giovedì 27 dicembre 2007

L’intervento di Robert Mcilvaine - padre di Robert Jr vittima nell’attentato dell’11 settembre, tra gli intervistati del film ZERO - al Maurizio Costa


sabato 15 dicembre 2007

"Zero - inchiesta sull'11 settembre" a Torino parte II


Cari amici,
dopo il cineforum nato dalla visione del film "Zero - inchiesta sull'11 settembre", mi urge dire alcune cose. La prima: ANDATELO A VEDERE!!
Andatelo a vedere, è fatto molto bene, le sale cinematografiche non l'hanno accettato perchè hanno paura. Non importa, lo si sapeva, volendo si può proiettarlo in circoli culturali, parrocchie ... ovunque ci siano persone interessate. E dovrebbero esserlo tutti. A partire, appunto, dai popoli delle parrocchie. Qualche genuflessione in meno e un po' più di occhi aperti su ciò che succede nel mondo è sacrosanto.
Andatelo a vedere , formatevi una coscienza critica, andate poi sul sito di Paolo Attivismo, un tizio famoso per svelare le bufale: vi accorgerete come sull'11 settembre si è rivelato essere un personaggio del tutto ridicolo e fazioso. Ma essere ridicoli su tali questioni equivale ad essere servi dei poteri forti, che non hanno alcun rispetto per l'ESSERE UMANO, equivale ad essere contro la verità. Scusate la spietatezza dell'affermazione ma i compromessi su queste cose non li concepisco.
Vi ricordo anche che Giulietto Chiesa è un giornalista ed un europarlamentare che mette a disposizione il suo stipendio per far sì che esistano associazioni come Megachip che hanno lo scopo di riportare la democrazia nell'informazione.
Giulietto Chiesa ha tanti amici, tra questi Alex Zanotelli, un prete che vive tra le baracche di nairobi con i poveri, e i missionari della Consolata (padre Peyron, che qualcuno conosce, è uno di quelli) che lo hanno sempre invitato in dibattiti su temi politico-sociali.
Forse nessuno, invece, tra quei personaggi intellettuali o presunti tali che sputano sentenze senza sporcarsi le mani e senza nemmeno conoscere da vicino le questioni di cui parlano.
Se volete info sul film contattatemi, i riferimenti li avete!

Il sito del film e dell'organizzazione
Rassegna stampa - Corriere della sera
Rassegna stampa - La Stampa

mercoledì 12 dicembre 2007

"Zero - inchiesta sull'11 settembre" a Torino



QUANDO DOVE COME

3 film, 3 epoche, 3 americhe




3 film, 3 epoche, 3 americhe. 3 film che ho visto di recente e che mi suscitano alcune riflessioni. Mi riferisco a "La vita è meravigliosa" (1946), "Across the Universe" (2007) ambientato negli anni '60 e American Beauty (1999).
Partiamo dal primo: bianco e nero, capolavoro di Frank Capra, un bambino buono, altruista, figlio di genitori con le stesse virtù, diventando uomo e continuando lo stesso lavoro del padre (non guarda solo al suo portafoglio ma a quello delle famiglie della sua cittadina), sperimenta i travagli di chi vorrebbe realizzare i sogni della realizzazione personale ma sente la necessità di vivere come uomo giusto, attento al suo prossimo.
Il finale del film mette in evidenza il valore e la bellezza dello spendersi per gli altri e l'amore - fino alla fine non del tutto corrisposto - granitico, quasi eroico di una donna per l'uomo che amava fin da bambina. In molti lo definoscono un film buonista, altri (l'FBI di quegli anni) addirittura vi vedono sprazzi di propaganda comunista (!!!), io lo vedo come un film commovente e ricco di ideali.
Il secondo: stessa carica di emozioni ma decisamente diverse, racconta una storia d'amore, un'epoca, quella degli anni'60, un paese, gli stati Uniti, la meta dove realizzare i propri sogni.
Quali gli ideali dei giovani? Uscire dagli schemi, dal perbenismo, vivere di emozioni e combattere contro i mostri come quello della guerra in Vietnam. Le canzoni dei Beatles fanno da sceneggiatura e si nota come il gruppo, oltre che d'amore, si pronunciasse anche su temi politici, additando le ideologie rivoluzionarie di stampo comunista, viste come una degenerazione.
L'America rimane sempre un paese dei sogni ma la rottura con i vecchi schemi, se da un lato apre una breccia ad istanze di rinnovamento, dall'altro porta ad un progressivo disordine morale.
Il terzo film mette in luce la crisi del sogno americano: il crollo psicologico di una uomo, di una famiglia non son altro che i riflessi di una degenerazione endemica in cui il paese da qualke anno si trova. Un paese in cui manca il senso di tutto, dove la guerra impazza a partire dalle mura domestiche, dove l'indifferenza regna sovrana, la solitudine crea rabbia e tristezza...Da quell'anno in poi non si contano più i film che denunciano la crisi statunitense. Ciò che rimane al cinema è demenziale, oppure fantascientifico, oppure horror, o con mega effetti speciali, o trite e ritrite commedie. Certo sulla quantità qualcosa di buono lo si trova ancora ma il problema ... è più profondo.

lunedì 3 dicembre 2007

Finchè c'è la salute va tutto bene...


