giovedì 27 dicembre 2007

L’intervento di Robert Mcilvaine - padre di Robert Jr vittima nell’attentato dell’11 settembre, tra gli intervistati del film ZERO - al Maurizio Costa


sabato 15 dicembre 2007

"Zero - inchiesta sull'11 settembre" a Torino parte II


Cari amici,
dopo il cineforum nato dalla visione del film "Zero - inchiesta sull'11 settembre", mi urge dire alcune cose. La prima: ANDATELO A VEDERE!!
Andatelo a vedere, è fatto molto bene, le sale cinematografiche non l'hanno accettato perchè hanno paura. Non importa, lo si sapeva, volendo si può proiettarlo in circoli culturali, parrocchie ... ovunque ci siano persone interessate. E dovrebbero esserlo tutti. A partire, appunto, dai popoli delle parrocchie. Qualche genuflessione in meno e un po' più di occhi aperti su ciò che succede nel mondo è sacrosanto.
Andatelo a vedere , formatevi una coscienza critica, andate poi sul sito di Paolo Attivismo, un tizio famoso per svelare le bufale: vi accorgerete come sull'11 settembre si è rivelato essere un personaggio del tutto ridicolo e fazioso. Ma essere ridicoli su tali questioni equivale ad essere servi dei poteri forti, che non hanno alcun rispetto per l'ESSERE UMANO, equivale ad essere contro la verità. Scusate la spietatezza dell'affermazione ma i compromessi su queste cose non li concepisco.
Vi ricordo anche che Giulietto Chiesa è un giornalista ed un europarlamentare che mette a disposizione il suo stipendio per far sì che esistano associazioni come Megachip che hanno lo scopo di riportare la democrazia nell'informazione.
Giulietto Chiesa ha tanti amici, tra questi Alex Zanotelli, un prete che vive tra le baracche di nairobi con i poveri, e i missionari della Consolata (padre Peyron, che qualcuno conosce, è uno di quelli) che lo hanno sempre invitato in dibattiti su temi politico-sociali.
Forse nessuno, invece, tra quei personaggi intellettuali o presunti tali che sputano sentenze senza sporcarsi le mani e senza nemmeno conoscere da vicino le questioni di cui parlano.
Se volete info sul film contattatemi, i riferimenti li avete!

Il sito del film e dell'organizzazione
Rassegna stampa - Corriere della sera
Rassegna stampa - La Stampa

mercoledì 12 dicembre 2007

"Zero - inchiesta sull'11 settembre" a Torino



QUANDO DOVE COME

3 film, 3 epoche, 3 americhe




3 film, 3 epoche, 3 americhe. 3 film che ho visto di recente e che mi suscitano alcune riflessioni. Mi riferisco a "La vita è meravigliosa" (1946), "Across the Universe" (2007) ambientato negli anni '60 e American Beauty (1999).
Partiamo dal primo: bianco e nero, capolavoro di Frank Capra, un bambino buono, altruista, figlio di genitori con le stesse virtù, diventando uomo e continuando lo stesso lavoro del padre (non guarda solo al suo portafoglio ma a quello delle famiglie della sua cittadina), sperimenta i travagli di chi vorrebbe realizzare i sogni della realizzazione personale ma sente la necessità di vivere come uomo giusto, attento al suo prossimo.
Il finale del film mette in evidenza il valore e la bellezza dello spendersi per gli altri e l'amore - fino alla fine non del tutto corrisposto - granitico, quasi eroico di una donna per l'uomo che amava fin da bambina. In molti lo definoscono un film buonista, altri (l'FBI di quegli anni) addirittura vi vedono sprazzi di propaganda comunista (!!!), io lo vedo come un film commovente e ricco di ideali.
Il secondo: stessa carica di emozioni ma decisamente diverse, racconta una storia d'amore, un'epoca, quella degli anni'60, un paese, gli stati Uniti, la meta dove realizzare i propri sogni.
Quali gli ideali dei giovani? Uscire dagli schemi, dal perbenismo, vivere di emozioni e combattere contro i mostri come quello della guerra in Vietnam. Le canzoni dei Beatles fanno da sceneggiatura e si nota come il gruppo, oltre che d'amore, si pronunciasse anche su temi politici, additando le ideologie rivoluzionarie di stampo comunista, viste come una degenerazione.
L'America rimane sempre un paese dei sogni ma la rottura con i vecchi schemi, se da un lato apre una breccia ad istanze di rinnovamento, dall'altro porta ad un progressivo disordine morale.
Il terzo film mette in luce la crisi del sogno americano: il crollo psicologico di una uomo, di una famiglia non son altro che i riflessi di una degenerazione endemica in cui il paese da qualke anno si trova. Un paese in cui manca il senso di tutto, dove la guerra impazza a partire dalle mura domestiche, dove l'indifferenza regna sovrana, la solitudine crea rabbia e tristezza...Da quell'anno in poi non si contano più i film che denunciano la crisi statunitense. Ciò che rimane al cinema è demenziale, oppure fantascientifico, oppure horror, o con mega effetti speciali, o trite e ritrite commedie. Certo sulla quantità qualcosa di buono lo si trova ancora ma il problema ... è più profondo.

lunedì 3 dicembre 2007

Finchè c'è la salute va tutto bene...


