questa presentazione è stata preparata da due giornalisti italiani, Marco Travaglio e Peter Gomez, che da tempo seguono le vicende politiche e giudiziarie di Silvio Berlusconi e
ne scrivono sulla stampa italiana. Non sempre, però, queste vicende sono conosciute adeguatamente negli altri Paesi dell’Unione. So bene che proprio in questi giorni, in occasione dell’inizio del "semestre italiano", molta stampa europea ha fornito più informazioni del solito sul discusso personaggio. Ma siccome si attribuisce agli italiani, anche ai partiti di opposizione, l’intenzione di contribuire al "successo" del semestre europeo del nostro premier, io diffondo questo opuscolo informativo proprio perché non intendo contribuire in alcun modo a tale successo. Anzi, credo che un vero successo dell’Italia, e anche dell’Europa, si possa realizzare solo riducendo al minimo il danno che la democrazia, l’indipendenza dell’Europa dagli Usa, la libertà di informazione, la lotta contro la corruzione, possono ricevere dalla presidenza europea di Silvio Berlusconi. Una conoscenza dettagliata e, nonostante le apparenze, obiettiva, della sua storia affaristico-politicogiudiziaria può, spero, servire a questo scopo.
Un cordiale saluto
Gianni Vattimo

VITA DI BERLUSCONI. CRONOLOGIA
1936. Nasce a Milano il 29 settembre, primo di tre figli (due maschi e una
femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi,
casalinga.
1954. Prende la maturità classica al liceo salesiano Copernico e s’iscrive
all’Università Statale, facoltà di Giurisprudenza. A tempo perso, vende
spazzole elettriche porta a porta, fa il fotografo ai matrimoni e ai funerali,
suona il basso e canta nella band dell’amico d’infanzia Fedele Confalonieri
(anche sulle navi da crociera).
1957. Primo impiego saltuario nella Immobiliare costruzioni.
1961. Si laurea in legge con 110 e lode, a Milano: tesi sugli aspetti giuridici
del contratto pubblicitario, e vince una borsa di studio di 2 milioni messa in
palio dalla concessionaria Manzoni. Evita, non si sa come, il servizio militare.
E si dà all’edilizia, acquistando un terreno in via Alciati, grazie alla garanzia
fornitagli dal banchiere Carlo Rasini, che gli procura anche un socio, il
costruttore Pietro Canali. Nasce la Cantieri Riuniti Milanesi.
1963. Fonda la Edilnord Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il
commercialista svizzero Carlo Rezzonico (per la misteriosa finanziaria
luganese Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag). Nel 1964 apre un
cantiere a Brugherio per edificare una città-modello da 4 mila abitanti. Nel
1965 è pronto il primo condominio, di cui però non riesce a vendere
nemmeno un appartamento. Poi, non si sa come, riesce a venderlo al Fondo
di previdenza dei dirigenti commerciali.
1965. Sposa Carla Elvira Dall’Oglio, genovese, che gli darà due figli: Maria
Elvira (1966) e Piersilvio (1969).
1968. Nasce l’Edilnord 2, acquistando terreni nel comune di Segrate, dove
sorgerà Milano 2.
1969. Brugherio è completa con 1000 appartamenti venduti.
1973. Fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie
ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding
(amministrata dal finanziere Ercole Doninelli). Acquista ad Arcore, grazie ai
buoni uffici dell’amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i terreni
ad Arcore, a prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore dell’unica
erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e
contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui.
1974. Grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce
l’Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università,
Marcello Dell’Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv
via cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all’etere col nome di Canale
5. Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal boss
mafioso Vittorio Mangano, assunto in Sicilia da Dell’Utri come "fattore", cioè
come amministratore della casa e dei terreni. Mangano lascerà Arcore
soltanto un anno e mezzo - due anni più tardi, in seguito a due arresti e a
un’inchiesta a suo carico per il sequestro di un ospite della villa amico di
Berlusconi.
1975. Le due fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord
e la Milano 2. Ma Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da
una miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di
Italcantieri, e al 1979, quando assumerà la presidenza della Fininvest.
1977. Appena divenuto Cavaliere del Lavoro, acquista una quota
dell’editrice de Il Giornale, fondato nel 1974 da Indro Montanelli.
1978-1983. Riceve circa 500 miliardi al valore di oggi, di cui almeno una
quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding Italiana
che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt’oggi la provenienza. Sono
gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi dal 1976, al potere e
della sua ascesa al governo.
1978. Si affilia alla loggia massonica deviata e occulta "Propaganda 2" (P2)
del maestro venerabile Licio Gelli, a cui è stato presentato dal giornalista
Roberto Gervaso. Tessera numero 1816. Di lì a poco comincerà a ricevere
crediti oltre ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl (due banche con
alcuni uomini-chiave affiliati alla P2). E inizierà a collaborare, con commenti
di politica economica, al "Corriere della Sera", controllato dalla P2 tramite
Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in quanto
"eversiva", con un provvedimento del governo Spadolini.
1980. Berlusconi fonda, con Marcello Dell’Utri, Publitalia 80, la
concessionaria pubblicitarie per le reti tv. Conosce l’attrice Veronica Lario, al
secolo Miriam Bartolini, che recita in uno spettacolo al teatro Manzoni di
Milano senza veli. Se ne innamora. La nasconde per tre anni in un’ala
segreta della sede Fininvest in Via Rovani a Milano. Poi la donna rimane
incinta e nel 1984, sempre nel segreto più assoluto, partorisce in Svizzera
una bambina, Barbara. Berlusconi la riconosce. Padrino di battesimo,
Bettino Craxi.
1981. I giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando
sui traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli
elenchi degli affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce danni dallo
scandalo che travolge il governo, l’esercito, i servizi segreti e il mondo del
giornalismo.
1982. Berlusconi acquista l’emittente televisiva Italia 1 dall’editore Edilio
Rusconi.
1984. Berlusconi acquista l’emittente Rete 4 dalla Mondadori: ormai è
titolare di tre network televisivi nazionali, e può entrare in concorrenza
diretta con la Rai. Ma tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli
impianti che consentono le trasmissioni illegali di programmi in
"interconnessione", cioè in contemporanea su tutto il territorio nazionale.
Craxi vara un decreto urgente (il primo "decreto Berlusconi") per legalizzare
la situazione illegale. Ma il decreto non viene convertito in legge perché
incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il secondo "decreto Berlusconi"),
minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova
bocciatura del decreto. E nel febbraio ’85 il decreto sarà approvato, dopo
che il governo avrà posto la questione di fiducia.
1985. Berlusconi divorzia da Carla Dell’Oglio e ufficializza il legame con
Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora (1986) e Luigi (1988). Le
seconde nozze verranno celebrate, con rito civile, nel 1990, officiante il
sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri, cognato di Craxi. Testimoni degli
sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.
1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988
vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l’operazione La Cinq in
Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel ’90. E’ Jacques Chirac a
cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
1988. Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema
radiotelevisivo. Che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza
imporre al Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la
Standa. La legge verrà approvata nel 1990.
1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo
della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La
Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e
tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il
tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall’avvocato Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo
concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione
a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il
resto rimarrà a Berlusconi.
1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può
tenersi televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e
Mondadori, dovendo soltanto "spogliarsi" de Il Giornale (che viene girato nel
’90 al fratello Paolo).
1994. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di
Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia,
vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e
diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto
nell’inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è
costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non
condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto
d’interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in
bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si
ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del
centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all’opposizione, alle
prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con
diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e
(raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione.
2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e
torna alla presidenza del Consiglio.
gnato di Craxi. Testimoni degli
sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.
1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988
vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l’operazione La Cinq in
Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel ’90. E’ Jacques Chirac a
cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
1988. Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema
radiotelevisivo. Che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza
imporre al Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la
Standa. La legge verrà approvata nel 1990.
1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo
della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La
Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e
tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il
tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall’avvocato Previti
per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo
concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione
a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il
resto rimarrà a Berlusconi.
1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può
tenersi televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e
Mondadori, dovendo soltanto "spogliarsi" de Il Giornale (che viene girato nel
’90 al fratello Paolo).
1994. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di
Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia,
vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e
diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto
nell’inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è
costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non
condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto
d’interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in
bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si
ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del
centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all’opposizione, alle
prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con
diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e
(raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione.
2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e
torna alla presidenza del Consiglio.
BERLUSCONI E I SUOI MISTERI
La vita e la carriera dell’imprenditore Silvio Berlusconi, nonostante le
biografie autorizzate che il protagonista ha fatto pubblicare o propiziato nel
corso degli anni con fini auto-agiografici, rimane costellata di buchi neri e di
domande senza risposta. Piccolo riepilogo degli omissis più inquietanti.