Da ilmanifesto di ieri

Sovversione di stato

Gabriele Polo

Un processo da pilotare, scansare, svuotare. Con una serie di false testimonianze rese da rappresentanti dello stato per difendere un'istituzione dello stato. Anche a costo di screditare, svilire, immobilizzare un'altra istituzione dello stato. Il tutto diretto dai massimi vertici di chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini e, invece, tutela solo se stesso e il suo potere.
Genova, G8, processo per i fatti della Diaz: quello che pubblichiamo a pagina 3 è il racconto di un tentato sopruso contro il diritto, per coprire la messa in mora del diritto durante due terribili giornate di un'estate di sei anni fa. Le false testimonianze dei dirigenti di polizia su indicazioni dell'allora capo della polizia Gianni De Gennaro (poi promosso a capo di gabinetto del Viminale), il tentativo di smontare l'inchiesta sulla mattanza della Diaz attaccando il magistrato inquirente e la partecipazione a tale disegno dell'attuale capo della polizia, Antonio Manganelli, possono essere letti come una «semplice» difesa di interessi personali o come una «nobile» tutela dell'onorabilità di corpo. Ma probabilmente c'è qualcosa di più profondo e grave.
Sappiamo tutti cos'è stata Genova 2001, nell'evidenza delle violenze e degli abusi. Sappiamo qual è stato il suo senso politico, nell'indiscubilità del dominio che nessuna piazza avrebbe più dovuto contestare. Ma sappiamo meno quale ridefinizione dei poteri dello stato si sia praticata in quei giorni tra piazza Alimonda, la scuola
Diaz e la caserma di Bolzaneto. Ora, l'inchiesta che dovrebbe portare (condizionale d'obbligo) al rinvio a giudizio di Gianni De Gennaro ci aiuta a capire meglio.
L'accusa per De Gennaro è d'istigazione alla falsa testimonianza, cioè una regia tesa a coprire e difendere il sistema costruito dall'ex capo della polizia: una gestione dell'ordine pubblico totalmente svincolata dal controllo della magistratura. Genova,
l'assalto alla Diaz fatto in assenza di alcuna tutela di legge (il magistrato avrebbe dovuto essere come minimo informato), rivelano una sovversione interna allo stato: prima un uso tutto politico - appoggiato dal potere esecutivo - dell'ordine pubblico, poi la polizia che si appropria del potere d'arresto e di persecuzione penale. La rappresentazione esemplare di cosa avrebbe dovuto essere quella struttura centrale di Ps (nata poi nel 2006) costruita a immagine e somiglianza dell'Fbi, il modello americano che bypassa la magistratura tanto caro a De Gennaro, che con gli apparati Usa ha ottimi rapporti. Da qui le bugie («siamo stati attaccati»), le false prove (le molotov «trovate» alla Diaz), le false testimonianze per smontare il processo.
A che punto sia arrivata tale degenerazione lo indicherà la sorte del processo di Genova. Quali argini esistano ancora a una gestione autoritaria e «indipendente» dell'ordine pubblico, quali limiti abbiano i suoi dirigenti, lo dovrebbe dire il governo.
PAGINA 3:
Inchieste G8 Le intercettazioni dei vertici della polizia sulla «notte cilena» di Genova 2001
Così volevano smontare la Diaz Il capo m'ha dato le sue deposizioni, devo aggiustare il tiro sulla stampa. E dopo la deposizione era contento. Bravo, m'ha detto, li hai
hai sbranati Il capo e Manganelli, dicono: non ti preoccupare perché qui dobbiamo fa un'azione comune e rompere il cazzo a sto cazzo di magistrato La deposizione truccata dell'ex questore Colucci. E il ruolo «attivo» dell'ex capo della polizia De Gennaro, dell'attuale Manganelli, del questore di Bari Gratteri e di Luperi, ai vertici del
Sisde Sara Menafra Vertici della polizia contro la procura di Genova. Obiettivo: smontare il processo sui fatti della Diaz, «sbranare», come avrebbe detto De Gennaro, i pm che hanno messo i vertici del Viminale sulla graticola. Il racconto di come, quanto e da chi sia stata cambiata la deposizione dell'ex questore Francesco Colucci, che la procura di Genova considera falsa, narra una storia di imputati e testimoni
uniti dietro una bandiera comune. Che scelgono cosa dire e cosa non dire, cosa smentire e cosa confermare. Sempre, par di capire, sotto le indicazioni dell'ex capo della polizia, accusato di istigazione alla falsa testimonianza. Ma anche - si scopre leggendo l'intero fascicolo, com'è capitato al manifesto - con l'interessamento
dell'attuale direttore, Antonio Manganelli, di Francesco Gratteri, questore a Bari, e Gianni Luperi, appena nominato capo del Dipartimento analisi dell'ex Sisde (gli ultimi due, imputati al processo Diaz).
La storia comincia alla fine dello scorso aprile quando Francesco Colucci, questore di Genova all'epoca del G8, sta per essere chiamato a testimoniare al processo Diaz e telefona all'ex capo della Digos Spartaco Mortola, imputato in quel processo: «Sono stato a Roma, sono tornato ora da Roma e praticamente io il giorno 3 devo venire a Genova - gli dice - Il capo m'ha dato le sue dichiarazioni. Mi ha fatto leggere, poi dice... tu devi, bisogna che tu un po' aggiusti il tiro sulla stampa». Colucci dovrà dire di aver avvertito personalmente il responsabile dell'ufficio stampa del Viminale, senza avvertire De Gennaro. E' un dettaglio che cambia poco nel racconto del processo Diaz, da cui il «capo» non è mai stato sfiorato, ma De Gennaro pare
voler cancellare dalla propria immagine ogni ombra di sospetto, «e vediamo poi Zucca (pm al processo Diaz e autore dell'attuale indagine ndr) come cazzo reagisce, non lo so». Il 3 maggio Colucci si presenta al processo Diaz. Cambia il racconto su Sgalla e butta lì che a dirigere l'intera operazione sarebbe stato il vice questore di Bologna Lorenzo Murgolo, l'unico funzionario presente la cui posizione sia stata archiviata perché, hanno sostenuto i pm, non ebbe alcun ruolo decisivo. E' soddisfatto e, il 4 maggio, richiama Mortola: «Ieri sera ho chiamato Manganelli. Dico: Guarda Antò... sei stato bravo, è andato tutto molto bene, ce l'hanno detto gli avvocati», Mortola è soddisfatto: «Sì, no, perché poi c'è lì... tu lo sai che c'è sempre la dottoressa De Meo, una funzionaria dello Sco che va a sentirsi tutte le udienze. La mandano su, registra tutto al computer e fa ogni volta...»; Colucci prosegue: «Se il capo vuole maggiori ragguagli, gli ho detto... se vuole sapere qualcosa io sono qua, che devo fare, vengo a Roma?. Poi stamattina m'ha chiamato
il capo. Dice li hai, li hai maltrattati una cosa del genere. Li hai.. li hai... gli hai fatto la..., come ha detto, li hai... e no sbranati, li hai... va be insomma, una frase ha detto. In senso positivo, chiaramente. Che era contento eccetera. Ho saputo da Ferri...che anche Caldarozzi e Gratteri sono stati contenti, diciamo, di questa... Luperi è rimasto contento. D'altra parte è uno scenario nuovo si è aperto per colpa mia diciamo». Il 7 maggio a telefonare è Francesco Gratteri: «E' che volevamo farti
un saluto con Gilberto (Caldarozzi, all'epoca vicecapo dello Sco, indagato ndr). Quando si dicono le cose e si dicono come giustamente e correttamente le hai dette tu allora è doveroso, diciamo, da parte nostra insomma rendere omaggio, come posso dire, alle persone per bene. Ti siamo... vicini e riconoscenti...» Colucci ringrazia e
aggiunge: «Lui (il pm ndr) secondo me c'ha preso uno schiaffone da Manganelli. Ce n'ha preso un altro da me». E Gratteri soddisfatto: «Ma diciamo anche due».
Gianni Luperi, invece, chiama Mortola. E gli assicura, che a questo punto, verrà anche il capo a testimoniare. «Luperi dice che si riferisce al Capo (Gianni De Gennaro ndr)- dice il riassunto della pg - in merito aggiunge di aver appena finito di parlarci e che questi gli ha consigliato di adottare una linea comune in modo che lui venga interrogato da tutti i difensori. Diversamente potrebbe apparire che
la sua deposizione serva solo per alcuni». Il passo successivo sarebbe toccare la posizione di Murgolo. «Quello andrebbe inculato», promette in un'altra intercettazione, Alessandro Perugini, l'ex vicecapo della Digos. L'allegria di Colucci, che si vanta di aver «scardinato» il processo in più intercettazioni, dura per giorni. E il suo continuo parlare della soddisfazione del capo sembra tanto più credibile, perché l'ex questore di Genova non è uomo che abbia bisogno di accreditarsi. E' già in lista per la nomina a prefetto, tra qualche anno andrà in
pensione ed è «tra i nove più alti dirigenti della Ps», come ha confermato a verbale De Gennaro. L'11 maggio, lo chiama Achille Serra, ex prefetto di Roma e oggi commissario anticorruzione: «Hai salvato quel maiale schifoso, dice che De Gennaro ti ha ringraziato», ma la sua protesta si perde in un mare di felicitazioni.
Il cielo si fa improvvisamente scuro solo il 22 maggio, quando Coluccci riceve un avviso di garanzia di cui nessuno aveva avuto sentore. Il Viminale, il manifesto l'ha spiegato martedì scorso, la prende malissimo. Il 23 è Gianni Luperi a chiamare Colucci, «dice di essere dispiaciuto per Colucci e che appena rientra lo chiama poi
dice che comunque è una battaglia in cui alla fine si vedrà chi ha ragione». E il 24, dice Colucci, Manganelli lo incita: «Dobbiamo dargli una bella botta a sto magistrato, dice». Non sembra essere una frase di solidarietà detta a caldo, come ha commentato martedì sera il direttore della Ps. Il 25, dopo un nuovo incontro, infatti Colucci sembra essere certo degli appoggi garantiti: «C'erano il Capo con
Manganelli, dice guarda non ti preoccupare perché qui dobbiamo fa un'azione comune ... e rompere il cazzo a sto cazzo di magistrato». Che il castello costruito potrebbe non reggere, Colucci inizia a sospettarlo solo il 28 maggio: «Va a finì che tutto il resto passa in prescrizione, alla fine io rimango col carciofo in mano insomma (ndr.
nel senso che teme di essere condannato per la falsa testimonianza)». E pensa di giocarsi il tutto per tutto. Come andrà a finire, se ci sarà un rinvio a giudizio oppure no, lo sapremo solo entro la fine del 2007. Quel che sappiamo già oggi è che difficilmente vedremo cambiare strategia ai protagonisti di questa vicenda: «Io ho scoperto una cosa che i processi non si vincono o si perdono in tribunale , ma
si vincono e si perdono fuori dal tribunale...». De Gennaro
«Nessuna pressione su Colucci»
s.pi.
Genova
«Preciso che non ho diretto, né comunicato, né indotto il Colucci in alcun modo a rivedere il contenuto della sua testimonianza imminente in alcune delle sue parti». Il 14 luglio 2007 a Genova arriva il capo dell'ufficio del gabinetto del ministero dell'Interno, Gianni De Gennaro. I pm genovesi lo convocano per interrogarlo, in quanto persona sottoposta a indagini. De Gennaro è accusato di istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell'ex questore di Genova, Colucci. L'ex capo decide di rispondere ai magistrati e si difende, negando ogni addebito. Le contestazioni dei pm si basano su intercettazioni intercorse per lo più tra Colucci e Mortola, tra Luperi e Mortola e tra Colucci e persone non identificate, nelle quali De Gennaro viene tirato in ballo. In primo luogo l'ex capo della polizia nega di aver chiamato Sgalla, sconfessando la telefonata di Colucci a Mortola nella quale l'ex questore di Genova annunciava la propria deposizione: «Il capo ha praticamente fatto marcia indietro e invece io devo rivedere un po' il discorso di quello che ho dichiarato io di Sgalla». De Gennaro risponde all'accusa, confermando quanto aveva già affermato in
precedenza: «Per quanto riguarda la circostanza dell'avviso al dottor Sgalla di recarsi presso la scuola oggetto di intervento, voglio precisare che egli dipende non dal capo della polizia bensì dal capo del dipartimento di pubblica sicurezza. Non avevo alcun motivo di dire "chiama la stampa"».
De Gennaro durante l'interrogatorio ci tiene a fare una premessa: Colucci è uno dei più importanti dirigenti della Polizia italiana, uno dei vertici amministrativi. Per questo motivo, spiega, negli ultimi sei anni i due si sono sentiti e frequentati assiduamente. Poi entrambi sono convocati a Genova, come testimoni nel processo Diaz:
«Nel corso di una breve e fugace conversazione sul dibattimento in questione ci siamo scambiati alcune impressioni su ciò che eravamo chiamati a riferire, nell'ottica di una ricostruzione dei fatti che, nel nostro auspicio, doveva avere come fine la verità». Poco dopo ricorda «di aver fatto con lui (Colucci, ndr) alcuni commenti circa la sua deposizione», ma nega di averlo ringraziato nel modo esplicito riportato da Colucci in una delle sue tante telefonate: «Posso avere espresso un generale compiacimento a commento dell'avanzamento verso una ricostruzione dei fatti improntata alla verità». Incontri ci sono stati, telefonate no; i riferimenti a De Gennaro arrivano sempre da Colucci. Per De Gennaro, però, l'ex questore di Genova «esprime sue valutazioni personali o stati d'animo».
La «prova falsa» che giustificò la Diaz, un artificiere capro espiatorio e 'inchiesta dei pm
La vendetta delle molotov scomparse
Simone Pieranni
«Quelli della Digos avevano detto "ah ce le riprendiamo"». Marcellino Melis, responsabile del nucleo artificieri della Digos genovese, mentre attende una chiamata, parla con un suo collega delle bottiglie molotov scomparse. Ricorda la loro presenza dentro un sacchetto. E conclude: «Però non lo posso dire al magistrato». E infatti Melis, ascoltato dal pool di pm che indagano, contro ignoti, sulla sparizione delle molotov della Diaz, non dice niente. Per questo, alla luce delle intercettazioni in possesso della magistratura, è l'unico iscritto nel registro degli indagati, per false dichiarazioni ai pubblici ministeri. Tutto inizia il 17 gennaio 2007: i difensori dei poliziotti a giudizio chiedono di poter vedere le famose molotov affinché siano convalidati gli eventuali riconoscimenti in aula. Le bottiglie però non si trovano più. Il presidente Barone decide che varranno i riconoscimenti fotografici, ma la tensione sale. Parte un'indagine interna alla questura di Genova, chiusa in fretta e furia in pochi giorni. De Gennaro, allora capo, manda a indagare nel capoluogo ligure Giuseppe Maddalena, dirigente di polizia e direttore interregionale per il Piemonte, Liguria e Val D'Aosta. La conclusione è tra il laconico e il fatalista: le bottiglie devono essere state distrutte per sbaglio. Viene fornita la cronistoria della loro esistenza: il 6 agosto 2001 le molotov sono repertate all'interno del fascicolo contro i 93 manifestanti pestati e poi arrestati alla Diaz; il 16 agosto le prende in consegna l'artificiere Melis e le porta in
questura: è la prassi per il materiale ritenuto potenzialmente pericoloso; il 28 agosto vengono portate alla polizia scientifica: i tecnici devono effettuare i rilievi per le impronte digitali; il 10 settembre 2001 la scientifica trasmette i rilievi a Dominici, dirigente della squadra mobile di Genova, che li invia alla Procura; tra il 9 e il 14 settembre 2001, per ordine del procuratore capo di
Genova, Francesco Lalla, presso lo stadio Carlini viene fatto brillare materiale esplodente di varia natura. Poi il nulla. Nel documento della questura genovese si lascia intendere che le due bottiglie molotov potrebbero essere state distrutte per errore, indicando il nome dell'artificiere, tale Marcellino Melis, come probabile sbadato del caso. Quest'ultimo, in realtà, nelle sue consuete relazioni sulle sue attività, annota tutto in modo molto preciso: è stato anche ascoltato nel procedimento contro i 25 manifestanti condotto dai pm Canepa e Canciani. Durante la sua deposizione Melis è stato preciso nello spiegare le procedure, la documentazione fotografica con le quali solitamente si procede alla distruzione dei reperti. Inoltre gli artificieri ricevono un indennizzo quando distruggono, previa autorizzazione, prove processuali. Nel caso delle due molotov della Diaz, invece, nessuna nota, nessuna foto e nessun indennizzo. Le bottiglie, riconosciute come prova falsa solo nel giugno 2002, quando si scoprì che anziché essere rinvenute alla Diaz erano state
ritrovate in corso Italia, risultano evaporate. Ne parla perfino l'inglese Bbc, ma il caso non si risolve. L'inchiesta interna della questura genovese risulta affrettata e allora la procura apre un fascicolo contro ignoti e comincia ad ascoltare tutti gli
artificieri, gli uomini della Digos di Genova e chiunque, anche in passato, avesse potuto avere a che fare con le bottiglie: l'ipotesi della distruzione dolosa accidentale non convince i pm. In mezzo alle intercettazioni e alle indagini sul caso ci finiscono proprio Mortola, Colucci e De Gennaro.