Da ilmanifesto di ieri

Sovversione di stato

Gabriele Polo

Un processo da pilotare, scansare, svuotare. Con una serie di false testimonianze rese da rappresentanti dello stato per difendere un'istituzione dello stato. Anche a costo di screditare, svilire, immobilizzare un'altra istituzione dello stato. Il tutto diretto dai massimi vertici di chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini e, invece, tutela solo se stesso e il suo potere.
Genova, G8, processo per i fatti della Diaz: quello che pubblichiamo a pagina 3 è il racconto di un tentato sopruso contro il diritto, per coprire la messa in mora del diritto durante due terribili giornate di un'estate di sei anni fa. Le false testimonianze dei dirigenti di polizia su indicazioni dell'allora capo della polizia Gianni De Gennaro (poi promosso a capo di gabinetto del Viminale), il tentativo di smontare l'inchiesta sulla mattanza della Diaz attaccando il magistrato inquirente e la partecipazione a tale disegno dell'attuale capo della polizia, Antonio Manganelli, possono essere letti come una «semplice» difesa di interessi personali o come una «nobile» tutela dell'onorabilità di corpo. Ma probabilmente c'è qualcosa di più profondo e grave.
Sappiamo tutti cos'è stata Genova 2001, nell'evidenza delle violenze e degli abusi. Sappiamo qual è stato il suo senso politico, nell'indiscubilità del dominio che nessuna piazza avrebbe più dovuto contestare. Ma sappiamo meno quale ridefinizione dei poteri dello stato si sia praticata in quei giorni tra piazza Alimonda, la scuola
Diaz e la caserma di Bolzaneto. Ora, l'inchiesta che dovrebbe portare (condizionale d'obbligo) al rinvio a giudizio di Gianni De Gennaro ci aiuta a capire meglio.
L'accusa per De Gennaro è d'istigazione alla falsa testimonianza, cioè una regia tesa a coprire e difendere il sistema costruito dall'ex capo della polizia: una gestione dell'ordine pubblico totalmente svincolata dal controllo della magistratura. Genova,
l'assalto alla Diaz fatto in assenza di alcuna tutela di legge (il magistrato avrebbe dovuto essere come minimo informato), rivelano una sovversione interna allo stato: prima un uso tutto politico - appoggiato dal potere esecutivo - dell'ordine pubblico, poi la polizia che si appropria del potere d'arresto e di persecuzione penale. La rappresentazione esemplare di cosa avrebbe dovuto essere quella struttura centrale di Ps (nata poi nel 2006) costruita a immagine e somiglianza dell'Fbi, il modello americano che bypassa la magistratura tanto caro a De Gennaro, che con gli apparati Usa ha ottimi rapporti. Da qui le bugie («siamo stati attaccati»), le false prove (le molotov «trovate» alla Diaz), le false testimonianze per smontare il processo.
A che punto sia arrivata tale degenerazione lo indicherà la sorte del processo di Genova. Quali argini esistano ancora a una gestione autoritaria e «indipendente» dell'ordine pubblico, quali limiti abbiano i suoi dirigenti, lo dovrebbe dire il governo.
PAGINA 3:
Inchieste G8 Le intercettazioni dei vertici della polizia sulla «notte cilena» di Genova 2001
Così volevano smontare la Diaz Il capo m'ha dato le sue deposizioni, devo aggiustare il tiro sulla stampa. E dopo la deposizione era contento. Bravo, m'ha detto, li hai
hai sbranati Il capo e Manganelli, dicono: non ti preoccupare perché qui dobbiamo fa un'azione comune e rompere il cazzo a sto cazzo di magistrato La deposizione truccata dell'ex questore Colucci. E il ruolo «attivo» dell'ex capo della polizia De Gennaro, dell'attuale Manganelli, del questore di Bari Gratteri e di Luperi, ai vertici del
Sisde Sara Menafra Vertici della polizia contro la procura di Genova. Obiettivo: smontare il processo sui fatti della Diaz, «sbranare», come avrebbe detto De Gennaro, i pm che hanno messo i vertici del Viminale sulla graticola. Il racconto di come, quanto e da chi sia stata cambiata la deposizione dell'ex questore Francesco Colucci, che la procura di Genova considera falsa, narra una storia di imputati e testimoni
uniti dietro una bandiera comune. Che scelgono cosa dire e cosa non dire, cosa smentire e cosa confermare. Sempre, par di capire, sotto le indicazioni dell'ex capo della polizia, accusato di istigazione alla falsa testimonianza. Ma anche - si scopre leggendo l'intero fascicolo, com'è capitato al manifesto - con l'interessamento
dell'attuale direttore, Antonio Manganelli, di Francesco Gratteri, questore a Bari, e Gianni Luperi, appena nominato capo del Dipartimento analisi dell'ex Sisde (gli ultimi due, imputati al processo Diaz).
La storia comincia alla fine dello scorso aprile quando Francesco Colucci, questore di Genova all'epoca del G8, sta per essere chiamato a testimoniare al processo Diaz e telefona all'ex capo della Digos Spartaco Mortola, imputato in quel processo: «Sono stato a Roma, sono tornato ora da Roma e praticamente io il giorno 3 devo venire a Genova - gli dice - Il capo m'ha dato le sue dichiarazioni. Mi ha fatto leggere, poi dice... tu devi, bisogna che tu un po' aggiusti il tiro sulla stampa». Colucci dovrà dire di aver avvertito personalmente il responsabile dell'ufficio stampa del Viminale, senza avvertire De Gennaro. E' un dettaglio che cambia poco nel racconto del processo Diaz, da cui il «capo» non è mai stato sfiorato, ma De Gennaro pare
voler cancellare dalla propria immagine ogni ombra di sospetto, «e vediamo poi Zucca (pm al processo Diaz e autore dell'attuale indagine ndr) come cazzo reagisce, non lo so». Il 3 maggio Colucci si presenta al processo Diaz. Cambia il racconto su Sgalla e butta lì che a dirigere l'intera operazione sarebbe stato il vice questore di Bologna Lorenzo Murgolo, l'unico funzionario presente la cui posizione sia stata archiviata perché, hanno sostenuto i pm, non ebbe alcun ruolo decisivo. E' soddisfatto e, il 4 maggio, richiama Mortola: «Ieri sera ho chiamato Manganelli. Dico: Guarda Antò... sei stato bravo, è andato tutto molto bene, ce l'hanno detto gli avvocati», Mortola è soddisfatto: «Sì, no, perché poi c'è lì... tu lo sai che c'è sempre la dottoressa De Meo, una funzionaria dello Sco che va a sentirsi tutte le udienze. La mandano su, registra tutto al computer e fa ogni volta...»; Colucci prosegue: «Se il capo vuole maggiori ragguagli, gli ho detto... se vuole sapere qualcosa io sono qua, che devo fare, vengo a Roma?. Poi stamattina m'ha chiamato
il capo. Dice li hai, li hai maltrattati una cosa del genere. Li hai.. li hai... gli hai fatto la..., come ha detto, li hai... e no sbranati, li hai... va be insomma, una frase ha detto. In senso positivo, chiaramente. Che era contento eccetera. Ho saputo da Ferri...che anche Caldarozzi e Gratteri sono stati contenti, diciamo, di questa... Luperi è rimasto contento. D'altra parte è uno scenario nuovo si è aperto per colpa mia diciamo». Il 7 maggio a telefonare è Francesco Gratteri: «E' che volevamo farti
un saluto con Gilberto (Caldarozzi, all'epoca vicecapo dello Sco, indagato ndr). Quando si dicono le cose e si dicono come giustamente e correttamente le hai dette tu allora è doveroso, diciamo, da parte nostra insomma rendere omaggio, come posso dire, alle persone per bene. Ti siamo... vicini e riconoscenti...» Colucci ringrazia e
aggiunge: «Lui (il pm ndr) secondo me c'ha preso uno schiaffone da Manganelli. Ce n'ha preso un altro da me». E Gratteri soddisfatto: «Ma diciamo anche due».
Gianni Luperi, invece, chiama Mortola. E gli assicura, che a questo punto, verrà anche il capo a testimoniare. «Luperi dice che si riferisce al Capo (Gianni De Gennaro ndr)- dice il riassunto della pg - in merito aggiunge di aver appena finito di parlarci e che questi gli ha consigliato di adottare una linea comune in modo che lui venga interrogato da tutti i difensori. Diversamente potrebbe apparire che
la sua deposizione serva solo per alcuni». Il passo successivo sarebbe toccare la posizione di Murgolo. «Quello andrebbe inculato», promette in un'altra intercettazione, Alessandro Perugini, l'ex vicecapo della Digos. L'allegria di Colucci, che si vanta di aver «scardinato» il processo in più intercettazioni, dura per giorni. E il suo continuo parlare della soddisfazione del capo sembra tanto più credibile, perché l'ex questore di Genova non è uomo che abbia bisogno di accreditarsi. E' già in lista per la nomina a prefetto, tra qualche anno andrà in
pensione ed è «tra i nove più alti dirigenti della Ps», come ha confermato a verbale De Gennaro. L'11 maggio, lo chiama Achille Serra, ex prefetto di Roma e oggi commissario anticorruzione: «Hai salvato quel maiale schifoso, dice che De Gennaro ti ha ringraziato», ma la sua protesta si perde in un mare di felicitazioni.
Il cielo si fa improvvisamente scuro solo il 22 maggio, quando Coluccci riceve un avviso di garanzia di cui nessuno aveva avuto sentore. Il Viminale, il manifesto l'ha spiegato martedì scorso, la prende malissimo. Il 23 è Gianni Luperi a chiamare Colucci, «dice di essere dispiaciuto per Colucci e che appena rientra lo chiama poi
dice che comunque è una battaglia in cui alla fine si vedrà chi ha ragione». E il 24, dice Colucci, Manganelli lo incita: «Dobbiamo dargli una bella botta a sto magistrato, dice». Non sembra essere una frase di solidarietà detta a caldo, come ha commentato martedì sera il direttore della Ps. Il 25, dopo un nuovo incontro, infatti Colucci sembra essere certo degli appoggi garantiti: «C'erano il Capo con
Manganelli, dice guarda non ti preoccupare perché qui dobbiamo fa un'azione comune ... e rompere il cazzo a sto cazzo di magistrato». Che il castello costruito potrebbe non reggere, Colucci inizia a sospettarlo solo il 28 maggio: «Va a finì che tutto il resto passa in prescrizione, alla fine io rimango col carciofo in mano insomma (ndr.
nel senso che teme di essere condannato per la falsa testimonianza)». E pensa di giocarsi il tutto per tutto. Come andrà a finire, se ci sarà un rinvio a giudizio oppure no, lo sapremo solo entro la fine del 2007. Quel che sappiamo già oggi è che difficilmente vedremo cambiare strategia ai protagonisti di questa vicenda: «Io ho scoperto una cosa che i processi non si vincono o si perdono in tribunale , ma
si vincono e si perdono fuori dal tribunale...». De Gennaro
«Nessuna pressione su Colucci»
s.pi.
Genova
«Preciso che non ho diretto, né comunicato, né indotto il Colucci in alcun modo a rivedere il contenuto della sua testimonianza imminente in alcune delle sue parti». Il 14 luglio 2007 a Genova arriva il capo dell'ufficio del gabinetto del ministero dell'Interno, Gianni De Gennaro. I pm genovesi lo convocano per interrogarlo, in quanto persona sottoposta a indagini. De Gennaro è accusato di istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell'ex questore di Genova, Colucci. L'ex capo decide di rispondere ai magistrati e si difende, negando ogni addebito. Le contestazioni dei pm si basano su intercettazioni intercorse per lo più tra Colucci e Mortola, tra Luperi e Mortola e tra Colucci e persone non identificate, nelle quali De Gennaro viene tirato in ballo. In primo luogo l'ex capo della polizia nega di aver chiamato Sgalla, sconfessando la telefonata di Colucci a Mortola nella quale l'ex questore di Genova annunciava la propria deposizione: «Il capo ha praticamente fatto marcia indietro e invece io devo rivedere un po' il discorso di quello che ho dichiarato io di Sgalla». De Gennaro risponde all'accusa, confermando quanto aveva già affermato in
precedenza: «Per quanto riguarda la circostanza dell'avviso al dottor Sgalla di recarsi presso la scuola oggetto di intervento, voglio precisare che egli dipende non dal capo della polizia bensì dal capo del dipartimento di pubblica sicurezza. Non avevo alcun motivo di dire "chiama la stampa"».
De Gennaro durante l'interrogatorio ci tiene a fare una premessa: Colucci è uno dei più importanti dirigenti della Polizia italiana, uno dei vertici amministrativi. Per questo motivo, spiega, negli ultimi sei anni i due si sono sentiti e frequentati assiduamente. Poi entrambi sono convocati a Genova, come testimoni nel processo Diaz:
«Nel corso di una breve e fugace conversazione sul dibattimento in questione ci siamo scambiati alcune impressioni su ciò che eravamo chiamati a riferire, nell'ottica di una ricostruzione dei fatti che, nel nostro auspicio, doveva avere come fine la verità». Poco dopo ricorda «di aver fatto con lui (Colucci, ndr) alcuni commenti circa la sua deposizione», ma nega di averlo ringraziato nel modo esplicito riportato da Colucci in una delle sue tante telefonate: «Posso avere espresso un generale compiacimento a commento dell'avanzamento verso una ricostruzione dei fatti improntata alla verità». Incontri ci sono stati, telefonate no; i riferimenti a De Gennaro arrivano sempre da Colucci. Per De Gennaro, però, l'ex questore di Genova «esprime sue valutazioni personali o stati d'animo».
La «prova falsa» che giustificò la Diaz, un artificiere capro espiatorio e 'inchiesta dei pm
La vendetta delle molotov scomparse
Simone Pieranni
«Quelli della Digos avevano detto "ah ce le riprendiamo"». Marcellino Melis, responsabile del nucleo artificieri della Digos genovese, mentre attende una chiamata, parla con un suo collega delle bottiglie molotov scomparse. Ricorda la loro presenza dentro un sacchetto. E conclude: «Però non lo posso dire al magistrato». E infatti Melis, ascoltato dal pool di pm che indagano, contro ignoti, sulla sparizione delle molotov della Diaz, non dice niente. Per questo, alla luce delle intercettazioni in possesso della magistratura, è l'unico iscritto nel registro degli indagati, per false dichiarazioni ai pubblici ministeri. Tutto inizia il 17 gennaio 2007: i difensori dei poliziotti a giudizio chiedono di poter vedere le famose molotov affinché siano convalidati gli eventuali riconoscimenti in aula. Le bottiglie però non si trovano più. Il presidente Barone decide che varranno i riconoscimenti fotografici, ma la tensione sale. Parte un'indagine interna alla questura di Genova, chiusa in fretta e furia in pochi giorni. De Gennaro, allora capo, manda a indagare nel capoluogo ligure Giuseppe Maddalena, dirigente di polizia e direttore interregionale per il Piemonte, Liguria e Val D'Aosta. La conclusione è tra il laconico e il fatalista: le bottiglie devono essere state distrutte per sbaglio. Viene fornita la cronistoria della loro esistenza: il 6 agosto 2001 le molotov sono repertate all'interno del fascicolo contro i 93 manifestanti pestati e poi arrestati alla Diaz; il 16 agosto le prende in consegna l'artificiere Melis e le porta in
questura: è la prassi per il materiale ritenuto potenzialmente pericoloso; il 28 agosto vengono portate alla polizia scientifica: i tecnici devono effettuare i rilievi per le impronte digitali; il 10 settembre 2001 la scientifica trasmette i rilievi a Dominici, dirigente della squadra mobile di Genova, che li invia alla Procura; tra il 9 e il 14 settembre 2001, per ordine del procuratore capo di
Genova, Francesco Lalla, presso lo stadio Carlini viene fatto brillare materiale esplodente di varia natura. Poi il nulla. Nel documento della questura genovese si lascia intendere che le due bottiglie molotov potrebbero essere state distrutte per errore, indicando il nome dell'artificiere, tale Marcellino Melis, come probabile sbadato del caso. Quest'ultimo, in realtà, nelle sue consuete relazioni sulle sue attività, annota tutto in modo molto preciso: è stato anche ascoltato nel procedimento contro i 25 manifestanti condotto dai pm Canepa e Canciani. Durante la sua deposizione Melis è stato preciso nello spiegare le procedure, la documentazione fotografica con le quali solitamente si procede alla distruzione dei reperti. Inoltre gli artificieri ricevono un indennizzo quando distruggono, previa autorizzazione, prove processuali. Nel caso delle due molotov della Diaz, invece, nessuna nota, nessuna foto e nessun indennizzo. Le bottiglie, riconosciute come prova falsa solo nel giugno 2002, quando si scoprì che anziché essere rinvenute alla Diaz erano state
ritrovate in corso Italia, risultano evaporate. Ne parla perfino l'inglese Bbc, ma il caso non si risolve. L'inchiesta interna della questura genovese risulta affrettata e allora la procura apre un fascicolo contro ignoti e comincia ad ascoltare tutti gli
artificieri, gli uomini della Digos di Genova e chiunque, anche in passato, avesse potuto avere a che fare con le bottiglie: l'ipotesi della distruzione dolosa accidentale non convince i pm. In mezzo alle intercettazioni e alle indagini sul caso ci finiscono proprio Mortola, Colucci e De Gennaro.