1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per
costruire Milano 2. Soci accomandatari (quelli che vi operano), oltre al
futuro Cavaliere, sono il commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori Pietro
Canali, Enrico Botta e Giovanni Botta. Soci accomandanti (quelli che
finanziano l’operazione) il banchiere Carlo Rasini, titolare dell’omonima
banca con sede in via dei Mercanti a Milano, e l’avvocato d’affari Renzo
Rezzonico, legale rappresentante di una finanziaria di Lugano: la
"Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag", di cui nessuno conoscerà mai i
reali proprietari. Si tratta comunque di gente molto ottimista, se ha affidato
enormi capitali a Berlusconi, cioè a un giovanotto di 27 anni che, fino a quel
momento, non ha dato alcuna prova imprenditoriale degna di nota.
2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi Berlusconi lavora per tutta la vita,
da semplice impiegato a direttore generale, ecco la risposta di Michele
Sindona (bancarottiere piduista legato a Cosa Nostra e riciclatore di denaro
mafioso) al giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli domanda
quali siano le banche usate dalla mafia: "In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte.
A Milano una piccola banca in piazza Mercanti". Cioè la Rasini, dove ripetiamo
- Luigi Berlusconi, padre di Silvio, ha lavorato per tutta a vita, fino
a diventarne il procuratore generale. Alla Rasini tengono i conti correnti noti
mafiosi e narcotrafficanti siciliani come Antonio Virgilio, Salvatore Enea,
Luigi Monti, legati a Vittorio Mangano, il mafioso che lavora come fattore
nella villa di Berlusconi fra il 1973 e il 1975.
3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas (una sorta di
Edilnord 2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio accomandatario c’è
sua cugina Lidia Borsani, 31 anni. E i capitali li fornisce un’altra misteriosa
finanziaria luganese, la "Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in
Residenzentren Ag" (Aktien), fondata da misteriosi soci appena 10 giorni
prima della nascita di Edilnord 2. Berlusconi da questo momento sparisce
nel nulla, coperto da una selva di sigle e prestanome. Riemergerà solo nel
1975 per presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come presidente della
Fininvest. Intanto nascono decine di società intestate a parenti e figuranti,
controllate da società di cui si ignorano i veri titolari. Come ha ricostruito
Giuseppe Fiori nel libro "Il venditore" (Garzanti, 1994, Milano), Italcantieri
nasce nel 1973, costituita da due fiduciarie ticinesi: "Cofigen Sa" di Lugano
(legata al finanziere Tito Tettamanzi, vicino alla massoneria e all’Opus Dei) e
"Eti A.G.Holding" di Chiasso (amministrata da un finanziere di estrema
destra, Ercole Doninelli, proprietario di un’altra società, la Fi.Mo, più volte
inquisita per riciclaggio, addirittura con i narcos colombiani).
4) Nel 1974 nasce la "Immobiliare San Martino", amministrata da Marcello
Dell’Utri e capitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio
Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria
Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick
Pollack, nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e
prestanome, "figlieranno" una miriade di società legate a Berlusconi e ai
suoi cari: a cominciare dalle 34 "Holding Italiana" che controllano il gruppo
Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d’Italia Francesco Giuffrida e il
sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della
Procura di Palermo al processo contro Marcello Dell’Utri per concorso
esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il
1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni
di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni "mascherati",
dei quali tuttoggi "si ignora la provenienza". La Procura di Palermo sostiene
che sono i capitali mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al boss
Stefano Bontate. La difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti, anche
se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo stesso consulente
tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette l’"anomalia" e
l’incomprensibilità di alcune operazioni dell’epoca.
pitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio
Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria
Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick
Pollack, nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e
prestanome, "figlieranno" una miriade di società legate a Berlusconi e ai
suoi cari: a cominciare dalle 34 "Holding Italiana" che controllano il gruppo
Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d’Italia Francesco Giuffrida e il
sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della
Procura di Palermo al processo contro Marcello Dell’Utri per concorso
esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il
1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni
di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni "mascherati",
dei quali tuttoggi "si ignora la provenienza". La Procura di Palermo sostiene
che sono i capitali mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al boss
Stefano Bontate. La difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti, anche
se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo stesso consulente
tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette l’"anomalia" e
l’incomprensibilità di alcune operazioni dell’epoca.
5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di
Soncino, ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta
orfana nel 1970, la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri
d’autore, parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio,
scuderie, due piscine, centinaia di ettari di terreni. La Casati è assistita da
un pro-tutore, l’avvocato Cesare Previti, che è pure un amico di Berlusconi,
figlio di un suo prestanome (il padre Umberto) e dirigente di una società del
gruppo (la Immobiliare Idra). Grazie alla fortunata coincidenza, la favolosa
villa con annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell’epoca: un
prezzo irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di
alcune società immobiliari non quotate in borse, così che, quando la ragazza
si trasferisce in Brasile e tenta di monetizzare i titoli, si ritrova con una
carrettate di carta. A quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare
le azioni, ma alla metà del prezzo inizialmente pattuito. Una sentenza del
Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro "Gli affari del
presidente", che raccontava l’imbarazzante transazione.
6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello Dell’Utri, ingaggia come fattore
(ma recentemente Dell’Utri l’ha promosso "amministratore della villa") il
noto criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato Vittorio
Mangano. Il quale lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà
sospettato di aver organizzato il sequestro di Luigi d’Angerio principe di
Sant’Agata, che aveva appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con
Berlusconi, Dell’Utri e lo stesso Mangano. Mangano verrà condannato
persino per narcotraffico (al maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino)
e, nel 1998, all’ergastolo per omicidio e mafia.
7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2
(P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall’amico giornalista
Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene
registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625.
La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai
finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati
del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni
Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista
Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno
Tassan Din e Umberto Ortolani.
ggia Propaganda 2
(P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall’amico giornalista
Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene
registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625.
La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai
finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati
del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni
Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista
Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno
Tassan Din e Umberto Ortolani.
8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della
Guardia di Finanza nella sede dell’Edilnord Cantieri Residenziali. Si spaccia
per un "un semplice consulente esterno" addetto "alla progettazione di
Milano 2". In realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto
Previti. Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta l’ispezione,
sebbene abbiano riscontrato più di un’anomalia nei rapporti con i misteriosi
soci svizzeri. Faranno carriera tutti e tre. Si chiamano Massimo Maria
Berruti, Salvatore Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il capopattuglia, lascerà
le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare per la Fininvest
come avvocato d’affari (società estere, contratti dei calciatori del Milan, e
così via). Arrestato nel 1985 nello scandalo Icomec (e poi assolto), tornerà
in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell’inchiesta sulle
mazzette alla Guardia di Finanza, poi verrà eletto deputato per Forza Italia e
condannato in primo e secondo grado a 8 mesi di reclusione per
favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla loggia P2.
9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza di Milano, che sta controllando i
telefoni di Berlusconi nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga,
redige un rapporto investigativo in cui si legge: "E’ stato segnalato che il
noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla
Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane (Lombardia e Lazio). Il
predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa Smeralda
avvalendosi di società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque
all’estero. Operativamente le società in questione avrebbero conferito ampio
mandato ai professionisti della zona". Per otto anni l’indagine, seguita
inizialmente dal pm Giorgio Della Lucia (poi passato all’Ufficio istruzione, da
anni imputato per corruzione in atti giudiziari insieme al finanziere Filippo
Alberto Rapisarda, ex datore di lavoro ed ex socio di Marcello Dell’Utri)
langue, praticamente dimenticata. Alla fine, nel 1991, il gip milanese Anna
Cappelli archivierà tutto.
10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato fra il Cavaliere e la Legge risale
al 16 ottobre 1984. Tre pretori, di Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa
di applicare le norme che regolano l’emittenza televisiva e che il Cavaliere
ha deciso di aggirare, trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi
su tutto il territorio nazionale. I tre magistrati fanno presente che è vietato,
non si può e bloccano le attrezzature che consentono l’operazione
fuorilegge. Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici,
poi scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan "Vietato vietare",
opportunamente rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio
Costanzo. Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del
Consiglio Bettino Craxi. Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per
precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam ("decreto
Berlusconi") che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare.
Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non
ci sta. E il decreto viene bocciato dall’aula come incostituzionale. Due dei tre
pretori reiterano il sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre
l’ambito locale. Così Craxi partorisce un secondo decreto Berlusconi,
agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo spauracchio della crisi di governo
e delle elezioni anticipate, in caso di mancata conversione in legge.
Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest sulla
televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche "legge-Polaroid"
per l’alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.
può e bloccano le attrezzature che consentono l’operazione
fuorilegge. Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici,
poi scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan "Vietato vietare",
opportunamente rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio
Costanzo. Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del
Consiglio Bettino Craxi. Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per
precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam ("decreto
Berlusconi") che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare.
Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non
ci sta. E il decreto viene bocciato dall’aula come incostituzionale. Due dei tre
pretori reiterano il sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre
l’ambito locale. Così Craxi partorisce un secondo decreto Berlusconi,
agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo spauracchio della crisi di governo
e delle elezioni anticipate, in caso di mancata conversione in legge.
Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest sulla
televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche "legge-Polaroid"
per l’alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.

TUTTI I PROCESSI DI BERLUSCONI
Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)
La Corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver
giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione
alla P2, ma il reato è coperto dall’amnistia del 1989. Interrogato sotto
giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta della mia
iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo
[.]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta".
Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e
aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d’appello di Venezia
scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non
rispondano a verità [.], smentite dalle risultanze della commissione Anselmi
e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di
Milano, e mai contestate [.]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha
dichiarato il falso", rilasciato "dichiarazioni menzognere" e "compiutamente
realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza".
Ma "il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".
Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione)
I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti
contestate (niente attenuanti generiche).
Appello: prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche),
assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530 c.p.p) per la quarta.
Nelle motivazioni si legge: "Il giudizio di colpevolezza dell’imputato poggia
su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per ciò
dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza probatoria".
Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due riferimenti alla
classica insufficienza di prove. La Cassazione non può entrare
dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza precedente
con formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma oppure
annulla). Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale rimandano
esplicitamente all’"articolo 530 cpv": dove "cpv" significa "capoverso", cioè
comma 2 ("prova contraddittoria o insufficiente"). A 12 righe dalla fine, a
scanso di equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari.
Si legge infatti: "Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza
probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla
Corte d’appello...".
All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti)
I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su
estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi.
Appello: il reato cade in prescrizione, ma c’è: "per nessuno degli imputati
emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza".
Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle
spese processuali. Nella sentenza definitiva tra l’altro si legge: "Lgge: "Le
operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su
estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern
Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest
spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente.
[.] Non emerge negli atti processuali l’estraneità dell’imputato".
All Iberian 2 (falso in bilancio)
Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in
materia di reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino
l’Alta Corte di giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le
eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà
dichiarato prescritto.
Medusa Cinema (falso in bilancio)
I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie
alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore
di Silvio Berlusconi).
Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi,
secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di
come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi
(condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. Scrivono i giudici:
"La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia Berlusconi e le notorie
rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi postulano l’impossibilità di
conoscenza sia dell’incremento sia soprattutto dell’origine dello stesso".
Cassazione: sentenza d’appello confermata.
Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in
bilancio)
I grado: assoluzione dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per
4.4 miliardi di lire pagati in nero all’ex proprietario dei terreni che
circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di
secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali
"indubbiamente ha concorso Berlusconi".
Appello: confermata l’assoluzione dalle prime due accuse. Assoluzione anche
dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da
amnistia.
Cassazione: in corso.
Caso Lentini (falso in bilancio)
I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione
dell’acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie
alla nuova legge sul falso in bilancio.
Appello: in corso.
Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio)
Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge
sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati
dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian (comparto B
della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione
perché la mancata fissazione dell’udienza preliminare gli ha impedito di
sollevare un’eccezione d’incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive
comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell’Ocse.
galassia All Iberian (comparto B
della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione
perché la mancata fissazione dell’udienza preliminare gli ha impedito di
sollevare un’eccezione d’incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive
comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell’Ocse.
Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria).
Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo
grado ha portato alla condanna di Cesare Previti -è stato dichiarato
prescritto dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle
motivazioni della Cassazione, tra l’altro, si legge: "il rilievo dato [per
concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed
individuale del soggetto [Berlusconi è diventato presidente del Consiglio],
valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo.".
Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria)
A causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati da Berlusconi e dei
conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata
dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però
Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di
rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a
tempo di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria, delle
arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall’inizio del dibattimento.
Sme-Ariosto (falso in bilancio)
In seguito all’entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario,
questo capo d’imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato secondo
l’accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo in
attesa che l’Alta Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le
nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta
positiva per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico. Come tutti gli
altri procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi.
Diritti televisivi (falso in bilancio -?- e frode fiscale)
Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e
Fabio De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il
presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il
quale - secondo l’ipotesi accusatoria -avrebbe continuato anche dopo
l’ingresso in politica nel ’94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus
dell’azienda. Oggetto dell’indagine: una serie di operazioni finanziarie di
acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con
vorticosi passaggi fra una società estera e l’altra del gruppo Berlusconi, con
il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e
beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal
primo governo dello stesso Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle
imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati valutano in circa 180
milioni di euro nel 1994.
Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna)
Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto
nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di
privarlo dell’immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora
ricevuto risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana,
nel maggio 2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di nuovo alle autorità
italiane. Berlusconi in Spagna è accusato -insieme a Marcello Dell’Utri e ad
altri dirigenti del gruppo Fininvest -di aver posseduto, grazie a una serie di
prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché
totalitario dell’emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti dell’antitrust
spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote
azionarie.
Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro
sporco)
Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei
termini massimi concessi per indagare.
Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage)
Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti "mandanti a
volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993
(Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini
d’indagine. A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però
rilevato come Berlusconi e Dell’Utri abbiano "intrattenuto rapporti non
meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma
stragista realizzato". Cioè con il clan corleonese che da vent’anni guida Cosa
Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge il
giudice fiorentino che esiste "una obiettiva convergenza degli interessi
politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche
della nuova formazione [Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui
collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente
trascurato dalla legislazione dei primi anni 90". Poi aggiunge che, nel corso
delle indagini, addirittura "l’ipotesi iniziale [di un coinvolgimento di
Berlusconi e dell’Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la
sua plausibilità". Ma purtroppo è scaduto "il termine massimo delle indagini
preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori elementi.
Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: "Gli atti del fascicolo
hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto
tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari
controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell’Utri]. Ciò di
per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e
Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini
dell’organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". Ma "la friabilità del
quadro indiziario impone l’archiviazione".
C’è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il
23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel
capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on.
Dell’Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i
due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico".
Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra sul
versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze
con nuovi referenti della politica e dell’economia". Cioè a "indurre nella
trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso
nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra
aveva beneficiato".
pitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on.
Dell’Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i
due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico".
Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra sul
versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze
con nuovi referenti della politica e dell’economia". Cioè a "indurre nella
trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso
nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra
aveva beneficiato".
TUTTO CIÒ CHE PENSO DI BERLUSCONI
di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo Berlusconi
Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E’ una costola del vecchio
regime. E’ il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre la
Lega faceva cadere il regime, lui stava nel Mulino Bianco, col parrucchino e
la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma non l’avete visto,
oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre?
Berlusconi è bollito. E’ un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio
asservito all’Ulivo, segue anche lui l’esercito di Franceschiello dietro il
caporale D’Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è
Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti. La
trattativa Lega-Forza Italia se l’è inventata lui, poveraccio. Il partito di
Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la bistecca
e la Lega il pestacarne.
Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E’ un kaiser in
doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della
politica. Un Peròn della mutua. E’ molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di
nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel
mio pollaio.
Berlusconi è l’uomo della mafia. E’ un palermitano che parla meneghino, un
palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il
Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C’è qualche differenza fra noi e
Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è
ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora.
Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda:
da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono
centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga. A me
personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca
Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi è
riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il
padre di Silvio e c’erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra.
Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto
Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding. Come
potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove
vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la
droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora
gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo
governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il
partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l’ho abbattuto.
Quel brutto mafioso guadagna soldi con l’eroina e la cocaina. Il mafioso di
Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par
condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli
arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra
politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L’uomo di Cosa Nostra,
con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono
fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di
Cosa Nostra a Milano.
Forza Italia è stata creata da Marcello Dell’Utri. Guardate che gli interessi
reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la
raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha
limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso
migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le
televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del
Nord.
Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in
barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché
vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che ’pecunia non olet’.
C’è denaro buono che ha odore di sudore, e c’è denaro che ha odore di
mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore.
Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col
Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse:
"Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e
mandammo indietro il maleficio al mago. Non c’è marchingegno stregato
che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa
gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell’Utri, inquisito per
mafia.
La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo
leggera! Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi.
Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione
pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito
che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l’Autocrate. Io dico quel
che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per
azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?
Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli
interessi dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che
va tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte.
Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa
che con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che
avrei fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c’è villa, non c’è regalo,
non c’è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve
sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano
due secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati,
quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all’inglese e
scaraventano tutto nel Lambro.
Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma.
Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in
mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il
lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini
del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna
portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità
gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione
ggio. L’uomo di Cosa Nostra,
con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono
fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di
Cosa Nostra a Milano.
Forza Italia è stata creata da Marcello Dell’Utri. Guardate che gli interessi
reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la
raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha
limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso
migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le
televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del
Nord.
Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in
barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché
vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che ’pecunia non olet’.
C’è denaro buono che ha odore di sudore, e c’è denaro che ha odore di
mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore.
Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col
Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse:
"Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e
mandammo indietro il maleficio al mago. Non c’è marchingegno stregato
che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa
gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell’Utri, inquisito per
mafia.
La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo
leggera! Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi.
Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione
pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito
che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l’Autocrate. Io dico quel
che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per
azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?
Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli
interessi dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che
va tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte.
Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa
che con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che
avrei fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c’è villa, non c’è regalo,
non c’è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve
sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano
due secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati,
quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all’inglese e
scaraventano tutto nel Lambro.
Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma.
Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in
mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il
lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini
del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna
portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità
gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione
delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade
in nessuna parte del mondo. E’ ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo
votate, quello vi porta via anche i paracarri.
Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma
non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il
loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi.
Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito
degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come
l’arcorista è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma
attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere
la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all’Inferno, perché
quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che
dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo
con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui.
per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade
in nessuna parte del mondo. E’ ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo
votate, quello vi porta via anche i paracarri.
Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma
non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il
loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi.
Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito
degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come
l’arcorista è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma
attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere
la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all’Inferno, perché
quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che
dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo
con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui.
(le frasi contenute nel testo sono state pronunciate testualmente da
Umberto Bossi fra il 1994 e il 1999, cioè durante le tensioni del primo
governo Berlusconi, dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi nel dicembre 1994
e prima della loro riappacificazione alla fine del 1999. Le date esatte delle
dichiarazioni, tratte da giornali quotidiani e agenzie di stampa, sono le
seguenti: 1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994;
1,12,17 giugno 1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre
1994; 6,20,23 dicembre 1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile
1995; 10 giugno 1995; 29 luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto
1997; 18 giugno 1998; 22 luglio 1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre
1998; 24 febbraio 1999; 13 aprile 1999; 10 settembre 1999; 19 ottobre
1999)

TUTTE LE BUGIE DI BERLUSCONI
"Io dico sempre cose sincere, anche perché non
ho memoria e dimenticherei le bugie. Come
ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo
della lotta politica? La gente deve fidarsi solo
di chi dice la verità" (Silvio Berlusconi, 2-3-94)
Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano scomparso nel 2001, lo
conosceva bene, avendolo avuto per 15 anni come editore. E diceva: "Silvio
Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre anche a se
stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne". Una pulsione
incontenibile e irrefrenabile, quella del presidente del Consiglio italiano verso
la menzogna. Persino in Tribunale. Infatti, il 22 ottobre 1990, la Corte
d’Appello di Venezia l’ha riconosciuto colpevole di aver mentito ai giudici
sotto giuramento: "Il Berlusconi - si legge nella sentenza -deponendo
avanti il Tribunale di Verona, ha dichiarato il falso, realizzando gli estremi
obiettivi e soggettivi del contestato delitto": cioè la falsa testimonianza, a
proposito della sua iscrizione alla loggia massonica P2. Il reato, accertato, fu
dichiarato estinto grazie a una provvidenziale amnistia approvata nel 1989.
Negli Stati Uniti la menzogna (specie se giurata dinanzi a un giudice)
comporta l’immediato impeachment: il colpevole lascia la Casa Bianca. In
Italia, entra a Palazzo Chigi. E, naturalmente, continua a mentire. Come
prima e più di prima. Quello che segue è un piccolo catalogo ragionato delle
bugie berlusconiane.

BERLUSCONI GIOVANE
"La mia carriera canora (come cantante sulle navi da crociera, ndr) è
cominciata con una tournée in Libano" (7-6-1989). Ma secondo Giuseppe
Fiori, suo biografo non autorizzato, Berlusconi non è mai stato in Libano.
"Al ’Gardenia’ (un locale notturno, ndr) di Milano, come poi sarebbe
avvenuto a Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in pista per ballare con le
bionde" (ibidem). Ma Berlusconi non ha mai suonato a Parigi.
"Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi dovevo
suonare e cantare nei locali della capitale" (8-7-1989). Ma Berlusconi non ha
mai studiato alla Sorbona: semmai alla Statale di Milano.
"A Parigi facevo il canottaggio ed ero campione italiano studentesco con il
Cus di Milano" (luglio 1989). Parigi a parte, esistono seri dubbi sui titoli
sportivi conquistati dal Cavaliere in canoa.

BERLUSCONI INCAPPUCCIATO
"Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque
che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di
iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale di Verona).
Berlusconi s’iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò regolarmente la
quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa testimonianza.
que
che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di
iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale di Verona).
Berlusconi s’iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò regolarmente la
quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa testimonianza.
"Basta con questa storia della P2: l’ho già detto, ricevetti la tessera per
posta e non pagai neppure la quota d’iscrizione" (10-3-94). Ma, come ha
testimoniato anche Licio Gelli, gran maestro venerabile della loggia P2,
"Berlusconi ha fatto la normale iniziazione alla loggia P2".

BERLUSCONI IMPRENDITORE
"Il signor Berlusconi ha lavorato, ha rischiato, ha pagato le tasse e non ha
mai chiesto alcuna lira di contributi allo Stato" (22-5-95). Ma la Fininvest è
sotto processo per evasione fiscali di centinaia di miliardi; e ha ricevuto
contributi pubblici, tanto per l’editoria (5 miliardi e rotti all’anno per Il
Giornale, intestato al fratello Paolo, altrettanti per Il Foglio intestato alla
moglie Veronica), quanto per la cassa integrazione alla Standa e alla
Mondadori.
"La legge Mammì ci ha tolto la metà del fatturato" (La Stampa, 24-5-95).
All’epoca della legge Mammì (che nell’agosto 1990 ha regolamentato il
sistema radiotelevisivo italiano), le dimensioni del gruppo erano
pressappoco le stesse del ’95.
"La Mammì ci ha costretti a vendere i quotidiani e ci ha impedito di tenere le
pay tv" (La Stampa, 24-5-95). I quotidiani erano uno solo: il Giornale
(subito passato al fratello Paolo); le pay tv non esistevano ancora, visto che
Tele+ è nata il 20 ottobre ’90.
"E’ una falsità, una cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci
sia Craxi. Non devo nulla a Craxi e al cosiddetto Caf, e non rinnego nulla di
ciò che ho fatto" (a Mixer, Rai2, 21-2-94). Ma era stato lo stesso Berlusconi
a confessare, il 13-9-93, in un raro lampo di sincerità, di aver licenziato
l’anchor man Gianfranco Funari su ordine di Craxi ("Non è un mistero aveva
ammesso il Cavaliere -che Berlusconi è sempre stato schiavo del
Principe, e in più di un’occasione ho dovuto tenerne conto. Un anno fa, se
ricordate bene, io stavo aspettando le concessioni televisive...").

BERLUSCONI CANDIDATO
"Tutti mi chiedono di candidarmi. Ma io so perfettamente quello che posso
fare. Se io facessi la scelta politica dovrei abbandonare le televisioni e
cambiare completamente mestiere. Un partito di Berlusconi non c’è stato,
nè ci sarà mai" (13-9-93). Due mesi dopo nasce ufficialmente Forza Italia e
Berlusconi si candida alla presidenza del Consiglio.
"Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario, sarà la ventesima
volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a mettermi contro gli attuali
protagonisti della politica. E perciò farà finta anche stavolta di non leggere
la mia smentita, per cui mi toccherà di ripeterla per la ventunesima volta e
chissà per quante altre volte ancora" (Epoca, 23-10-93). Come sopra.
"Il mio presunto partito esiste soltanto sulle pagine di alcuni giornali" (alla
commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.
(alla
commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.

BERLUSCONI PREMIER/2
"Il nostro futuro ministro della Giustizia è la dottoressa Parenti" (6-2-94).
Invece sarà Alfredo Biondi.
"Credo che al ministero dell’Interno ci sia bisogno di una persona esperta...
di un nonno" (La Stampa, 20-4-94). Infatti offre il ministero al pm Antonio
Di Pietro (44 anni), ma questi rifiuta, e allora Berlusconi nomina il leghista
Roberto Maroni (39 anni).
"Siamo orientati ad un governo molto snello, magari con meno
sottosegretari: sarebbe una bella rottura con il passato" (12-4-94). I
sottosegretari saranno 39, rispettivamente 3 e 4 in più rispetto ai precedenti
governi Ciampi e Amato.