domenica 2 dicembre 2007

L'uma al cul per tera!










giovedì 29 novembre 2007

Parlamento pulito!


Da http://www.beppegrillo.it/condannati_parlamento.php

Basta! Parlamento pulito.

Chi è stato condannato in via definitiva non deve più sedere in Parlamento.
E se la legge lo consente, va cambiata la legge.

Migliaia di sottoscrittori dell’appello lanciato da Beppe Grillo sul blog www.beppegrillo.it chiedono che i condannati in via definitiva non possano più rappresentare i cittadini in Parlamento, a partire da quello europeo.

E' profondamente immorale che sia loro consentito di rappresentarci.

Questo è l'elenco dei nomi dei rappresentanti italiani in Parlamento, nazionale o europeo, che hanno ricevuto una condanna:

I 24 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO (Aggiornato a Ottobre 2007)

1. Berruti Massimo Maria (FI)

2. Biondi Alfredo reato poi depenalizzato (FI)

3. Bonsignore Vito (Udc - Parlamento Europeo)

4. Borghezio Mario (Lega Nord - Parlamento Europeo)

5. Bossi Umberto (Lega Nord - Parlamento Europeo)

6. Cantoni Giampiero (FI)

7. Carra Enzo (Margherita)

8. Cirino Pomicino Paolo (Democrazia Cristiana - Partito Socialista)

9. De Angelis Marcello (An)

10. D'Elia Sergio (Rosa nel Pugno)

11. Dell'Utri Marcello (FI)

12. Del Pennino Antonio (FI)

13. De Michelis Gianni (Nuovo Psi)

14. Farina Daniele (Prc)

15. Jannuzzi Lino (FI)

16. La Malfa Giorgio (Pri)

17. Maroni Roberto (Lega Nord)

18. Mauro Giovanni (FI)

19. Nania Domenico (An)

20. Patriciello Aldo (Udc)

21. Sterpa Egidio (FI)

22. Tomassini Antonio (FI)

23. Visco Vincenzo (Ds)

24. Vito Alfredo (FI)

Previti Cesare (FI) Obiettivo raggiunto


Come si può vedere c'è gente di tutti i partiti ma "inspiegabilmente", su 25, al comando con 10 uomini c'è Forza Italia (complimenti!), seguita da altri 11 di partiti di destra e 4 di partiti di sinistra.