domenica 2 dicembre 2007

L'uma al cul per tera!










giovedì 29 novembre 2007

Parlamento pulito!


Da http://www.beppegrillo.it/condannati_parlamento.php

Basta! Parlamento pulito.

Chi è stato condannato in via definitiva non deve più sedere in Parlamento.
E se la legge lo consente, va cambiata la legge.

Migliaia di sottoscrittori dell’appello lanciato da Beppe Grillo sul blog www.beppegrillo.it chiedono che i condannati in via definitiva non possano più rappresentare i cittadini in Parlamento, a partire da quello europeo.

E' profondamente immorale che sia loro consentito di rappresentarci.

Questo è l'elenco dei nomi dei rappresentanti italiani in Parlamento, nazionale o europeo, che hanno ricevuto una condanna:

I 24 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO (Aggiornato a Ottobre 2007)

1. Berruti Massimo Maria (FI)

2. Biondi Alfredo reato poi depenalizzato (FI)

3. Bonsignore Vito (Udc - Parlamento Europeo)

4. Borghezio Mario (Lega Nord - Parlamento Europeo)

5. Bossi Umberto (Lega Nord - Parlamento Europeo)

6. Cantoni Giampiero (FI)

7. Carra Enzo (Margherita)

8. Cirino Pomicino Paolo (Democrazia Cristiana - Partito Socialista)

9. De Angelis Marcello (An)

10. D'Elia Sergio (Rosa nel Pugno)

11. Dell'Utri Marcello (FI)

12. Del Pennino Antonio (FI)

13. De Michelis Gianni (Nuovo Psi)

14. Farina Daniele (Prc)

15. Jannuzzi Lino (FI)

16. La Malfa Giorgio (Pri)

17. Maroni Roberto (Lega Nord)

18. Mauro Giovanni (FI)

19. Nania Domenico (An)

20. Patriciello Aldo (Udc)

21. Sterpa Egidio (FI)

22. Tomassini Antonio (FI)

23. Visco Vincenzo (Ds)

24. Vito Alfredo (FI)

Previti Cesare (FI) Obiettivo raggiunto


Come si può vedere c'è gente di tutti i partiti ma "inspiegabilmente", su 25, al comando con 10 uomini c'è Forza Italia (complimenti!), seguita da altri 11 di partiti di destra e 4 di partiti di sinistra.