"Il criterio per l’assegnazione dei ministeri sarà assolutamente meritocratico,
nessuna spartizione delle poltrone" (19-4-94). Infatti, per esempio, la
latinista Adriana Poli Bortone andrà alle Risorse Agricole.
"Questo governo è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della
vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da
questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei
magistrati" (al Senato, 16-5-94). In 7 mesi di vita, il governo Berlusconi
metterà quotidianamente in discussione l’indipendenza dei giudici e
approverà in tutta fretta il "colpo di spugna" di Biondi, detto anche "decreto
salvaladri", che vieta l’arresto per i reati di corruzione, concussione,
finanziamento illecito e falso in bilancio.
"Falcone e Borsellino hanno dato la vita contro la mafia. E’ nel loro nome
che il governo si sente vincolato a proseguirne l’opera. Sarebbe suicida
abbassare la guardia contro la criminalità. Bisogna invece dotare di
strumenti migliori la polizia e la magistratura" (al Senato il 16 e alla Camera
il 18-5-94). Il primo governo Berlusconi e la sua maggioranza tenteranno di
smantellare la legislazione voluta (e pagata con il sangue) da Falcone e
Borsellino: carcere duro per i boss (41-bis), legge sui pentiti, supercarceri
nelle isole e così via.
"Vi assicuro che non ci sarà il condono edilizio" (30-5-94). "Nel Consiglio dei
ministri o altrove non ho mai pronunciato la parola ’condono’. Sono i giornali
che vogliono farci apparire come gli altri governi" (23-6-94). Un mese dopo
il suo governo varerà il condono edilizio, e subito dopo quello fiscale.
"Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta" (29-3-94). "Mai mi occuperò di
questioni televisive, per non dare l’impressione di voler favorire i miei affari,
anzi starò più dalla parte della Rai che della Fininvest" (30-5-94). Pochi
giorni dopo, Berlusconi destituisce anzitempo l’intero consiglio
d’amministrazione della Rai, per nominarne uno nuovo di sua fiducia, con
appositi direttori di rete e tg. E proclama: "E’ certamente anomalo che in
uno Stato democratico esista un servizio pubblico televisivo contro la
maggioranza che ha espresso il governo del Paese. Questa Rai non piace
alla gente: me l’ha detto un sondaggio. Il governo se ne occuperà tra breve"
(7-6-94).
"Le nonne, le mamme e le zie d’Italia stiano tranquille: non sarà toccata una
lira delle pensioni attuali" (10-9-94). Poco dopo Berlusconi tenta una riforma
che taglia drasticamente le pensioni, poi bloccata da una manifestazione
sindacale con oltre un milione di persone e dalla dissociazione del suo
ministro del Lavoro Clemente Mastella, nonché del partito alleato Lega Nord
che lascia il governo e lo rovescia.
BERLUSCONI OPPOSITORE
"La par condicio ha danneggiato gravemente il Polo delle libertà" (20-4-95).
L’Osservatorio dell’università di Pavia sulle televisioni dimostra,
ininterrottamente dal 1995, che i politici più presenti sulle reti televisive
sono Berlusconi e i suoi uomini.
"Pochi ricordano che la Thatcher ha privatizzato qualunque cosa, tranne che
la British Telecom" (Liberal, 4-4-95). Ma è vero il contrario. Scrive infatti
Margaret Thatcher nella sua autobiografia ("Gli anni di Downing Street",
Sperling & Kupfer, 1994, pag.577): "British Telecom fu il primo servizio
pubblico ad essere privatizzato. Più di qualsiasi altra, la sua vendita pose le
basi del capitalismo ad azionariato popolare in Gran Bretagna... Fui più che
soddisfatta quando nel novembre 1984. British Telecom fu finalmente
privatizzata".
"Non so se avrò voglia di tornare a Palazzo Chigi. Troppo faticoso. La
presidenza del Consiglio non la reputo essenziale, non ho questa ambizione
personale" (10-2-95). "Non mi ritengo indispensabile. Sono assolutamente
favorevole ad un tecnico a Palazzo Chigi, io potrei restare leader del Polo in
cabina di regia" (13-4-95). "Adesso che si torna al teatrino della politica,
diventa inutile che io resti in pista. Meglio tornare a curare le mie aziende"
(31-5-95). "Il ruolo di regista delle riforme, come leader del Polo in
Parlamento, è un ruolo che mi attira molto di più di quello di presidente del
Consiglio" (10-10-95). Silvio Berlusconi avrà sempre un solo candidato per
Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi.

BERLUSCONI EDITORE
"Noi non abbiamo giornali-partito. Noi non teorizziamo né tantomeno
pratichiamo l’informazione come strumento di ricatto politico. I nostri sono
eccellenti prodotti editoriali, non fabbriche di consenso o, quel che è peggio,
di calunnie, di derisione, di disprezzo. Non ho mai usato né mai userò i miei
mezzi di comunicazione per scatenare campagne di aggressione contro un
concorrente, né diffamare chi non è d’accordo con me. Lascio questi metodi
ad altri" (Epoca, 20-10-93). Chiunque conosca giornali e tv berlusconiani sa
che, almeno dopo l’entrata in politica di Berlusconi, sono stati trasformati in
formidabili strumenti di attacco, aggressione e spesso anche di diffamazione
per i magistrati e gli avversari politici del loro proprietario.

BERLUSCONI RICANDIDATO
"Dal 1995, passata all’opposizione dopo il golpe politico-giudiziario, mentre
fischiavano le pallottole delle procure politicizzate, Forza Italia." (da "Una
storia italiana", l’autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20 milioni di
copie a tutte le famiglie italiane nell’aprile 2001, in piena campagna
elettorale). Forza Italia passò all’opposizione perché, il 21 dicembre ’94,
Berlusconi salì al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega
Nord gli aveva revocato l’appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al
Ppi di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D’Alema. Le procure non
c’entrano nulla.
(da "Una
storia italiana", l’autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20 milioni di
copie a tutte le famiglie italiane nell’aprile 2001, in piena campagna
elettorale). Forza Italia passò all’opposizione perché, il 21 dicembre ’94,
Berlusconi salì al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega
Nord gli aveva revocato l’appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al
Ppi di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D’Alema. Le procure non
c’entrano nulla.
"Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società offshore
all’estero" (Silvio Berlusconi, 15-3-2000). La Cassazione ha già
accertato definitivamente che All Iberian è interamente controllata dalla
Fininvest. Tant’è che i suoi conti esteri venivano aperti dal tesoriere centrale
del gruppo Berlusconi, Giuseppino Scabini. All Iberian è una società offshore
con sede all’estero (isole del Canale), come le altre 63 scoperte dal
pool di Milano e confermate dalla società di revisione internazionale Kpmg.
"Le nostre holding erano intestate ai nostri consulenti perché si faceva così,
era tutto normale: le trovavamo già pronte negli studi professionali
specializzati" (26-4-2001). Le 34 holding "Italiana 1,2,3,4 eccetera" che
stanno dietro alla Fininvest sin dalla fine degli anni 70 e le altre società della
galassia berlusconiana nascono quasi tutte senza il nome di Berlusconi, ma
intestate a prestanome: una cinquantina fra parenti, amici, casalinghe
baresi, disoccupati calabresi, elettricisti, malati terminali colpiti da ictus,
persino un cecoslovacco nato nel 1887. Tutto normale?
"Nessun mistero sulle origini delle mie fortune: ho cominciato con la
liquidazione di mio padre: 30 milioni" (26-4-2001). Poi, però, fra il 1978 e il
1983 Berlusconi si ritrovò in tasca 113 miliardi (degli anni 70, pari ad
almeno 250 milioni di euro odierni). In parte giunti in contanti. Sulla
provenienza di quel fiume di denaro, Berlusconi non ha mai voluto spiegare
nulla. Nemmeno quando, nel novembre 2002, il Tribunale di Palermo che
sta processando il suo braccio destro Marcello Dell’Utri (parlamentare
europeo e italiano, già condannato per false fatture e frode fiscale e
imputato per mafia, calunnia ed estorsione), si è recato in trasferta a
Palazzo Chigi per interrogarlo. In quell’occasione, alle domande sulle origini
di quei quattrini e sulle ragioni che lo indussero a ospitare in casa sua per
due anni un boss mafioso del calibro di Vittorio Mangano, con mansioni di
"stalliere" o di "fattore", il premier ha Berlusconi ha risposto: "Mi avvalgo
della facoltà di non rispondere". E i giudici sono ritornati a Palermo a mani
vuote.