domenica 25 novembre 2007

Il nemico dell'uomo


Il nemico numero uno dell'uomo è il male, questo è ovvio. E' realmente così ovvio? C'è chi dice che male e bene non esistono. C'è chi dice che male e bene ASSOLUTI non esistono. C'è chi crede nel male e cinicamente lo fa lo stesso, chi condanna il male e lo fa lo stesso, con autoindulgenza...
Siamo tutti cresciuti con i film americani, dove i buoni trionfano sui cattivi. Abbiamo tutti creduto, da bambini, che i politici, i poliziotti, l'esercito, il sacerdote, la maestra, mamma e papà fossero BUONI. Buoni al 100%, impeccabili, genuini. Tutti tranne gli sfortunati ai quali la crudezza della realtà si è manifestata prima del tempo.
Ma molti si ostinano a ragionare come i bambini e cioè in modo immaturo, inadatto alla realtà. In una parola in modo maligno. Forse tutti ogni tanto lo facciamo: è più comodo non esercitare il senso critico, si usano meno energie.
Il pericolo però, viene da chi, coscientemente, sa di fare il male e si autoassolve con meccanismi più o meno consci e più o meno gravemente malati.
Tutti possiamo sbagliare, io sono il primo, ma la differenza la fa il riconoscere o meno lo sbaglio.
Mi riferisco a tutti ma in particolare a chi come me è cristiano e nei confronti del bene e del male deve per definizione avere un atteggiamento molto maturo.
Non si può continuare a credere nelle favole, in chi si proclama difensore di questo e di quest'altro ma poi nella pratica fa il contrario.
Bisogna avere coraggio, tenacia e vagliare tutto con senso critico, perchè il male si insinua ovunque: tra le autorità, nelle Istituzioni, nella Chiesa, in famiglia...
La difesa a spada tratta di qualsiasi entità umana è un gravissimo errore.

Giustizia alle corde

Lo si sapeva, per andare al Governo occorreva portarsi dietro mafiosi e altra gente poco raccomandabile.
C'è chi si è rifiutato di votare ma non penso ke sia utile. Mi piacerebbe, in questo momento che cittadini di destra e sinistra, di sopra di sotto, dentro e fuori si unissero come stanno facendo e hanno fatto, per scopi deprecabili, i tifosi di Lazio e Roma contro la polizia. Per dire basta a questa politica da paese delle banane, basta ingiustizie, basta ladri, basta schifezze di ogni tipo.

sabato 24 novembre 2007

Le ingiustizie continuano


Dal sito "Comitato verità e giustizia per Genova"

22.11.07
UN'ALTRA BASTONATURA

Siamo senza parole. La promozione di uno dei dirigenti imputati al processo Diaz - Giovanni Luperi, nominato capo del Dipartimento analisi dell'ex Sisde - è un nuovo insulto all'etica costituzionale, una nuova bastonatura per chi fu vittima delle violenze e degli abusi nella "famigerata "notte dei manganelli", definita a suo tempo "una notte cilena" dall'attuale ministro degli Esteri.La sospensione dello stato di diritto avvenuta a Genova nel luglio 2001 non ha portato a scelte serie e forti in difesa delle garanzie costituzionali. Né il governo del tempo, né quello attuale hanno chiesto scusa alle vittime, sospeso i dirigenti implicati, promosso una commissione parlamentare d'inchiesta, come dovrebbe avvenire in un paese democratico, fedele alla lettera e allo spirito della Costituzione. Si è legittimato l'operato delle forze di polizia, protagoniste di ripetute violazioni dei diritti umani e civili. La partecipazione al sanguinoso blitz alla Diaz, che ha macchiato in modo indelebile l'immagine della polizia di stato, sembra aver favorito le carriere dei dirigenti rinviati a giudizio. I cinque-sei imputati di grado più alto sono stati tutti promossi. La nomina dell'imputato Luperi a un ruolo così delicato nell'ambito dei servizi segreti è una triste e preoccupante conferma dell'incapacità del potere politico di garantire e difendere i diritti democratici di tanti cittadini umiliati nelle strade, nelle scuole e nelle caserme di Genova durante il G8 del 2001.

Genova, 22 novembre 2007

Lorenzo Guadagnucci 3803906573
Enrica Bartesaghi 3347271381

Per non dimenticare: lettera di un gen* (Genova 2001)






Conosco bene i "gen", ovvero i ragazzi del Movimento dei Focolari, lo son stato anch'io. Per questo pubblico volentieri la lettera di uno di loro, che ci ricorda con rammarico una parentesi molto triste della storia italiana recente.
Fini aveva dichiarato:"A genova voglio il pugno di ferro". E così fu...


"Così ricevo e così inoltro.
come spunto di riflessione e senza polemiche.
per chi ha avuto la sfortuna di vivere quei giorni, come me e Sara, ma almeno ha la fortuna di saper davvero quello che è successo. e chissà se è davvero una fortuna.
e per chi non c'era e necessita di una testimonianza di quei giorni terribili.
per non dimenticare. in un paese il nostro che dimentica presto, riflette poco, non s'indigna mai abbastanza, dove i soprusi sono all'ordine del giorno così come le conseguenti impunità.
perchè quei giorni, e a livello globale poi quello che accadde altrove un paio di mesi dopo, hanno segnato una forte frenata alle spinte di cambiamento verso un'italia e un mondo migliore, di pace, sviluppo e cooperazione che si potevano sognare con la fine dei blocchi contrapposti.
bisogna continuare, nonostante le amarezze, nonostante tutto.
andrea

> Mia figlia Sara è stata indagata (insieme ai 93 della Diaz) a partire dal 21
> luglio del 2001 e fino al mese di Febbraio del 2004 per associazione a
> delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio. Lo stesso reato per
> il quale oggi a Genova sono stati chiesti 224 anni e mezzo di carcere nel
> processo in corso a carico di 25 manifestanti.
>
> Se non si fossero trovate le prove del falso accoltellamento, delle false
> molotov (poi scomparse) della falsa sassaiola, dei falsi picconi, forse oggi
> Sara e i 93 della Diaz sarebbero insieme ai 25 manifestanti.
>
> Sono davvero sconcertata per l'evidente uso di due pesi e due misure, da una
> parte 224 anni e mezzo di carcere per 25 manifestanti accusati (come lo sono
> stati a lungo i 93 della Diaz) di far parte del black-bloc, dall'altra
> nessun indagato per il massacro alla Diaz. Perché non è stato possibile, non
> si è voluto, trovare coloro che fisicamente hanno ridotto in fin di vita
> almeno tre persone, ferito oltre 80 dei manifestanti presenti nella scuola.
> Non erano riconoscibili perché travisati, ci è stato detto.
>
> Gli imputati sono quelli che hanno firmato il verbale di perquisizione, uno
> dei quali rimasto sconosciuto, quelli che hanno partecipato alla costruzione
> dei falsi, loro non rischiano niente. Nessuno di loro è stato sospeso, molti
> promossi, insieme ai responsabili delle torture a Bolzaneto. La prescrizione
> si avvicina, l'indulto aiuta, nessuna pena verrà da loro scontata per aver
> rovinato la vita a 93 persone alla Diaz e ad oltre 200 a Bolzaneto.
>
> Nessuno è indagato per le violenze consumate nella caserma di Forte San
> Giuliano, nessuno per le violenze perpetrate nelle strade e nelle piazze e
> documentate dalle migliaia di testimonianze video che tutti noi abbiamo
> visto. Nessuno per la morte di Carlo Giuliani.
>
> Quale messaggio dietro a questa evidente disparità di trattamento? Che
> sfasciare una vetrina o un bancomat, aver partecipato ad un corteo
> autorizzato ed illegalmente e ripetutamente attaccato come in via Tolemaide,
> può costare una decina di anni di galera, mentre l'aver sparato ad altezza
> d'uomo, l'aver massacrato o torturato centinaia di persone si risolverà con
> un nulla di fatto?
>
> Se le richieste dei PM verranno accolte avremo 25 persone che pagheranno con
> anni di galera le colpe di tutti quelli che hanno permesso, voluto, che le
> manifestazioni anti-G8 del luglio del 2001 si trasformassero in una trappola
> per centinaia di migliaia di manifestanti.
>
> Chi avrebbe dovuto tutelare il diritto a manifestare si è rivelato incapace
> di gestire l'ordine pubblico ed ha permesso, autorizzato la più grande
> violazione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra, come
> denunciato da Amnesty International.
>
> Enrica

Collegamenti:
http://www.youtube.com/watch?v=T89vCb1a71g
http://g82001.altervista.org/testimonianze20.htm
http://isole.ecn.org/filiarmonici/genova-2001-episodi.html
http://www.pressante.com/index.php?option=com_content&task=view&id=536&Itemid=32
http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova#L.27assalto_alla_scuola_Diaz

domenica 11 novembre 2007

Per non dimenticare: Indro Montanelli.