domenica 25 novembre 2007

Il nemico dell'uomo


Il nemico numero uno dell'uomo è il male, questo è ovvio. E' realmente così ovvio? C'è chi dice che male e bene non esistono. C'è chi dice che male e bene ASSOLUTI non esistono. C'è chi crede nel male e cinicamente lo fa lo stesso, chi condanna il male e lo fa lo stesso, con autoindulgenza...
Siamo tutti cresciuti con i film americani, dove i buoni trionfano sui cattivi. Abbiamo tutti creduto, da bambini, che i politici, i poliziotti, l'esercito, il sacerdote, la maestra, mamma e papà fossero BUONI. Buoni al 100%, impeccabili, genuini. Tutti tranne gli sfortunati ai quali la crudezza della realtà si è manifestata prima del tempo.
Ma molti si ostinano a ragionare come i bambini e cioè in modo immaturo, inadatto alla realtà. In una parola in modo maligno. Forse tutti ogni tanto lo facciamo: è più comodo non esercitare il senso critico, si usano meno energie.
Il pericolo però, viene da chi, coscientemente, sa di fare il male e si autoassolve con meccanismi più o meno consci e più o meno gravemente malati.
Tutti possiamo sbagliare, io sono il primo, ma la differenza la fa il riconoscere o meno lo sbaglio.
Mi riferisco a tutti ma in particolare a chi come me è cristiano e nei confronti del bene e del male deve per definizione avere un atteggiamento molto maturo.
Non si può continuare a credere nelle favole, in chi si proclama difensore di questo e di quest'altro ma poi nella pratica fa il contrario.
Bisogna avere coraggio, tenacia e vagliare tutto con senso critico, perchè il male si insinua ovunque: tra le autorità, nelle Istituzioni, nella Chiesa, in famiglia...
La difesa a spada tratta di qualsiasi entità umana è un gravissimo errore.

Giustizia alle corde

Lo si sapeva, per andare al Governo occorreva portarsi dietro mafiosi e altra gente poco raccomandabile.
C'è chi si è rifiutato di votare ma non penso ke sia utile. Mi piacerebbe, in questo momento che cittadini di destra e sinistra, di sopra di sotto, dentro e fuori si unissero come stanno facendo e hanno fatto, per scopi deprecabili, i tifosi di Lazio e Roma contro la polizia. Per dire basta a questa politica da paese delle banane, basta ingiustizie, basta ladri, basta schifezze di ogni tipo.

sabato 24 novembre 2007

Le ingiustizie continuano


Dal sito "Comitato verità e giustizia per Genova"

22.11.07
UN'ALTRA BASTONATURA

Siamo senza parole. La promozione di uno dei dirigenti imputati al processo Diaz - Giovanni Luperi, nominato capo del Dipartimento analisi dell'ex Sisde - è un nuovo insulto all'etica costituzionale, una nuova bastonatura per chi fu vittima delle violenze e degli abusi nella "famigerata "notte dei manganelli", definita a suo tempo "una notte cilena" dall'attuale ministro degli Esteri.La sospensione dello stato di diritto avvenuta a Genova nel luglio 2001 non ha portato a scelte serie e forti in difesa delle garanzie costituzionali. Né il governo del tempo, né quello attuale hanno chiesto scusa alle vittime, sospeso i dirigenti implicati, promosso una commissione parlamentare d'inchiesta, come dovrebbe avvenire in un paese democratico, fedele alla lettera e allo spirito della Costituzione. Si è legittimato l'operato delle forze di polizia, protagoniste di ripetute violazioni dei diritti umani e civili. La partecipazione al sanguinoso blitz alla Diaz, che ha macchiato in modo indelebile l'immagine della polizia di stato, sembra aver favorito le carriere dei dirigenti rinviati a giudizio. I cinque-sei imputati di grado più alto sono stati tutti promossi. La nomina dell'imputato Luperi a un ruolo così delicato nell'ambito dei servizi segreti è una triste e preoccupante conferma dell'incapacità del potere politico di garantire e difendere i diritti democratici di tanti cittadini umiliati nelle strade, nelle scuole e nelle caserme di Genova durante il G8 del 2001.

Genova, 22 novembre 2007

Lorenzo Guadagnucci 3803906573
Enrica Bartesaghi 3347271381

Per non dimenticare: lettera di un gen* (Genova 2001)






Conosco bene i "gen", ovvero i ragazzi del Movimento dei Focolari, lo son stato anch'io. Per questo pubblico volentieri la lettera di uno di loro, che ci ricorda con rammarico una parentesi molto triste della storia italiana recente.
Fini aveva dichiarato:"A genova voglio il pugno di ferro". E così fu...


"Così ricevo e così inoltro.
come spunto di riflessione e senza polemiche.
per chi ha avuto la sfortuna di vivere quei giorni, come me e Sara, ma almeno ha la fortuna di saper davvero quello che è successo. e chissà se è davvero una fortuna.
e per chi non c'era e necessita di una testimonianza di quei giorni terribili.
per non dimenticare. in un paese il nostro che dimentica presto, riflette poco, non s'indigna mai abbastanza, dove i soprusi sono all'ordine del giorno così come le conseguenti impunità.
perchè quei giorni, e a livello globale poi quello che accadde altrove un paio di mesi dopo, hanno segnato una forte frenata alle spinte di cambiamento verso un'italia e un mondo migliore, di pace, sviluppo e cooperazione che si potevano sognare con la fine dei blocchi contrapposti.
bisogna continuare, nonostante le amarezze, nonostante tutto.
andrea

> Mia figlia Sara è stata indagata (insieme ai 93 della Diaz) a partire dal 21
> luglio del 2001 e fino al mese di Febbraio del 2004 per associazione a
> delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio. Lo stesso reato per
> il quale oggi a Genova sono stati chiesti 224 anni e mezzo di carcere nel
> processo in corso a carico di 25 manifestanti.
>
> Se non si fossero trovate le prove del falso accoltellamento, delle false
> molotov (poi scomparse) della falsa sassaiola, dei falsi picconi, forse oggi
> Sara e i 93 della Diaz sarebbero insieme ai 25 manifestanti.
>
> Sono davvero sconcertata per l'evidente uso di due pesi e due misure, da una
> parte 224 anni e mezzo di carcere per 25 manifestanti accusati (come lo sono
> stati a lungo i 93 della Diaz) di far parte del black-bloc, dall'altra
> nessun indagato per il massacro alla Diaz. Perché non è stato possibile, non
> si è voluto, trovare coloro che fisicamente hanno ridotto in fin di vita
> almeno tre persone, ferito oltre 80 dei manifestanti presenti nella scuola.
> Non erano riconoscibili perché travisati, ci è stato detto.
>
> Gli imputati sono quelli che hanno firmato il verbale di perquisizione, uno
> dei quali rimasto sconosciuto, quelli che hanno partecipato alla costruzione
> dei falsi, loro non rischiano niente. Nessuno di loro è stato sospeso, molti
> promossi, insieme ai responsabili delle torture a Bolzaneto. La prescrizione
> si avvicina, l'indulto aiuta, nessuna pena verrà da loro scontata per aver
> rovinato la vita a 93 persone alla Diaz e ad oltre 200 a Bolzaneto.
>
> Nessuno è indagato per le violenze consumate nella caserma di Forte San
> Giuliano, nessuno per le violenze perpetrate nelle strade e nelle piazze e
> documentate dalle migliaia di testimonianze video che tutti noi abbiamo
> visto. Nessuno per la morte di Carlo Giuliani.
>
> Quale messaggio dietro a questa evidente disparità di trattamento? Che
> sfasciare una vetrina o un bancomat, aver partecipato ad un corteo
> autorizzato ed illegalmente e ripetutamente attaccato come in via Tolemaide,
> può costare una decina di anni di galera, mentre l'aver sparato ad altezza
> d'uomo, l'aver massacrato o torturato centinaia di persone si risolverà con
> un nulla di fatto?
>
> Se le richieste dei PM verranno accolte avremo 25 persone che pagheranno con
> anni di galera le colpe di tutti quelli che hanno permesso, voluto, che le
> manifestazioni anti-G8 del luglio del 2001 si trasformassero in una trappola
> per centinaia di migliaia di manifestanti.
>
> Chi avrebbe dovuto tutelare il diritto a manifestare si è rivelato incapace
> di gestire l'ordine pubblico ed ha permesso, autorizzato la più grande
> violazione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra, come
> denunciato da Amnesty International.
>
> Enrica

Collegamenti:
http://www.youtube.com/watch?v=T89vCb1a71g
http://g82001.altervista.org/testimonianze20.htm
http://isole.ecn.org/filiarmonici/genova-2001-episodi.html
http://www.pressante.com/index.php?option=com_content&task=view&id=536&Itemid=32
http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova#L.27assalto_alla_scuola_Diaz

domenica 11 novembre 2007

Per non dimenticare: Indro Montanelli.