BERLUSCONI PREMIER/2
"Meno tasse per tutti" (slogan elettorale di Berlusconi, maggio 2001). Le
tasse degli italiani resteranno le stesse, anzi aumenteranno per l’incremento
sostanzioso dei tributi regionali e comunali, in conseguenza dei tagli ai
trasferimenti governativi a comuni e regioni. Il 13 novembre 2001, in visita
a Granada (Sagna), Berlusconi e il suo ministro dell’Economia Giulio
Tremonti comunicano che "i conti pubblici non sono ancora a posto", dunque
di ridurre le tasse non se ne parla. Così come della riforma delle pensioni,
promessa in campagna elettorale alla Confindustria. Che subito protesta.
parla. Così come della riforma delle pensioni,
promessa in campagna elettorale alla Confindustria. Che subito protesta.
"Non ho mai detto che la civiltà occidentale è superiore all’Islam. E’ colpa di
una sinistra irresponsabile che diffonde notizie false sul mio conto" (7-92001).
In realtà Berlusconi, soltanto il giorno prima, ha dichiarato
testualmente in una conferenza stampa dalla Germania: "Noi dobbiamo
essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al
benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c’è nei
paesi dell’Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica
e quella nostra sullo stesso piano. La libertà non è un patrimonio della
civiltà islamica. La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di
almeno 1400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l’Occidente
conosce. C’è una singolare coincidenza fra gli islamici e gli anti-global nella
loro opposizione all’Occidente". Poi l’incidente diplomatico internazionale, le
proteste della Lega Araba ("posizioni razziste"), l’imbarazzo dell’Occidente
impegnato nel tentativo di coinvolgere nella lotta al terrorismo
fondamentalista delle Due Torri i paesi islamici moderati. Così il Cavaliere è
costretto alla smentita, cioè all’ennesima bugia.
"Ho fatto un’esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato
un’ottima accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (1010-
2001). Così Berlusconi al termine di un incontro ufficiale a Bruxelles con
il presidente Romano Prodi e gli altri membri della Commissione europea.
Senonché Prodi cade dalle nuvole: "Non ne abbiamo neanche parlato".
Anche Solbes lo smentisce: "Non ho espresso alcun giudizio sulla finanziaria
italiana, la valuterò insieme al patto di stabilità". Berlusconi è costretto alla
retromarcia: "Io ho illustrato l’azione del mio governo, Prodi e Solbes mi
hanno ascoltato in silenzio". Poi, in conferenza stampa, se la prende con il
"club della menzogna della sinistra" che gli attribuirebbe frasi mai dette.
"La tv pubblica è interamente nelle mani della sinistra, e anche la tv privata
si sbilancia a sinistra" (30-1-2002, a Le Figaro). Appena tornato al governo,
Berlusconi, che già detiene il monopolio assoluto della televisione
commerciale (Canale 5, Italia 1, Rete 4), nomina suoi uomini al vertice delle
tre reti pubbliche Rai (presidente Antonio Baldassarre, direttore generale
Agostino Saccà). Costoro allontanano dal video i due giornalisti più famosi
della Rai, sgraditi al premier -Enzo Biagi e Michele Santoro -nonché il
comico Daniele Luttazzi, anche lui inviso al Cavaliere. Poi, quando il primo
consiglio di amministrazione si dimette agli inizi del 2003, Berlusconi
riunisce gli alleati in casa propria per decidere i nuovi consiglieri, facendo
infuriare addirittura i presidenti delle due Camere, che rifiutano di ratificare
le nomine. Alla fine, viene creato un nuovo Cda Rai formato da 4 esponenti
del centro-destra e uno solo del centro-sinistra. Anche il direttore generale,
amico di Berlusconi e del fratello Paolo, è di stretta obbedienza governativa.
"Comprare Alessandro Nesta (difensore della Lazio e della Nazionale, ndr)
per il Milan? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel
calcio abbiamo sbagliato tutti, ora basta" (23-8-2002). L’indomani il Milan di
Berlusconi annuncia l’acquisto di Nesta, avvenuto da almeno una settimana.
"Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto
(che gli consente di spostare i suoi processi da Milano a Brescia, ndr)" (31
7-2002). "La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (308-
2002).
"E se in Irak non ci fossero più armi di distruzione di massa? Come parere
personale, non credo che ci siano più quegli ordigni" (16-10-2001, al
termine di un lungo incontro con Vladimir Putin). "Sono e resto con Blair,
l’alleato più vicino a Bush. Non ho mai detto che Saddam non ha armi di
distruzione di massa. Dico solo che potrebbe avere avuto il tempo di
distruggerle o di metterle da qualche altra parte" (17-10-2002, dopo le
incredule proteste di Londra e Washington).
"Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002).
Berlusconi smentisce le rivelazioni del quotidiano La Repubblica, il quale
calcola che il condono fiscale contenuto nella legge finanziaria Berlusconi
consentirà al gruppo Mediaset di chiudere la lite col fisco per il possesso di
società off-shore risparmiando multe per 100 milioni di euro, pari a 200
miliardi di lire. Cinque mesi dopo, il settimanale l’Espresso scoprirà che
Mediaset ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando così circa
120 milioni di euro di imposte.
"Ho assoluta fiducia nella Cassazione, fiducia che non né mai mancata. Altra
cosa sono certi pm che vogliono un ruolo particolare e imbastiscono processi
che finiscono nel nulla" (26 gennaio 2003).L’indomani la Cassazione gli dà
torto e non sposta i suoi processi da Milano. Lui, il premier, tuona subito
contro i "giudici golpisti".

BERLUSCONI IMPUTATO
"Giuro sui miei cinque figli che non so nulla di quanto mi viene contestato
(le tangenti alla Guardia di Finanza, ndr). Sono vittima di una grande
ingiustizia. Mi dicono che questo avviso è la risposta a quanto stiamo
facendo" (23-11-94). "E’ come se mi avessero mandato un avviso di
garanzia accusandomi di non chiamarmi Silvio Berlusconi. Siccome sono
certo di chiamarmi Silvio Berlusconi, non credo che nessun tribunale giusto
al mondo possa condannarmi perché mi chiamo Silvio Berlusconi. Può
esserci una condanna, ma allora non sarà un atto di giustizia, ma
sovversione" (1-12-94). "Io corruttore? Sarebbe come incolpare suor Teresa
di Calcutta, dopo una vita di sacrifici, se una bambina dell’istituto allungasse
una mano per pigliare un quarto di mela dal fruttivendolo, non per sé, ma
per darlo ad un altro" (27-10-95). "Nessuno si è reso responsabile di
corruzione, il capo del gruppo non era minimamente a conoscenza di quanto
gli viene addebitato. Il vero scandalo sta semmai nel fatto che la mia
impresa, come quasi tutte le imprese italiane, sia stata sottoposta a
pressioni concussive da parte di un corpo armato dello Stato... Siamo stati
costretti a pagare da un’associazione a delinquere come la Guardia di
Finanza, da elementi deviati di un corpo armato dello Stato" (16-1-96). Con
buona pace dell’incolpevole prole, due dirigenti Fininvest verranno
definitivamente condannati per corruzione della Guardia di Finanza, un
consulente legale definitivamente per favoreggiamento, i due segretari per
falsa testimonianza in primo e secondo grado, mentre Berlusconi verrà
condannato dal Tribunale per corruzione, dichiarato prescritto (cioè
responsabile, ma non più punibile) dalla Corte d’appello, infine assolto dalla
Cassazione. Ma solo per "insufficienza probatoria".
"Publitalia non ha mai emesso fatture false, e funziona come un orologio"
(31-5-95). Ma i massimi dirigenti di Publitalia, dal presidente fondatore
Marcello Dell’Utri in giù, hanno patteggiato condanne per decine di miliardi
di false fatture e frodi fiscali.
"Sono pronto a lasciare la guida del Polo, la Camera e la vita politica se
verrà dimostrato un rapporto mio o della Fininvest o di una società del
gruppo col signor Bettino Craxi, diverso da quello della pura amicizia!" (2911-
95). Craxi è colui che nel 1984 impose con il suo governo al Parlamento
ben due decreti ad personam, i "decreti Berlusconi", per salvare le
televisioni dell’amico finite sotto inchiesta (e minacciate di sequestro dai
magistrati) perché trasmettevano illegalmente su tutto il territorio
nazionale. La Corte di Cassazione, confermando la prescrizione del reato di
finanziamento illecito nel processo sulla società berlusconiana off-shore "All
Iberian", ha ritenuto dimostrato che Berlusconi versò illegalmente a Craxi,
tra il 1990 e il 1992, ben 21 miliardi estero su estero. Ma Berlusconi non ha
lasciato la vita politica.