Leggendo le biografie di Enzo Biagi ho letto dell'amicizia e della stima reciproca tra questi e Indro Montanelli. Per quanto le sue posizioni politiche non siano molto vicine alle mie, non posso che ammirare la lealtà, la lucidità e la bravura del giornalista scomparso qualche anno fa e del quale propongo la lettura della sua biografia.
http://it.wikipedia.org/wiki/Indro_Montanelli


Un estratto dall'articolo:
"...Negli ultimi suoi anni Montanelli si distinse per la posizione profondamente critica assunta nei confronti del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, il suo ex editore, ritenuto gravemente antidemocratico, propenso alla menzogna, autore di un progetto politico che, diversamente da come veniva descritto, con la destra non aveva niente a che fare. Intendeva mettere in guardia gli italiani, ricordando la pericolosità di un nuovo "uomo della provvidenza" capace di risolvere tutti i problemi, facendo notare, riferendosi a Benito Mussolini, che ne aveva già conosciuto uno in passato e che gli era bastato."

mercoledì 7 novembre 2007

2 grandi in più in Paradiso



A distanza di pochi giorni ci hanno lasciato 2 grandi personaggi di questo tempo: Don Benzi ed Enzo Biagi. Entrambi, nella propria sfera di attività, ci hanno dato un esempio stupendo di umanità e di amore per la giustizia. Per quanto sia giovane, ho avuto modo di conoscerli quando ancora erano in piena attività. Don Benzi ha dato la vita per Gesù, il Gesù degli ulltimi, degli emarginati, degli oppressi. Non si è mai risparmiato, sacrificando addirittura il sonno per essere di aiuto a chi glielo chiedeva.
Enzo Biagi mi ha sempre comunicato serietà, bontà, rettitudine, ironia.
3 articoli che consiglio di leggere:

www.apg23.org

http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Biagi

http://www.green-coop.ch/enzo.biagi/index.html

giovedì 1 novembre 2007

Per non dimenticare: la serietà (e la coerenza) prima di tutto...


"Bossi parla come un ubriaco da bar" (Silvio Berlusconi, 15 agosto 1994).
"Bossi è un Giuda, un ladro di voti, un ricettatore, truffatore, traditore, speculatore" (Silvio Berlusconi, 21 dicembre 1994).
"Bossi è un dissociato mentale" (Silvio Berlusconi, 25 febbraio 1995).
"Bossi è un folle che fa dichiarazioni folli. Sembra che sia normale, invece è completamente folle" (Silvio Berlusconi, Ansa, 20 luglio 1995).

* * *

"Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E' una costola del vecchio regime. E' il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre la Lega faceva cadere il regime, lui stava nel Mulino Bianco, col parrucchino e la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma non l'avete visto, oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre?"


"Berlusconi è bollito. E' un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio asservito all'Ulivo, segue anche lui l'esercito di Franceschiello dietro il caporale D'Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti. La trattativa Lega-Forza Italia se l'è inventata lui, poveraccio. Il partito di Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la bistecca e la Lega il pestacarne."

"Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio."

"Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C'è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga. A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi è riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c'erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra."

"Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l'ho abbattuto."

"Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano."

"Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord."

"Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che 'pecunia non olet'. C'è denaro buono che ha odore di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore."

"Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse: "Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e mandammo indietro il maleficio al mago. Non c'è marchingegno stregato che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell'Utri, inquisito per mafia."

"La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera! Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi."

"Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?"

"Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che va tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte."

"Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa che con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che avrei fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c'è villa, non c'è regalo, non c'è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano due secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati, quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all'inglese e scaraventano tutto nel Lambro."

"Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma."

"Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade in nessuna parte del mondo. E' ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo votate, quello vi porta via anche i paracarri."

"Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi."

"Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come l'arcorista è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all'Inferno, perché quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui."

(le frasi contenute nel testo sono state pronunciate testualmente da Umberto Bossi fra il 1994 e il 1999, cioè durante le tensioni del primo governo Berlusconi, dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi nel dicembre 1994 e prima della loro riappacificazione alla fine del 1999. Le date esatte delle dichiarazioni, tratte da giornali quotidiani e agenzie di stampa, sono le seguenti: 1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994; 1,12,17 giugno 1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre 1994; 6,20,23 dicembre 1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile 1995; 10 giugno 1995; 29 luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto 1997; 18 giugno 1998; 22 luglio 1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre 1998; 24 febbraio 1999; 13 aprile 1999; 10 settembre 1999; 19 ottobre 1999)

mercoledì 31 ottobre 2007

Vita e "opere" di Marcello Dell'Utri


Leggo e incollo qui sotto il link all'agghicciante biografia di un uomo che come il Cavaliere dovrebbe essere in carcere e invece è SENATORE DELLA REPUBBLICA!! Un mafioso che ha conosciuto Berlusconi (stando alle sue parole, a quanto pare però false, vedi commenti) nell'ambito... dell'Opus Dei!! Agghiacciante...

Marcello Dell'Utri - Wikipedia


Marco Travaglio: la vera storia di Berlusconi e Dell'Utri

La paura non è una virtù cristiana


La scorsa domenica martiri cristiani della guerra civile spagnola sono stati beatificati da Benedetto XVI. Persone che hanno dato la loro vita per la fede. Per non rinnegarla, come avrebbero voluto i loro carnefici. Alcune persone hanno protestato in modo incivile e questo è un gesto veramente triste. Ma perchè, allora come oggi, ci sono persone così ostili alla Chiesa? Troppo semplice e banale accusare costoro di essere posseduti da Satana o di essere dalla parte del torto e basta. Sarebbe più utile chiedersi PERCHE' succedono questi fatti, non in chiave mistico-religiosa, ma piuttosto storico-sociale. Secondo me si capirebbe che è la paura che ha portato molti cristiani, il secolo scorso, ad appoggiare i regimi fascisti e nazisti. Una scelta che inevitabilmente scatenò, allora come oggi, tristi conseguenze*.

*La stragrande maggioranza della Chiesa cattolica salutò la vittoria di Franco come un provvidenziale intervento divino nella storia di Spagna. Nel suo radiomessaggio del 16 aprile 1939, Con inmenso gozo, il papa Pio XII parlò di una vera e propria vittoria "contro i nemici di Gesù Cristo".

Robert Fisk: Even I question the 'truth' about 9/11


news.independent.co.uk

(traduzione in italiano)


[Robert FISK

Nato e cresciuto in Inghilterra, vive attualmente a Beirut. Possiede il titolo di Ph. D. in Scienze Politiche rilasciato dal Trinity College di Dublino ed ha ricevuto la laurea H.C. in Giornalismo dall'Università di Lancaster. Dal 1971 al 1975 è stato il corrispondente del Times a Belfast.
Dal 1976 in poi è stato corrispondente dal Medio Oriente, attualmente per The Independent, quotidiano londinese. Nei suoi reportage da questa regione ha documentato l'invasione del Libano da parte di Israele (1978-82), la rivoluzione in Iran (1979), la guerra tra Iran e Iraq (1980-88), l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1980), la guerra del Golfo (1991), la guerra in Bosnia (1992-96) e il conflitto in Algeria (dal 1992 in poi).
Per la sua attività ha ricevuto i seguenti riconoscimenti:

* "Overall Media Award" di Amnesty International nel 1998
* "British International Journalist of the Year Award" (7 volte, l'ultima nel 1996)
* il premio "Johns Hopkins SIAS-CIBA" per il giornalismo internazionale nel 1996
* "United Nations Press Award" nel 1986]

sabato 27 ottobre 2007

I Simpson, Gramsci e...