Leggendo le biografie di Enzo Biagi ho letto dell'amicizia e della stima reciproca tra questi e Indro Montanelli. Per quanto le sue posizioni politiche non siano molto vicine alle mie, non posso che ammirare la lealtà, la lucidità e la bravura del giornalista scomparso qualche anno fa e del quale propongo la lettura della sua biografia.
http://it.wikipedia.org/wiki/Indro_Montanelli


Un estratto dall'articolo:
"...Negli ultimi suoi anni Montanelli si distinse per la posizione profondamente critica assunta nei confronti del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, il suo ex editore, ritenuto gravemente antidemocratico, propenso alla menzogna, autore di un progetto politico che, diversamente da come veniva descritto, con la destra non aveva niente a che fare. Intendeva mettere in guardia gli italiani, ricordando la pericolosità di un nuovo "uomo della provvidenza" capace di risolvere tutti i problemi, facendo notare, riferendosi a Benito Mussolini, che ne aveva già conosciuto uno in passato e che gli era bastato."

mercoledì 7 novembre 2007

2 grandi in più in Paradiso



A distanza di pochi giorni ci hanno lasciato 2 grandi personaggi di questo tempo: Don Benzi ed Enzo Biagi. Entrambi, nella propria sfera di attività, ci hanno dato un esempio stupendo di umanità e di amore per la giustizia. Per quanto sia giovane, ho avuto modo di conoscerli quando ancora erano in piena attività. Don Benzi ha dato la vita per Gesù, il Gesù degli ulltimi, degli emarginati, degli oppressi. Non si è mai risparmiato, sacrificando addirittura il sonno per essere di aiuto a chi glielo chiedeva.
Enzo Biagi mi ha sempre comunicato serietà, bontà, rettitudine, ironia.
3 articoli che consiglio di leggere:

www.apg23.org

http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Biagi

http://www.green-coop.ch/enzo.biagi/index.html

giovedì 1 novembre 2007

Per non dimenticare: la serietà (e la coerenza) prima di tutto...


"Bossi parla come un ubriaco da bar" (Silvio Berlusconi, 15 agosto 1994).
"Bossi è un Giuda, un ladro di voti, un ricettatore, truffatore, traditore, speculatore" (Silvio Berlusconi, 21 dicembre 1994).
"Bossi è un dissociato mentale" (Silvio Berlusconi, 25 febbraio 1995).
"Bossi è un folle che fa dichiarazioni folli. Sembra che sia normale, invece è completamente folle" (Silvio Berlusconi, Ansa, 20 luglio 1995).

* * *

"Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E' una costola del vecchio regime. E' il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre la Lega faceva cadere il regime, lui stava nel Mulino Bianco, col parrucchino e la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma non l'avete visto, oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre?"


"Berlusconi è bollito. E' un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio asservito all'Ulivo, segue anche lui l'esercito di Franceschiello dietro il caporale D'Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti. La trattativa Lega-Forza Italia se l'è inventata lui, poveraccio. Il partito di Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la bistecca e la Lega il pestacarne."

"Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio."

"Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C'è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga. A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi è riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c'erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra."

"Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l'ho abbattuto."

"Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano."

"Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord."

"Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che 'pecunia non olet'. C'è denaro buono che ha odore di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore."

"Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse: "Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e mandammo indietro il maleficio al mago. Non c'è marchingegno stregato che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell'Utri, inquisito per mafia."

"La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera! Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi."

"Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?"

"Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che va tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte."

"Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa che con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che avrei fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c'è villa, non c'è regalo, non c'è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano due secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati, quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all'inglese e scaraventano tutto nel Lambro."

"Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma."

"Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade in nessuna parte del mondo. E' ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo votate, quello vi porta via anche i paracarri."

"Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi."

"Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come l'arcorista è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all'Inferno, perché quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui."

(le frasi contenute nel testo sono state pronunciate testualmente da Umberto Bossi fra il 1994 e il 1999, cioè durante le tensioni del primo governo Berlusconi, dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi nel dicembre 1994 e prima della loro riappacificazione alla fine del 1999. Le date esatte delle dichiarazioni, tratte da giornali quotidiani e agenzie di stampa, sono le seguenti: 1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994; 1,12,17 giugno 1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre 1994; 6,20,23 dicembre 1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile 1995; 10 giugno 1995; 29 luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto 1997; 18 giugno 1998; 22 luglio 1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre 1998; 24 febbraio 1999; 13 aprile 1999; 10 settembre 1999; 19 ottobre 1999)

mercoledì 31 ottobre 2007

Vita e "opere" di Marcello Dell'Utri


Leggo e incollo qui sotto il link all'agghicciante biografia di un uomo che come il Cavaliere dovrebbe essere in carcere e invece è SENATORE DELLA REPUBBLICA!! Un mafioso che ha conosciuto Berlusconi (stando alle sue parole, a quanto pare però false, vedi commenti) nell'ambito... dell'Opus Dei!! Agghiacciante...

Marcello Dell'Utri - Wikipedia


Marco Travaglio: la vera storia di Berlusconi e Dell'Utri

La paura non è una virtù cristiana


La scorsa domenica martiri cristiani della guerra civile spagnola sono stati beatificati da Benedetto XVI. Persone che hanno dato la loro vita per la fede. Per non rinnegarla, come avrebbero voluto i loro carnefici. Alcune persone hanno protestato in modo incivile e questo è un gesto veramente triste. Ma perchè, allora come oggi, ci sono persone così ostili alla Chiesa? Troppo semplice e banale accusare costoro di essere posseduti da Satana o di essere dalla parte del torto e basta. Sarebbe più utile chiedersi PERCHE' succedono questi fatti, non in chiave mistico-religiosa, ma piuttosto storico-sociale. Secondo me si capirebbe che è la paura che ha portato molti cristiani, il secolo scorso, ad appoggiare i regimi fascisti e nazisti. Una scelta che inevitabilmente scatenò, allora come oggi, tristi conseguenze*.

*La stragrande maggioranza della Chiesa cattolica salutò la vittoria di Franco come un provvidenziale intervento divino nella storia di Spagna. Nel suo radiomessaggio del 16 aprile 1939, Con inmenso gozo, il papa Pio XII parlò di una vera e propria vittoria "contro i nemici di Gesù Cristo".

Robert Fisk: Even I question the 'truth' about 9/11


news.independent.co.uk

(traduzione in italiano)


[Robert FISK

Nato e cresciuto in Inghilterra, vive attualmente a Beirut. Possiede il titolo di Ph. D. in Scienze Politiche rilasciato dal Trinity College di Dublino ed ha ricevuto la laurea H.C. in Giornalismo dall'Università di Lancaster. Dal 1971 al 1975 è stato il corrispondente del Times a Belfast.
Dal 1976 in poi è stato corrispondente dal Medio Oriente, attualmente per The Independent, quotidiano londinese. Nei suoi reportage da questa regione ha documentato l'invasione del Libano da parte di Israele (1978-82), la rivoluzione in Iran (1979), la guerra tra Iran e Iraq (1980-88), l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1980), la guerra del Golfo (1991), la guerra in Bosnia (1992-96) e il conflitto in Algeria (dal 1992 in poi).
Per la sua attività ha ricevuto i seguenti riconoscimenti:

* "Overall Media Award" di Amnesty International nel 1998
* "British International Journalist of the Year Award" (7 volte, l'ultima nel 1996)
* il premio "Johns Hopkins SIAS-CIBA" per il giornalismo internazionale nel 1996
* "United Nations Press Award" nel 1986]

sabato 27 ottobre 2007

I Simpson, Gramsci e...