"Non ho mai fatto alcun attacco alla magistratura" (10-10-95). "Se c’è una
cosa che mi viene addebitata e che non risponde al vero è da parte mia un
giudizio negativo nei confronti dei magistrati" (25-11-95). "Io sono un
grande estimatore della magistratura e l’ho dimostrato nella mia attività di
governo, durante la quale sono sempre stato vicino ai problemi dei giudici"
(7-12-95). "Mi consenta ancora una volta di esprimere ammirazione verso la
magistratura e i giudici" (23-1-96). Una costante dell’azione politica è
l’attacco sistematico, scientifico, incessante alla magistratura di ogni ordine
e grado: dai pm di Milano (ma anche di Palermo, Napoli, Torino: tutti quelli
che si sono occupati di lui o di sue aziende) ai giudici per le indagini
preliminari, da quelli di tribunale a quelli di appello, su su fino alle sezioni
unite della Corte di Cassazione, massima istanza giurisdizionale del Paese.
"Le inchieste sul mio gruppo sono iniziate soltanto dopo il mio impegno in
politica. Prima non avevo mai subito nulla del genere" (17-6-2003). Ma è
vero il contrario: prima nascono le inchieste sulla Fininvest di Berlusconi, poi
(e forse proprio per questo) Berlusconi "scende in campo" politico. La prima
indagine (poi archiviata) sul Berlusconi imprenditore, per traffico di droga,
fu aperta a Milano nel lontano 1983. Nel 1989 poi, sempre a Milano,
Marcello Dell’Utri finì per la prima volta sotto inchiesta per mafia
(prosciolto). La tesi della persecuzione politica per via giudiziaria, già
esposta dal premier in una denuncia a Brescia, è stata così smontata dal gip
Carlo Bianchetti nell’archiviazione del 15 maggio 2001: "Risulta dall’esame
degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del
denunciante, le iniziative giudiziarie. avevano preceduto e non seguito la
decisione di "scendere in campo". [Il pool di Mani pulite ha compiuto, tra] il
27 febbraio ’92 e il 20 luglio ’93, ben 25 accessi presso Fininvest e
Publitalia". Lo stesso Berlusconi, al momento di entrare in politica verso la
fine del 1993, aveva confidato ai famosi giornalisti Enzo Biagi e Indro
Montanelli (che l’hanno poi raccontato): "Se non entro in politica, fallisco e
mi arrestano".
"E questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel
1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra,
governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un
procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle
Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una
clamorosa assoluzione molti anni dopo" (29-1-2003). Berlusconi si ostina a
ripetere che, nel 1994, il suo governo fu rovesciato dall’invio di un "avviso di
garanzia" per le mazzette Fininvest alla Guardia di Finanza, a Napoli, mentre
lui presiedeva un convegno sulla criminalità organizzata. Si trattava in realtà
di un "invito a comparire" (una convocazione per un interrogatorio), dovuto
per legge, che non fu affatto notificato a Napoli, ma a Roma. E fu
preannunciato al telefono all’interessato la sera prima (21 novembre ’94)
dai carabinieri. Fu dunque Berlusconi, pur sapendo di essere sospettato di
corruzione, a decidere ugualmente di presiedere il convegno anche
l’indomani (giorno 22), esponendo il buon nome dell’Italia al ludibrio
internazionale. Ai magistrati milanesi, secondo un’informativa dei
carabinieri, risultava che lui, la sera stessa del 21, sarebbe rientrato a Roma
abbandonando il convegno napoletano inaugurato la mattina. Perciò
inviarono i militari per la consegna a Roma, non a Napoli. Quanto alle
ragioni della caduta del governo, quell’atto non ebbe alcuna conseguenza.
L’hanno stabilito i magistrati di Brescia, ai quali Berlusconi aveva presentato
un esposto contro i magistrati milanesi per "attentato agli organi
costituzionali" (cioè al suo primo governo). Nell’ordinanza del giudice Carlo
Bianchetti che il 15 maggio 2001 archivia l’inchiesta e assolve il pool di
Milano, si legge: "Alla causazione del cosiddetto "ribaltone" è stata
sostanzialmente estranea la vicenda dell’invito a presentarsi, dal momento
che, secondo la testimonianza dell’allora ministro Maroni, la decisione della
Lega Nord di "sfiduciare" il governo Berlusconi (decisione che era stata
determinante nella caduta dell’Esecutivo) era stata formalizzata il 6
novembre 1994, e perciò due settimane prima; trovava comunque le sue
radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del Polo
delle Libertà risalente a fine agosto ’94, allorché l’on. Bossi era venuto a
sapere dell’intenzione del capo del governo di "andare alle elezioni
anticipate in autunno".
questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel
1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra,
governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un
procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle
Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una
clamorosa assoluzione molti anni dopo" (29-1-2003). Berlusconi si ostina a
ripetere che, nel 1994, il suo governo fu rovesciato dall’invio di un "avviso di
garanzia" per le mazzette Fininvest alla Guardia di Finanza, a Napoli, mentre
lui presiedeva un convegno sulla criminalità organizzata. Si trattava in realtà
di un "invito a comparire" (una convocazione per un interrogatorio), dovuto
per legge, che non fu affatto notificato a Napoli, ma a Roma. E fu
preannunciato al telefono all’interessato la sera prima (21 novembre ’94)
dai carabinieri. Fu dunque Berlusconi, pur sapendo di essere sospettato di
corruzione, a decidere ugualmente di presiedere il convegno anche
l’indomani (giorno 22), esponendo il buon nome dell’Italia al ludibrio
internazionale. Ai magistrati milanesi, secondo un’informativa dei
carabinieri, risultava che lui, la sera stessa del 21, sarebbe rientrato a Roma
abbandonando il convegno napoletano inaugurato la mattina. Perciò
inviarono i militari per la consegna a Roma, non a Napoli. Quanto alle
ragioni della caduta del governo, quell’atto non ebbe alcuna conseguenza.
L’hanno stabilito i magistrati di Brescia, ai quali Berlusconi aveva presentato
un esposto contro i magistrati milanesi per "attentato agli organi
costituzionali" (cioè al suo primo governo). Nell’ordinanza del giudice Carlo
Bianchetti che il 15 maggio 2001 archivia l’inchiesta e assolve il pool di
Milano, si legge: "Alla causazione del cosiddetto "ribaltone" è stata
sostanzialmente estranea la vicenda dell’invito a presentarsi, dal momento
che, secondo la testimonianza dell’allora ministro Maroni, la decisione della
Lega Nord di "sfiduciare" il governo Berlusconi (decisione che era stata
determinante nella caduta dell’Esecutivo) era stata formalizzata il 6
novembre 1994, e perciò due settimane prima; trovava comunque le sue
radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del Polo
delle Libertà risalente a fine agosto ’94, allorché l’on. Bossi era venuto a
sapere dell’intenzione del capo del governo di "andare alle elezioni
anticipate in autunno".
"Nel processo Sme non ci sono né indizi né prove contro di me, c’è solo il
teorema della signora Stefania Ariosto, una mitomane che ha fatto dei
pettegolezzi. Per la Sme mi aspetterei non un processo, ma una medaglia
d’oro al valore civile per avere salvato l’Italia da una svendita di un bene
pubblico per 500 miliardi quando ne valeva 2500". La teste Stefania Ariosto
non parla dell’affare Sme: si limita a raccontare ciò che ha visto e sentito a
proposito di Previti e della corruzione di alcuni giudici romani. In realtà, nel
processo Sme, gli imputati sono sotto accusa per alcuni bonifici bancari. Il
primo riguarda l’industriale Pietro Barilla (deceduto nel ’93): il 2 maggio e il
26 luglio 1988 da un conto estero di Barilla partono due accrediti (1 miliardo
e 800 milioni di lire) destinati all’avvocato Attilio Pacifico, braccio destro
dell’avvocato berlusconiano Cesare Previti. Pacifico versa, secondo l’accusa,
200 milioni in contanti al giudice Filippo Verde, e tramite bonifico 850 a
milioni a Previti e 100 al giudice Renato Squillante. Il secondo bonifico
chiama invece direttamente in causa la Fininvest. Il 6 marzo 1991, dal conto
svizzero "Ferrido", aperto dal capo della tesoreria Fininvest Giuseppino
Scabini, vengono accreditati 434.404 dollari sul conto "Mercier" di Previti, da
dove, un’ora dopo, vengono girati sul conto "Rowena" del giudice Squillante.