L'altro giorno stavo guardando i Simpson, così per farmi due risate. In effetti le prime tre/quattro battute mi hanno fatto ridere. Poi sempre meno. A forza di vedere i Simpson mi chiedo: c'è qualcosa che si salva nel loro pazzo mondo? C'è qualcosa che sfugge alla falce della loro incalzante ironia? C'è un messaggio, anche nascosto, positivo che ti rimane alla fine della puntata? Tutto è massacrato, tutto ridicolizzato, tutto banalizzato. Tutto. Non ci sono ideali, ma che dico ideali, non c'è un personaggio che si impegni per qualcosa di minimamente sensato, di buono, di costruttivo, sono tutti schiavi degli istinti. Ok, abbiamo di fonte una satira della società americana, quella che potrebbe essere tra qualche anno quella italiana. Di fronte a questo, non so perchè ma mi vengono in mente le parole di Gramsci, un personaggio che ha vissuto lo scorso secolo spendendosi per la propria gente, per quello che pensava essere il bene della sua società. Scrisse contro gli indifferenti, il "peso morto della storia" che "opera potentemente nella storia".
Anche se non si condivide tutto ciò che dice, secondo me è sicuramente apprezzabile il suo impegno, il suo vivere per degli ideali.
Accostati a lui, i Simpson fanno un po' pena... Sembrano proprio il risultato di una società in cui la figura paterna è vuota, ridicola, deresponsabilizzata. Questo purtroppo è profondamente vero. Ma andrebbero ricercate le cause e, forse, si scoprirebbe che a mancare, in fondo, è un Padre con la "P" maiuscola, che ora, probabilmente, guardando i Simpson, scuote sconsolato la testa.

mercoledì 24 ottobre 2007

mercoledì 17 ottobre 2007

Una bella notizia!!!


Ricordate l'intervista di Luttazzi a Travaglio durante la trasmissione Satyricon e il libro di Travaglio sulla vita di Berlusconi "L'odore dei soldi"? Il Cavaliere denunciò entrambe le iniziative dicendo che si trattava di contenuti falsi, diffamatori...
La Corte ha dato ragione a Travaglio in quanto si tratta di fatti "incontestati nella loro oggettività".
Guadare per credere!!
1 e 2.

domenica 14 ottobre 2007

Destra o sinistra, c'è solo da piangere (e tanto...)


Chi ha visto la puntata di questa sera di Report forse avrà come me voglia di prendere il fucile in mano e iniziare una rivoluzione, di quelle in grande stile, come la francese di fine '700. Radere al suolo una classe sociale, una classe politica, che adesso come allora si sollazza sul sangue di tanti altri.
Ma le rivoluzioni, almeno di quel tipo, non sono esattamente quanto predicato dalla buona novella... D'altronde nemmeno Gesù era venuto a mettere fine in modo diretto alla dominazione straniera. E questa, tutto sommato, è veramente una buona notizia, perchè dover morire come martire, in fondo ne farei volentieri a meno.
Nel Vangelo si parla di inferno, che è un concetto piuttosto forte; ogni tanto mi chiedo chi, oltre ai vari Hitler, Mussolini, Pinochez...sarà condannato a passare il resto dell'eternità lì dentro, tra fuoco e fiamme.
Adesso capisco: sono proprio loro, quelli che ora si stanno godendo la vita sul sangue di molti altri. E non penso che a Dio interessi una cippa se si professano credenti o meno, perchè i fatti contano, non le belle parole.
Quali i contenuti della puntata di Report di questa sera, che così tanto mi hanno fatto arrabbiare? Probabilmente nulla di molto peggio di quanto già si conosce sulle malefatte di politici e cercatori di affari: se volete approfondire guardate qui.

sabato 6 ottobre 2007

Sempre meglio! (Bush e la sanità)


Dal "Corriere della sera" - 07/10/07

"L'appello del piccolo Graeme Frost, che venerdì corso lo aveva pregato di non farlo, è stato inutile. George Bush ha negato ieri l'assistenza medica gratuita a quasi quattro milioni di bambini americani, le cui famiglie non sono in grado di pagare le costose polizze assicurative private. Il presidente ha posto il veto sullo State Children's Health Insurance Program o Schip, il piano che dà la copertura sanitaria pubblica ai figli di coppie a basso reddito, approvato al Congresso con ampia maggioranza bipartisan.
È una scelta politica molto azzardata, che rischia di isolare ulteriormente il capo della Casa Bianca. Lo Schip è infatti un programma molto popolare, appoggiato da uno schieramento trasversale, che vede insieme democratici, repubblicani moderati, industria farmaceutica e perfino le Chiese cristiane. In vigore da 5 anni, finanziato con 25 miliardi di dollari, esso ha garantito cure gratuite a 6,6 milioni di bambini, figli di famiglie non abbastanza povere da poter accedere al Medicaid, il programma federale di assistenza medica per i poverissimi, ma comunque non in grado di pag arsi una mutua privata.(...)
Anticipato da settimane, il no di Bush ha motivazioni politiche e ideologiche: il presidente insiste sulla disciplina finanziaria per riportare sotto controllo il bilancio, anche se poi chiede contemporaneamente altri 42 miliardi di dollari per la guerra in Iraq.(...)
Ma la reazione democratica è stata durissima. «Oggi — ha detto il senatore Ted Kennedy, che guida la Commissione per la Sanità — abbiamo appreso che un presidente pronto a gettar via 700 miliardi di dollari in Iraq, non è disposto a spendere una piccola frazione di quella somma per dare l'assistenza medica ai bambini americani». Secondo Harry Reid, capo della maggioranza al Senato, «il veto dimostra quanto Bush sia ormai disconnesso dalle vere priorità del Paese». Ma voci critiche si sono levate anche dalle file repubblicane: «Spero che l'Amministrazione non intenda affrontare il popolo americano, aprendo il portafogli sulla guerra e dicendo ai bambini senza assistenza medica di andare a farsi benedire », ha ammonito il deputato della Louisiana, Jim McCrery.

mercoledì 3 ottobre 2007

Il pericolo dei Neo-con

"I Neo-Con – Il movimento dei nuovi Conservatori Nazionalisti – Il progetto per il Nuovo Secolo Americano" (da Megachip - Democrazia nella comunicazione)

Quando Bush entrò in carica nel 2000, portò con sé il suo vice, Dick Cheney, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ed il Segretario Deputato per la Difesa Paul Wolfowitz. Tutti avevano precedentemente lavorato per le amministrazioni di Ronald Reagan e George H. W.Bush. Paul Wolfowitz, in particolare, era da molti indicato come la forza intellettuale dietro ad un movimento radicale neoconservativo del Partito Repubblicano.

Per anni Wolfowitz aveva fomentato l'idea che gli USA dovessero rivedere gli impegni presi in base ad accordi e leggi internazionali e con organizzazioni multilaterali come le Nazioni Unite. Un piano radicale per la dominazione militare da parte degli USA fu avanzato durante l'amministrazione di G.H. W.Bush.

Nel 1992, a Paul Wolfowitz che lavorava per il Dipartimento della Difesa fu chiesto di stendere la prima bozza di una nuova strategia per la sicurezza nazionale, la Guida alla Difesa. Gli elementi più controversi di quella che sarebbe stata conosciuta come Dottrina Wolfowitz prevedevano che gli Stati Uniti aumentassero sensibilmente la spesa per la Difesa fossero aperti ad azioni militari preventive, e disposti ad usare la forza militare unilateralmente con o senza alleati. Questa nuova importanza data alla forza militare serviva, secondo Wolfowitz, a prevenire l'emergere di futuri o potenziali rivali del potere americano e per assicurare accesso a risorse vitali, come il greggio nel Golfo.

Trovandosi senza potere durante la presidenza Clinton , Wolfowitz e colleghi entrarono a far parte di alcuni importanti movimenti di pensiero conservativi. Nel 2000, stilarono un'altra strategia per la sicurezza nazionale, pubblicata da un movimento di destra e chiamata Progetto per il Nuovo Secolo Americano. Alla base, questo riproponeva la Dottrina di Wolfowitz. Sollecitava gli USA ad aumentare il budget militare fino a 1 00 miliardi di dollari, di negare ad altre nazioni l'uso dello spazio e di adottare una politica estera più aggressiva e unilaterale che permettesse al paese di attaccare preventivamente nel mondo. Eliminare paesi come l'Iraq faceva parte di questo grande progetto.