L'altro giorno stavo guardando i Simpson, così per farmi due risate. In effetti le prime tre/quattro battute mi hanno fatto ridere. Poi sempre meno. A forza di vedere i Simpson mi chiedo: c'è qualcosa che si salva nel loro pazzo mondo? C'è qualcosa che sfugge alla falce della loro incalzante ironia? C'è un messaggio, anche nascosto, positivo che ti rimane alla fine della puntata? Tutto è massacrato, tutto ridicolizzato, tutto banalizzato. Tutto. Non ci sono ideali, ma che dico ideali, non c'è un personaggio che si impegni per qualcosa di minimamente sensato, di buono, di costruttivo, sono tutti schiavi degli istinti. Ok, abbiamo di fonte una satira della società americana, quella che potrebbe essere tra qualche anno quella italiana. Di fronte a questo, non so perchè ma mi vengono in mente le parole di Gramsci, un personaggio che ha vissuto lo scorso secolo spendendosi per la propria gente, per quello che pensava essere il bene della sua società. Scrisse contro gli indifferenti, il "peso morto della storia" che "opera potentemente nella storia".
Anche se non si condivide tutto ciò che dice, secondo me è sicuramente apprezzabile il suo impegno, il suo vivere per degli ideali.
Accostati a lui, i Simpson fanno un po' pena... Sembrano proprio il risultato di una società in cui la figura paterna è vuota, ridicola, deresponsabilizzata. Questo purtroppo è profondamente vero. Ma andrebbero ricercate le cause e, forse, si scoprirebbe che a mancare, in fondo, è un Padre con la "P" maiuscola, che ora, probabilmente, guardando i Simpson, scuote sconsolato la testa.

mercoledì 17 ottobre 2007

Una bella notizia!!!


Ricordate l'intervista di Luttazzi a Travaglio durante la trasmissione Satyricon e il libro di Travaglio sulla vita di Berlusconi "L'odore dei soldi"? Il Cavaliere denunciò entrambe le iniziative dicendo che si trattava di contenuti falsi, diffamatori...
La Corte ha dato ragione a Travaglio in quanto si tratta di fatti "incontestati nella loro oggettività".
Guadare per credere!!
1 e 2.

domenica 14 ottobre 2007

Destra o sinistra, c'è solo da piangere (e tanto...)


Chi ha visto la puntata di questa sera di Report forse avrà come me voglia di prendere il fucile in mano e iniziare una rivoluzione, di quelle in grande stile, come la francese di fine '700. Radere al suolo una classe sociale, una classe politica, che adesso come allora si sollazza sul sangue di tanti altri.
Ma le rivoluzioni, almeno di quel tipo, non sono esattamente quanto predicato dalla buona novella... D'altronde nemmeno Gesù era venuto a mettere fine in modo diretto alla dominazione straniera. E questa, tutto sommato, è veramente una buona notizia, perchè dover morire come martire, in fondo ne farei volentieri a meno.
Nel Vangelo si parla di inferno, che è un concetto piuttosto forte; ogni tanto mi chiedo chi, oltre ai vari Hitler, Mussolini, Pinochez...sarà condannato a passare il resto dell'eternità lì dentro, tra fuoco e fiamme.
Adesso capisco: sono proprio loro, quelli che ora si stanno godendo la vita sul sangue di molti altri. E non penso che a Dio interessi una cippa se si professano credenti o meno, perchè i fatti contano, non le belle parole.
Quali i contenuti della puntata di Report di questa sera, che così tanto mi hanno fatto arrabbiare? Probabilmente nulla di molto peggio di quanto già si conosce sulle malefatte di politici e cercatori di affari: se volete approfondire guardate qui.

sabato 6 ottobre 2007

Sempre meglio! (Bush e la sanità)


Dal "Corriere della sera" - 07/10/07

"L'appello del piccolo Graeme Frost, che venerdì corso lo aveva pregato di non farlo, è stato inutile. George Bush ha negato ieri l'assistenza medica gratuita a quasi quattro milioni di bambini americani, le cui famiglie non sono in grado di pagare le costose polizze assicurative private. Il presidente ha posto il veto sullo State Children's Health Insurance Program o Schip, il piano che dà la copertura sanitaria pubblica ai figli di coppie a basso reddito, approvato al Congresso con ampia maggioranza bipartisan.
È una scelta politica molto azzardata, che rischia di isolare ulteriormente il capo della Casa Bianca. Lo Schip è infatti un programma molto popolare, appoggiato da uno schieramento trasversale, che vede insieme democratici, repubblicani moderati, industria farmaceutica e perfino le Chiese cristiane. In vigore da 5 anni, finanziato con 25 miliardi di dollari, esso ha garantito cure gratuite a 6,6 milioni di bambini, figli di famiglie non abbastanza povere da poter accedere al Medicaid, il programma federale di assistenza medica per i poverissimi, ma comunque non in grado di pag arsi una mutua privata.(...)
Anticipato da settimane, il no di Bush ha motivazioni politiche e ideologiche: il presidente insiste sulla disciplina finanziaria per riportare sotto controllo il bilancio, anche se poi chiede contemporaneamente altri 42 miliardi di dollari per la guerra in Iraq.(...)
Ma la reazione democratica è stata durissima. «Oggi — ha detto il senatore Ted Kennedy, che guida la Commissione per la Sanità — abbiamo appreso che un presidente pronto a gettar via 700 miliardi di dollari in Iraq, non è disposto a spendere una piccola frazione di quella somma per dare l'assistenza medica ai bambini americani». Secondo Harry Reid, capo della maggioranza al Senato, «il veto dimostra quanto Bush sia ormai disconnesso dalle vere priorità del Paese». Ma voci critiche si sono levate anche dalle file repubblicane: «Spero che l'Amministrazione non intenda affrontare il popolo americano, aprendo il portafogli sulla guerra e dicendo ai bambini senza assistenza medica di andare a farsi benedire », ha ammonito il deputato della Louisiana, Jim McCrery.

mercoledì 3 ottobre 2007

Il pericolo dei Neo-con

"I Neo-Con – Il movimento dei nuovi Conservatori Nazionalisti – Il progetto per il Nuovo Secolo Americano" (da Megachip - Democrazia nella comunicazione)

Quando Bush entrò in carica nel 2000, portò con sé il suo vice, Dick Cheney, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ed il Segretario Deputato per la Difesa Paul Wolfowitz. Tutti avevano precedentemente lavorato per le amministrazioni di Ronald Reagan e George H. W.Bush. Paul Wolfowitz, in particolare, era da molti indicato come la forza intellettuale dietro ad un movimento radicale neoconservativo del Partito Repubblicano.

Per anni Wolfowitz aveva fomentato l'idea che gli USA dovessero rivedere gli impegni presi in base ad accordi e leggi internazionali e con organizzazioni multilaterali come le Nazioni Unite. Un piano radicale per la dominazione militare da parte degli USA fu avanzato durante l'amministrazione di G.H. W.Bush.

Nel 1992, a Paul Wolfowitz che lavorava per il Dipartimento della Difesa fu chiesto di stendere la prima bozza di una nuova strategia per la sicurezza nazionale, la Guida alla Difesa. Gli elementi più controversi di quella che sarebbe stata conosciuta come Dottrina Wolfowitz prevedevano che gli Stati Uniti aumentassero sensibilmente la spesa per la Difesa fossero aperti ad azioni militari preventive, e disposti ad usare la forza militare unilateralmente con o senza alleati. Questa nuova importanza data alla forza militare serviva, secondo Wolfowitz, a prevenire l'emergere di futuri o potenziali rivali del potere americano e per assicurare accesso a risorse vitali, come il greggio nel Golfo.

Trovandosi senza potere durante la presidenza Clinton , Wolfowitz e colleghi entrarono a far parte di alcuni importanti movimenti di pensiero conservativi. Nel 2000, stilarono un'altra strategia per la sicurezza nazionale, pubblicata da un movimento di destra e chiamata Progetto per il Nuovo Secolo Americano. Alla base, questo riproponeva la Dottrina di Wolfowitz. Sollecitava gli USA ad aumentare il budget militare fino a 1 00 miliardi di dollari, di negare ad altre nazioni l'uso dello spazio e di adottare una politica estera più aggressiva e unilaterale che permettesse al paese di attaccare preventivamente nel mondo. Eliminare paesi come l'Iraq faceva parte di questo grande progetto.