Secondo l’accusa, il conto Ferrido (della galassia All Iberian) era alimentato
con fondi personali e familiari di Berlusconi. Di qui l’accusa, per tutti, di
corruzione giudiziaria. Per la Sme (la finanziaria alimentare dell’Iri),
Berlusconi non sventò alcuna svendita: la quota dell’azienda in vendita da
parte dell’Iri era stata valutata 500 miliardi da due esperti dell’università
milanese Bocconi, e dunque Carlo De Benedetti, unico offerente nel 1985,
aveva offerto quella cifra. Poi Berlusconi, su ordine di Craxi, si intromise
nell’affare, rilanciando per un 10% appena: il minimo indispensabile per
entrare in partita. Dunque offrì 550 miliardi, poco più di De Benedetti, poco
meno di un quinto rispetto al valore che oggi egli pretende di attribuire alla
Sme del 1985.
perto dal capo della tesoreria Fininvest Giuseppino
Scabini, vengono accreditati 434.404 dollari sul conto "Mercier" di Previti, da
dove, un’ora dopo, vengono girati sul conto "Rowena" del giudice Squillante.
Secondo l’accusa, il conto Ferrido (della galassia All Iberian) era alimentato
con fondi personali e familiari di Berlusconi. Di qui l’accusa, per tutti, di
corruzione giudiziaria. Per la Sme (la finanziaria alimentare dell’Iri),
Berlusconi non sventò alcuna svendita: la quota dell’azienda in vendita da
parte dell’Iri era stata valutata 500 miliardi da due esperti dell’università
milanese Bocconi, e dunque Carlo De Benedetti, unico offerente nel 1985,
aveva offerto quella cifra. Poi Berlusconi, su ordine di Craxi, si intromise
nell’affare, rilanciando per un 10% appena: il minimo indispensabile per
entrare in partita. Dunque offrì 550 miliardi, poco più di De Benedetti, poco
meno di un quinto rispetto al valore che oggi egli pretende di attribuire alla
Sme del 1985.
"La magistratura politicizzata, nel 1992-’93, ha cancellato cinque partiti
dalla vita pubblica, risparmiando i comunisti per portarli al potere". A parte
il fatto che, a Milano, il pool Mani Pulite arrestò e inquisì quasi l’intero
vertice del Pci-Pds, esattamente come quelli dei partiti moderati, va detto
che le prime elezioni dopo Tangentopoli non le vinsero le sinistre. Le vinse
Berlusconi, occupando lo spazio lasciato libero dal pentapartito che si era
sciolto per mancanza di voti dopo lo scandalo. Il 24 gennaio 1994, al
momento della sua discesa in campo, il Cavaliere elogiò il pool di Milano per
avere scoperchiato lo scandalo di Tangentopoli: "La vecchia classe politica è
stata travolta dai fatti e superata dai tempi [...]. L’autoaffondamento dei
vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del
finanziamento illegale dei partiti, lascia il paese impreparato e incerto...". E
il 6 febbraio rincarò la dose: "Basta con i ladri di Stato, noi siamo per una
politica nuova, diversa, pulita. Siamo l’Italia che lavora contro l’Italia che
ruba". Subito dopo tentò di avere nel suo governo i due simboli del pool di
Mani Pulite: Antonio Di Pietro al ministero dell’Interno e Piercamillo Davigo
alla Giustizia. I due, però, rifiutarono. Ma evidentemente, all’epoca,
Berlusconi non li considerava "toghe rosse".
"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere
confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia
della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto,
dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati
contro il pool di Milano nell’ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi
(Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio
’95: "Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non
paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell’esercizio dei loro
poteri [...]. Non si è riscontrata un’apprezzabile e significativa casistica di
annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I
provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall’ulteriore e
decisiva prova della confessione dell’indagato. Né è risultato che tali
confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia
dell’ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle
confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si
sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".
gati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".
"I magistrati del pool di Milano avevano come obbiettivo quello di favorire la
presa di potere da parte delle sinistre" (9-5-2003). A parte le considerazioni
già esposte, è interessante leggere la risposta data il 23 ottobre 1996 dal
ministro dell’Interno britannico Simon Brown al Parlamento britannico, per
spiegare il diniego opposto al ricorso degli avvocati di Berlusconi, i quali
parlavano di inchieste e reati "politici" per opporsi alla consegna dei
documenti sui conti esteri della galassia All Iberian: "Se ben capisco
l’argomentazione dei richiedenti [la Fininvest], essi sostengono che l’azione
giudiziaria in corso in Italia per donazioni illecite di 10 miliardi al signor
Craxi è politica, e che le accuse di falso contabile [...] sarebbero reato
connesso. Le donazioni politiche illegali sono un reato politico? Non sono
d’accordo. A me sembra piuttosto un reato contro la legge ordinaria
promulgata per garantire un corretto ordinamento del processo democratico
in Italia - reato in nulla diverso, diciamo, dal votare due volte alle elezioni
[...]. Il reato in questione è stato commesso per influenzare la politica del
governo: non si pagano clandestinamente grosse somme di denaro a un
partito politico senza uno scopo [...]. Non accetto in nessun modo che il
desiderio della magistratura italiana di smascherare e punire la corruzione
nella vita pubblica e politica, e il conflitto che ciò ha creato tra i giudici e i
politici in quel paese, operi in modo tale da trasformare i reati in questione
in reati politici. È un uso scorretto del linguaggio definire la campagna dei
magistrati come improntata a "fini politici", o le loro azioni nei confronti del
signor Berlusconi come persecuzione politica. Al contrario, tutto ciò che ho
letto su questo caso suggerisce che la magistratura stia dimostrando una
giusta indipendenza politica dall’esecutivo ed equanimità nel trattare in
modo eguale i politici di tutti i partiti [...]. [Il reato] non è intrinsecamente
politico, né lo diviene nel caso che l’autore del reato speri di cambiare la
politica del governo comprando influenza politica, e neanche se il potere
giudiziario, perseguendo lui, spera di ripulire la politica. Nessuno degli
argomenti dei richiedenti riesce a persuadermi in nulla che i reati in
questione siano politici. Non riesco proprio a vedere i pagatori corrotti della
politica come i "Garibaldi di oggi", o cercatori di libertà, o "prigionieri
politici".
"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere
confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia
della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto,
dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati
contro il pool di Milano nell’ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi
(Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio
’95: "Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non
paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell’esercizio dei loro
poteri [...]. Non si è riscontrata un’apprezzabile e significativa casistica di
annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I
provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall’ulteriore e
decisiva prova della confessione dell’indagato. Né è risultato che tali
confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia
dell’ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle
confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si
sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".
guito ritrattate perché rese sotto la minaccia
dell’ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle
confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si
sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".

BERLUSCONI E IL CONFLITTO D’INTERESSI
"Dire che nell’attività di governo e politica ci sia stato qualche volta un
interesse personale, non solo del signor Berlusconi, ma anche di altri
membri di Forza Italia, è una vergogna" (14-12-95). "La vecchia classe
politica che facendo politica prendeva soldi. Io posso dire che per fare
politica ne ho spesi parecchi" (15-12-95). Il primo governo Berlusconi
passerà alla storia per due provvedimenti: il decreto Biondi, che vietava le
custodia in carcere per corruzione alla vigilia dell’arresto di Paolo Berlusconi
per corruzione; e la legge Tremonti, che ha fruttato alla Mediaset dello
stesso Berlusconi (Silvio) sgravi fiscali per 243 miliardi.
"Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie
proprietà" (23-3-94). "Ho sempre riconosciuto che c’era un’anomalia da
sanare... Sono il primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra
l’esercizio dei doveri di governo e l’esercizio dei diritti proprietari" (2-8-94).
"Le mie aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i
miei interessi privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività
pubblica che svolgerò nell’interesse di tutti. Credo che quella del blind trust
americano sia la soluzione ideale" (11-4-94). "Oggi vi annuncio che ho
deciso di vendere le mie aziende, perché credo che qualcuno, quando si
prende un impegno e dentro questo impegno ci sono certe condizioni che
sono ostative allo svolgimento globale dell’impegno, deve avere anche il
coraggio di sacrificarsi... Non sarà facile trovare un compratore, ma
andremo in Borsa con la televisione e terrò una quota assolutamente non di
maggioranza" (23-11-94). "Da novembre ho dato mandato irrevocabile alla
Fininvest di vendere le tv" (18-3-95). "Venderò le tv ad imprenditori
internazionali" (Il Giornale, 1-4-95). "Il conflitto d’interessi sarà risolto nei
primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). Nove anni dopo il suo primo
governo e due anni dopo l’avvio del secondo, Berlusconi non ha risolto il
conflitto d’interessi né tantomeno ha ceduto alcuna delle sue aziende. Anzi,
il 21 dicembre 2001, comunica agli italiani che "il conflitto d’interessi esiste
solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando sono entrato
in politica al servizio del Paese". E il 7 maggio 2003, ancora più esplicito: "Il
conflitto d’interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c’è nessun
conflitto d’interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al mio
gruppo. Non c’è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e
da questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono
sceso in politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi".
27 giugno 2003