Ma persino questi ultraconservatori sapevano che la dottrina Wolfowitz era troppo radicale per ottenere l'appoggio dell'establishment della politica estera, del Partito Repubblicano e degli americani. Nel loro documento scritto nel settembre del 2000 un anno prima dell'11/9, ammettono che il processo per cambiare anche se porta cambiamenti radicali, è sempre molto lungo. “A meno che” queste le loro agghiaccianti parole, “non ci sia un altro evento catastrofico e catalizzante come Pearl Harbour.” Un anno dopo quell'evento arrivò.

Vedi anche: I "Neocons" - Luogocomune.net

Allegati:
PNAC - Rebuilding America's defenses [PDF]
I piani Northwoods [PDF]

Scarica il video:

I NEOCONS [Rar/DivX - 55Mb - 13'06'']

Tratto dalla "Prima conferenza internazionale del movimento di inchiesta italiano sugli eventi dell'11 settembre 2001": di ESTREMO INTERESSE!

giovedì 27 settembre 2007

Bush e i monaci buddisti


Da Wikipedia

"Secondo l'associazione, principalmente finanziata dal governo statunitense, Freedom House, al 2006 ben 45 Paesi del mondo sono not free, ossia dittature, su un totale di 193. La tendenza, tuttavia, è negli anni una costante democratizzazione. Regimi dittatoriali restano prevalenti nell'area dell'ex URSS (7 su 28), in Medio Oriente (11 su 18), in Africa (15 su 48), in Cina e nei Paesi limitrofi (11 su 39). Oggi l'Europa, l'America Settentrionale, l'America meridionale e l'Oceania sono continenti quasi privi di regimi dittatoriali (unica eccezione Cuba)".


Quando mister Bush, dopo aver invaso illegittimamente l'Iraq, buttato un po' di tonnellate di bombe, sterminato "per sbaglio" un po' di migliaia di iracheni, ha dovuto svelare che non c'erano i presupposti per fare tutto questo, ha giustificato la sua azione dicendo qualcosa del tipo: "comunque in Iraq c'era una dittatura che andava tolta".
A parte il fatto che Saddam regnava indisturbato da un bel po' di anni e l'embargo serviva soltanto a punire una popolazione innocente. A parte il fatto che quello che ha fatto e sta facendo è altamente discutibile.
A parte a parte altre mille considerazioni che non c'è spazio e tempo di elencare.
45 paesi al mondo sono not free.
45 paesi al mondo sono NOT FREE.
Perchè mister Bush non si interessa di questi paesi? Perchè non interviene?
Forse perchè non ci sono ALTRI interessi?
I veri eroi di questi giorni sono i monaci buddisti che stanno donando la loro vita per i loro amici. Proprio come Gesù ci ha insegnato.

domenica 23 settembre 2007

Ideologie


Può succedere di tutto su questa terra, terremoti, maremoti, guerre nucleari, stermini, olocausti...Ma tutto è relativo: è minimo, è massimo, è grave, è ininfluente, è stupendo, è banale a seconda di ciò che l'ideologia comanda di dire. E di pensare.
Che tristezza... Iracheni vengono torturati da soldati americani. Forse solo parte di essi si comporta in questo modo. Ma se leggi Readers's Digest (la rivista più letta al mondo) i marines sono degli eroi che si spendono per il bene, con "Bravery.Compassion.Rage.Fear.Exhaustion.Grief.Relief.Resolve.And Faith.". Addirittura con fede. L'altra faccia della medaglia non esiste.
La verità forse non sta tutta intera da una parte ma è difficile dialogare con chi non si mette minimamente in discussione.
Ad esempio, l'ambiente è un tema che sta diventando di sinistra, perchè i verdi-comunisti sono più numerosi dei verdi verdi-con l'orso che ride (che cacchio si ride poi???)? O per qualke altro arcano motivo? Forse perchè a chi guarda unicamente il profitto dell'ambiente non gliene frega niente? Non mi pronuncio,ognuno pensi quello che vuole. Quando però un quotidiano come Avvenire dice determinate cose, a meno che pure i vescovi non abbiano preso una deriva "rossa", conviene fermarsi un attimo e pensare. La realtà è oggettiva o frutto dei nostri pensieri, come diceva qualke strafumato filosofo?

(Avvenire - 4 agosto 2007)
L'intervista - Il meteorologo Caroselli: «Tra le aree a rischio le isole e le zone costiere. Bisogna investire nelle energie rinnovabili»

«Il surriscaldamento causerà danni sempre maggiori»


Di Paolo M. Alfieri

«Tra le conseguenze del cambiamento climatico c'è anche sicuramente l'intensificazione dei fenomeni atmosferici. Non è un caso che le trombe d'aria, i cicloni tropicali, i tornado, e più in generale le precipitazioni, siano non solo sempre più frequenti ma anche molto più distruttive. Le intense piogge monsoniche che negli ultimi giorni si sono abbattute su India, Nepal e Bangladesh sono legate a questo processo in atto». A parlare è l'esperto meteorologo Guido Caroselli, che non nasconde la sua preoccupazione per le tendenze atmosferiche degli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda il riscaldamento dell'atmosfera.
L'aumento dei danni ambientali e umani è dunque una conseguenza del cambiamento climatico?
Sì, il riscaldamento del pianeta intensifica i fenomeni atmosferici perché conferisce loro più energia. In altri termini non siamo davanti soltanto a un innalzamento delle temperature, ma anche, per un principio della termodinamica, ad un aumento dell'energia sprigionata.
Quali sono le zone più a rischio del pianeta?
Innanzitutto le piccole isole, i cosiddetti «paradisi delle vacanze». Lo scioglimento dei ghiacciai da una parte, e la dilatazione dell'acqua stessa, dovuta al riscaldamento, provocano infatti l'innalzamento del livello del mare. Rischiano poi tante zone costiere, anche nel nostro Mar Mediterraneo. Città come Venezia e Alessandria d'Egitto, o dall'altra parte del mondo Miami, in Florida, rischiano di essere sommerse. Ciò non avverrà dal giorno alla notte, come si vede ogni tanto nei film catastrofici, ma in modo graduale.
Alcuni segnali preoccupanti del cambiamento climatico, comunque, sono visibili già adesso...
Sì, basti pensare, ad esempio, alla grande ondata di caldo che nel 2003 ha investito l'Europa, uccidendo migliaia di persone. O, l'anno prima, alle inondazioni subite da città come Praga e Dresda.
C'è ancora chi dice, però, che in realtà siamo davanti a semplici fenomeni naturali…
Coloro che mantengono queste posizioni o sono in buona fede, ma magari mentalmente pigri, oppure, non esito a dirlo, sono a libro paga di lobby legate alle fonti energetiche tradizionali, come quella del petrolio. Nel cambiamento climatico influiscono molto le cause antropiche, dovute cioè all'azione dell'uomo, innanzitutto proprio l'inquinamento dovuto alle emissioni dei gas prodotti dalla combustione dei fossili.
Bisogna invece cambiare decisamente rotta, e subito.
Quali sono le alternative?
Ci sono due strade. La prima, molto discussa, è il nucleare, che porta con sé però il problema delle scorie radioattive e della possibilità, anche se remota, di disastrosi incidenti nucleari. L'altra opzione è quella delle energie rinnovabili, come ad esempio il solare e l'eolico. Molti obiettano che per le rinnovabili sono necessari investimenti gravosi. E però vale la pena spenderli, questi soldi, per avere un domani dei risultati. Tra l'altro per l'Italia, ad esempio, investire in questo campo significherebbe anche aprire nuove prospettive occupazionali per i giovani, che verrebbero direttamente impegnati nella conservazione dell'ambiente e del territorio in cui vivono.