Ma persino questi ultraconservatori sapevano che la dottrina Wolfowitz era troppo radicale per ottenere l'appoggio dell'establishment della politica estera, del Partito Repubblicano e degli americani. Nel loro documento scritto nel settembre del 2000 un anno prima dell'11/9, ammettono che il processo per cambiare anche se porta cambiamenti radicali, è sempre molto lungo. “A meno che” queste le loro agghiaccianti parole, “non ci sia un altro evento catastrofico e catalizzante come Pearl Harbour.” Un anno dopo quell'evento arrivò.

Vedi anche: I "Neocons" - Luogocomune.net

Allegati:
PNAC - Rebuilding America's defenses [PDF]
I piani Northwoods [PDF]

Scarica il video:

I NEOCONS [Rar/DivX - 55Mb - 13'06'']

Tratto dalla "Prima conferenza internazionale del movimento di inchiesta italiano sugli eventi dell'11 settembre 2001": di ESTREMO INTERESSE!

giovedì 27 settembre 2007

Bush e i monaci buddisti


Da Wikipedia

"Secondo l'associazione, principalmente finanziata dal governo statunitense, Freedom House, al 2006 ben 45 Paesi del mondo sono not free, ossia dittature, su un totale di 193. La tendenza, tuttavia, è negli anni una costante democratizzazione. Regimi dittatoriali restano prevalenti nell'area dell'ex URSS (7 su 28), in Medio Oriente (11 su 18), in Africa (15 su 48), in Cina e nei Paesi limitrofi (11 su 39). Oggi l'Europa, l'America Settentrionale, l'America meridionale e l'Oceania sono continenti quasi privi di regimi dittatoriali (unica eccezione Cuba)".


Quando mister Bush, dopo aver invaso illegittimamente l'Iraq, buttato un po' di tonnellate di bombe, sterminato "per sbaglio" un po' di migliaia di iracheni, ha dovuto svelare che non c'erano i presupposti per fare tutto questo, ha giustificato la sua azione dicendo qualcosa del tipo: "comunque in Iraq c'era una dittatura che andava tolta".
A parte il fatto che Saddam regnava indisturbato da un bel po' di anni e l'embargo serviva soltanto a punire una popolazione innocente. A parte il fatto che quello che ha fatto e sta facendo è altamente discutibile.
A parte a parte altre mille considerazioni che non c'è spazio e tempo di elencare.
45 paesi al mondo sono not free.
45 paesi al mondo sono NOT FREE.
Perchè mister Bush non si interessa di questi paesi? Perchè non interviene?
Forse perchè non ci sono ALTRI interessi?
I veri eroi di questi giorni sono i monaci buddisti che stanno donando la loro vita per i loro amici. Proprio come Gesù ci ha insegnato.

domenica 23 settembre 2007

Ideologie


Può succedere di tutto su questa terra, terremoti, maremoti, guerre nucleari, stermini, olocausti...Ma tutto è relativo: è minimo, è massimo, è grave, è ininfluente, è stupendo, è banale a seconda di ciò che l'ideologia comanda di dire. E di pensare.
Che tristezza... Iracheni vengono torturati da soldati americani. Forse solo parte di essi si comporta in questo modo. Ma se leggi Readers's Digest (la rivista più letta al mondo) i marines sono degli eroi che si spendono per il bene, con "Bravery.Compassion.Rage.Fear.Exhaustion.Grief.Relief.Resolve.And Faith.". Addirittura con fede. L'altra faccia della medaglia non esiste.
La verità forse non sta tutta intera da una parte ma è difficile dialogare con chi non si mette minimamente in discussione.
Ad esempio, l'ambiente è un tema che sta diventando di sinistra, perchè i verdi-comunisti sono più numerosi dei verdi verdi-con l'orso che ride (che cacchio si ride poi???)? O per qualke altro arcano motivo? Forse perchè a chi guarda unicamente il profitto dell'ambiente non gliene frega niente? Non mi pronuncio,ognuno pensi quello che vuole. Quando però un quotidiano come Avvenire dice determinate cose, a meno che pure i vescovi non abbiano preso una deriva "rossa", conviene fermarsi un attimo e pensare. La realtà è oggettiva o frutto dei nostri pensieri, come diceva qualke strafumato filosofo?

(Avvenire - 4 agosto 2007)
L'intervista - Il meteorologo Caroselli: «Tra le aree a rischio le isole e le zone costiere. Bisogna investire nelle energie rinnovabili»

«Il surriscaldamento causerà danni sempre maggiori»


Di Paolo M. Alfieri

«Tra le conseguenze del cambiamento climatico c'è anche sicuramente l'intensificazione dei fenomeni atmosferici. Non è un caso che le trombe d'aria, i cicloni tropicali, i tornado, e più in generale le precipitazioni, siano non solo sempre più frequenti ma anche molto più distruttive. Le intense piogge monsoniche che negli ultimi giorni si sono abbattute su India, Nepal e Bangladesh sono legate a questo processo in atto». A parlare è l'esperto meteorologo Guido Caroselli, che non nasconde la sua preoccupazione per le tendenze atmosferiche degli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda il riscaldamento dell'atmosfera.
L'aumento dei danni ambientali e umani è dunque una conseguenza del cambiamento climatico?
Sì, il riscaldamento del pianeta intensifica i fenomeni atmosferici perché conferisce loro più energia. In altri termini non siamo davanti soltanto a un innalzamento delle temperature, ma anche, per un principio della termodinamica, ad un aumento dell'energia sprigionata.
Quali sono le zone più a rischio del pianeta?
Innanzitutto le piccole isole, i cosiddetti «paradisi delle vacanze». Lo scioglimento dei ghiacciai da una parte, e la dilatazione dell'acqua stessa, dovuta al riscaldamento, provocano infatti l'innalzamento del livello del mare. Rischiano poi tante zone costiere, anche nel nostro Mar Mediterraneo. Città come Venezia e Alessandria d'Egitto, o dall'altra parte del mondo Miami, in Florida, rischiano di essere sommerse. Ciò non avverrà dal giorno alla notte, come si vede ogni tanto nei film catastrofici, ma in modo graduale.
Alcuni segnali preoccupanti del cambiamento climatico, comunque, sono visibili già adesso...
Sì, basti pensare, ad esempio, alla grande ondata di caldo che nel 2003 ha investito l'Europa, uccidendo migliaia di persone. O, l'anno prima, alle inondazioni subite da città come Praga e Dresda.
C'è ancora chi dice, però, che in realtà siamo davanti a semplici fenomeni naturali…
Coloro che mantengono queste posizioni o sono in buona fede, ma magari mentalmente pigri, oppure, non esito a dirlo, sono a libro paga di lobby legate alle fonti energetiche tradizionali, come quella del petrolio. Nel cambiamento climatico influiscono molto le cause antropiche, dovute cioè all'azione dell'uomo, innanzitutto proprio l'inquinamento dovuto alle emissioni dei gas prodotti dalla combustione dei fossili.
Bisogna invece cambiare decisamente rotta, e subito.
Quali sono le alternative?
Ci sono due strade. La prima, molto discussa, è il nucleare, che porta con sé però il problema delle scorie radioattive e della possibilità, anche se remota, di disastrosi incidenti nucleari. L'altra opzione è quella delle energie rinnovabili, come ad esempio il solare e l'eolico. Molti obiettano che per le rinnovabili sono necessari investimenti gravosi. E però vale la pena spenderli, questi soldi, per avere un domani dei risultati. Tra l'altro per l'Italia, ad esempio, investire in questo campo significherebbe anche aprire nuove prospettive occupazionali per i giovani, che verrebbero direttamente impegnati nella conservazione dell'ambiente e del territorio in cui vivono.