martedì 11 settembre 2007

V-day


Ero in vacanza a prendere il sole e purtroppo ho mancato al V-day.
Un certo topozozo scrive: "Non vorrei diventare monotono, ma ieri sera il TG1 mi è sembrato davvero preoccupante.
Per tutto il giornale ha regnato un ostinato silenzio sul V-day di Beppe Grillo, a parte qualche inevitabile riflesso nelle recenti dichiarazioni di alcuni politici (tra cui quelle di Casini e Bertinotti, peraltro riferite dalla conduttrice).
Mi sembra quasi grottesco che il primo telegiornale nazionale ignori deliberatamente quello che, nel bene o nel male, è stato un evento di rilievo accaduto nel panorama politico-sociale italiano. E dire che il TG1, come tanti altri notiziari, è sempre pronto a nutrirsi di qualsiasi fatterello, anche il più insignificante.
Tanto per fare un esempio, sempre nell'edizione delle 20 di ieri un servizio si è occupato dei risultati di un sondaggio sulle 50 automobili più brutte del mondo. In altre parole, un giornalista ha imbastito un intero servizio su una banalissima notiziola pescata in rete, rivestendola poi con qualche immagine di repertorio e parlandoci sopra con inconsistente ironia. Un approccio discutibile all'informazione, peccato che su RaiUno questo capiti quasi ogni giorno. Probabilmente è questo il Servizio Pubblico 2.0 secondo Riotta.
Come se non bastasse, nella stessa edizione è stato propinato ai telespettatori un servizio sul testamento di Pavarotti e sulla conseguente spartizione del patrimonio, con tanto di previsioni su imminenti guerre tra eredi e lezioncina di un notaio sui meccanismi che regolano la successione. L'ennesimo esempio di buon gusto e serietà giornalistica.
Forse si stava meglio ai tempi di Mimun, in ogni caso urge correre ai ripari: nei prossimi giorni raccomando astinenza completa dal TG1 e consiglio frequenti approvvigionamenti presso fonti informative diverse, pulite, magari scomode, possibilmente indipendenti."

Come dargli torto?
Se non siete mai stati, o se ve lo siete dimenticato, il sito (blog) di Beppe Grillo è raggiungibile qui.

domenica 2 settembre 2007

Dal Vangelo secondo Right


Ed ecco che un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova, e gli disse: «Maestro, che devo fare per ereditar la vita eterna?» Gesù gli disse: «Nella legge che cosa sta scritto? Come leggi?» Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso». Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa' questo, e vivrai». Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?» Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s'imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso passava di lì un milanese, ariano, cattolico, diretto a Gerico per affari. Vedutolo, subito pensò: "Ma chi è sto barbone che insudicia la strada e stà lì a poltrire anzichè andare a lavurà? Sicuramente avrà passato la nottata a sbronzarsi e ora non ce la fa nemmeno ad alzarsi. Chiamo subito la polizia!". Ma la polizia era giustamente impegnata a fare multe a cammelli in divieto di sosta e non arrivò mai... Passò di lì un cipriota (??) che, vedendo il pover'uomo a terra non in grado di reagire, ne approfittò per rubargli l'orologio. Poi scappò di corsa alla velocità della luce. Passò di lì un uomo perbene, che conosceva a memoria la Bibbia, la filosofia di Platone, di Socrate e di Aristotele, nonchè la Divina Commedia di Dante. Veduto l'uomo, ancora a terra immobile, non capiva se era ancora vivo o meno. Lo tastò quindi con li suo bastone, con l'aria un po' schifata. Gli disse:"Ascolta, io non so cosa ti sia successo, ma credo che sia affar tuo se ora ti trovi nei guai. Io ho un'assicurazione sulla vita e prego sempre il buon Dio affinchè mi protegga da ogni male. Evidentemente tu non fai altrettanto, quindi, mi dispiace dirtelo ma io non posso fare nulla per te. E poi mi chiedo, perchè mai dovrei? Io, se ho un problema, me lo risolvo da solo! Se ognuno facesse così, non ci sarebbero problemi, no? Quindi datti una mossa e soprattutto, vai a confessare i tuoi peccati!". E lasciatolo lì, agonizzante, proseguì la sua passeggiata per i luoghi sacri mediorentali.
Infine passò per quella stada un cubano: non era un commerciante nè un turista, per cui si può dedurre che fosse un fancazzista. Veduto l'uomo a terra, ormai quasi morto, si precipitò per soccorrerlo. Avvicinatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: "Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno". Quale di questi quattro ti pare essere stato il prossimo di colui che s'imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «sicuramente il milanese o l'uomo perbene, in quanto erano persone che lavoravano, che si dichiaravano credenti e che si facevano gli affari loro». Gesù gli disse: «Va', e fa' anche tu le stesse cose».


Non so voi ma io, nel mio Vangelo, ho letto un'altra versione...che trovate qui!

sabato 1 settembre 2007

Sanità, razionalità, io e noi


Bello. Veramente bello l'ultimo film di Moore che ancora una volta opera la sua missione di "staccafettediprosciutto" dagli occhi di molti ingenui, menefreghisti, eccetera eccetera. Più che altro regala un po' di interessanti informazioni a chi le desidera, perchè il vero taget di questi film continua a improsciuttarsi gli occhi e a fare la vita individualista di sempre. Da buon americano che è, il buon Moore non può fare a meno che condire i fatti con alcune inesattezze e distorsioni a suo favore, che sinceramente mi danno un po' fastidio ma nel complesso i suoi mockumentary sono interessanti e veritieri più che a sufficienza.
A Torino lo danno al Pathè, all'Eliseo, al Massimo, al Reposi.
Andatelo a vedere!!!!

TELECAMERE


Voglio le telecamere. Ovunque!! Non ne posso più di sperimentare sulla mia pelle o sentir parlare di:


  • auto rubate

  • autoradio rubate

  • navigatori rubati

  • parabrezza sfondati

  • moto rubate

  • valigie rubate

  • donne violentate

  • portafogli rubati

  • gente aggredita

  • pusher che spacciano tranquillamente

  • vecchiette scippate

  • muri imbrattati

  • teppismo

  • vandalismo

  • chi più ne ha più ne metta...


Cavolo, la soluzione c'è! Telecamere ovunque. Chissenefrega della privacy, ma vi sembra che sia meglio continuare a subire quanto sopra elencato per un po' di privacy che viene a mancare??
Chiamparino fortunatamente l'ha capito e si sta muovendo per installare qualche telecamera in centro. Meglio di nulla e..speriamo che si vada avanti in questa direzione. Grande Chiampa!

Rapporti d'amore..o di forza?


Quando ero piccolo pensavo che un uomo ed una donna un giorno si incontrssero, si innamorassero, poi si spossassero e stessero tutta la vita insieme. ('mazza quanti congiuntivi).
Poi mi sono accorto che certe coppie si lasciano... E ho capito che non tutto "è per sempre". Ma non avevo ancora colto certe dinamiche tanto perverse quanto diffuse.
E' successo quando ho visto che spesso la ricerca dell'altro corrisponde ad un bisogno da soddisfare, simile al cibo o al sonno. Sento di molte coppie il cui rapporto ha queste premesse: dal non essere soli al mero desiderio d'affetto, di sesso, alla volontà di potenza. Quando si entra dalla porta sbagliata può succedere veramente di tutto. Tutto il peggio! Coppie che ad un certo punto si ricattano, aspettano il passo falso, la debolezza, l'errore del partner per metterlo in scacco o per trovare un pretesto, una giustificazione per tradirlo, trattarlo male, rinfacciargli e rivangare macerie ormai sepolte... Gente che indaga sul passato della sua "dolce metà" - spesso davanti a lui/lei mostra sorrisi e dolci parole - per capire se è stato lasciato o ha preso lui l'iniziativa, per fare poi ragionamenti del tipo "prima che mi freghi lui/lei lo frego io"! Coppie che sanno già dall'inizio che non avranno un futuro stanno insieme ma allo stesso tempo guardano e coltivano relazioni parallele come potrebbe fare un agente di commercio con potenziali clienti. E un bel giorno salutano l'altro con estrema "tranquillità" e spietatezza, chiedendosi perchè il/la malcapitato/a ci possa stare male. E magari sul serio non capiscono! Non è sempre cinismo estremo, spesso è egoismo spinto all'ennesima potenza, che acceca completamente l'animo e la ragione.
Ho raccontato casi estremi ma dai rischi nessuno è esente. Ma ci si chiede perchè si sta insieme? Cos'è l'Amore?

martedì 14 agosto 2007

Giustizia e salari (M.Travaglio)


Gentile Luca Cordero di Montezemolo,

il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100 euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa, mentre i lavoratori molto di meno. In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca.

Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli facciamo costruire chi se le compra?”. Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni di liquidazione.

Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni. Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato? Dov’è la meritocrazia? La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti.

Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo. Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli. In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.