martedì 11 settembre 2007

V-day


Ero in vacanza a prendere il sole e purtroppo ho mancato al V-day.
Un certo topozozo scrive: "Non vorrei diventare monotono, ma ieri sera il TG1 mi è sembrato davvero preoccupante.
Per tutto il giornale ha regnato un ostinato silenzio sul V-day di Beppe Grillo, a parte qualche inevitabile riflesso nelle recenti dichiarazioni di alcuni politici (tra cui quelle di Casini e Bertinotti, peraltro riferite dalla conduttrice).
Mi sembra quasi grottesco che il primo telegiornale nazionale ignori deliberatamente quello che, nel bene o nel male, è stato un evento di rilievo accaduto nel panorama politico-sociale italiano. E dire che il TG1, come tanti altri notiziari, è sempre pronto a nutrirsi di qualsiasi fatterello, anche il più insignificante.
Tanto per fare un esempio, sempre nell'edizione delle 20 di ieri un servizio si è occupato dei risultati di un sondaggio sulle 50 automobili più brutte del mondo. In altre parole, un giornalista ha imbastito un intero servizio su una banalissima notiziola pescata in rete, rivestendola poi con qualche immagine di repertorio e parlandoci sopra con inconsistente ironia. Un approccio discutibile all'informazione, peccato che su RaiUno questo capiti quasi ogni giorno. Probabilmente è questo il Servizio Pubblico 2.0 secondo Riotta.
Come se non bastasse, nella stessa edizione è stato propinato ai telespettatori un servizio sul testamento di Pavarotti e sulla conseguente spartizione del patrimonio, con tanto di previsioni su imminenti guerre tra eredi e lezioncina di un notaio sui meccanismi che regolano la successione. L'ennesimo esempio di buon gusto e serietà giornalistica.
Forse si stava meglio ai tempi di Mimun, in ogni caso urge correre ai ripari: nei prossimi giorni raccomando astinenza completa dal TG1 e consiglio frequenti approvvigionamenti presso fonti informative diverse, pulite, magari scomode, possibilmente indipendenti."

Come dargli torto?
Se non siete mai stati, o se ve lo siete dimenticato, il sito (blog) di Beppe Grillo è raggiungibile qui.

domenica 2 settembre 2007

Dal Vangelo secondo Right


Ed ecco che un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova, e gli disse: «Maestro, che devo fare per ereditar la vita eterna?» Gesù gli disse: «Nella legge che cosa sta scritto? Come leggi?» Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso». Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa' questo, e vivrai». Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?» Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s'imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso passava di lì un milanese, ariano, cattolico, diretto a Gerico per affari. Vedutolo, subito pensò: "Ma chi è sto barbone che insudicia la strada e stà lì a poltrire anzichè andare a lavurà? Sicuramente avrà passato la nottata a sbronzarsi e ora non ce la fa nemmeno ad alzarsi. Chiamo subito la polizia!". Ma la polizia era giustamente impegnata a fare multe a cammelli in divieto di sosta e non arrivò mai... Passò di lì un cipriota (??) che, vedendo il pover'uomo a terra non in grado di reagire, ne approfittò per rubargli l'orologio. Poi scappò di corsa alla velocità della luce. Passò di lì un uomo perbene, che conosceva a memoria la Bibbia, la filosofia di Platone, di Socrate e di Aristotele, nonchè la Divina Commedia di Dante. Veduto l'uomo, ancora a terra immobile, non capiva se era ancora vivo o meno. Lo tastò quindi con li suo bastone, con l'aria un po' schifata. Gli disse:"Ascolta, io non so cosa ti sia successo, ma credo che sia affar tuo se ora ti trovi nei guai. Io ho un'assicurazione sulla vita e prego sempre il buon Dio affinchè mi protegga da ogni male. Evidentemente tu non fai altrettanto, quindi, mi dispiace dirtelo ma io non posso fare nulla per te. E poi mi chiedo, perchè mai dovrei? Io, se ho un problema, me lo risolvo da solo! Se ognuno facesse così, non ci sarebbero problemi, no? Quindi datti una mossa e soprattutto, vai a confessare i tuoi peccati!". E lasciatolo lì, agonizzante, proseguì la sua passeggiata per i luoghi sacri mediorentali.
Infine passò per quella stada un cubano: non era un commerciante nè un turista, per cui si può dedurre che fosse un fancazzista. Veduto l'uomo a terra, ormai quasi morto, si precipitò per soccorrerlo. Avvicinatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: "Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno". Quale di questi quattro ti pare essere stato il prossimo di colui che s'imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «sicuramente il milanese o l'uomo perbene, in quanto erano persone che lavoravano, che si dichiaravano credenti e che si facevano gli affari loro». Gesù gli disse: «Va', e fa' anche tu le stesse cose».


Non so voi ma io, nel mio Vangelo, ho letto un'altra versione...che trovate qui!

sabato 1 settembre 2007

Sanità, razionalità, io e noi


Bello. Veramente bello l'ultimo film di Moore che ancora una volta opera la sua missione di "staccafettediprosciutto" dagli occhi di molti ingenui, menefreghisti, eccetera eccetera. Più che altro regala un po' di interessanti informazioni a chi le desidera, perchè il vero taget di questi film continua a improsciuttarsi gli occhi e a fare la vita individualista di sempre. Da buon americano che è, il buon Moore non può fare a meno che condire i fatti con alcune inesattezze e distorsioni a suo favore, che sinceramente mi danno un po' fastidio ma nel complesso i suoi mockumentary sono interessanti e veritieri più che a sufficienza.
A Torino lo danno al Pathè, all'Eliseo, al Massimo, al Reposi.
Andatelo a vedere!!!!

TELECAMERE


Voglio le telecamere. Ovunque!! Non ne posso più di sperimentare sulla mia pelle o sentir parlare di:


  • auto rubate

  • autoradio rubate

  • navigatori rubati

  • parabrezza sfondati

  • moto rubate

  • valigie rubate

  • donne violentate

  • portafogli rubati

  • gente aggredita

  • pusher che spacciano tranquillamente

  • vecchiette scippate

  • muri imbrattati

  • teppismo

  • vandalismo

  • chi più ne ha più ne metta...


Cavolo, la soluzione c'è! Telecamere ovunque. Chissenefrega della privacy, ma vi sembra che sia meglio continuare a subire quanto sopra elencato per un po' di privacy che viene a mancare??
Chiamparino fortunatamente l'ha capito e si sta muovendo per installare qualche telecamera in centro. Meglio di nulla e..speriamo che si vada avanti in questa direzione. Grande Chiampa!

Rapporti d'amore..o di forza?


Quando ero piccolo pensavo che un uomo ed una donna un giorno si incontrssero, si innamorassero, poi si spossassero e stessero tutta la vita insieme. ('mazza quanti congiuntivi).
Poi mi sono accorto che certe coppie si lasciano... E ho capito che non tutto "è per sempre". Ma non avevo ancora colto certe dinamiche tanto perverse quanto diffuse.
E' successo quando ho visto che spesso la ricerca dell'altro corrisponde ad un bisogno da soddisfare, simile al cibo o al sonno. Sento di molte coppie il cui rapporto ha queste premesse: dal non essere soli al mero desiderio d'affetto, di sesso, alla volontà di potenza. Quando si entra dalla porta sbagliata può succedere veramente di tutto. Tutto il peggio! Coppie che ad un certo punto si ricattano, aspettano il passo falso, la debolezza, l'errore del partner per metterlo in scacco o per trovare un pretesto, una giustificazione per tradirlo, trattarlo male, rinfacciargli e rivangare macerie ormai sepolte... Gente che indaga sul passato della sua "dolce metà" - spesso davanti a lui/lei mostra sorrisi e dolci parole - per capire se è stato lasciato o ha preso lui l'iniziativa, per fare poi ragionamenti del tipo "prima che mi freghi lui/lei lo frego io"! Coppie che sanno già dall'inizio che non avranno un futuro stanno insieme ma allo stesso tempo guardano e coltivano relazioni parallele come potrebbe fare un agente di commercio con potenziali clienti. E un bel giorno salutano l'altro con estrema "tranquillità" e spietatezza, chiedendosi perchè il/la malcapitato/a ci possa stare male. E magari sul serio non capiscono! Non è sempre cinismo estremo, spesso è egoismo spinto all'ennesima potenza, che acceca completamente l'animo e la ragione.
Ho raccontato casi estremi ma dai rischi nessuno è esente. Ma ci si chiede perchè si sta insieme? Cos'è l'Amore?

martedì 14 agosto 2007

Giustizia e salari (M.Travaglio)


Gentile Luca Cordero di Montezemolo,

il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100 euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa, mentre i lavoratori molto di meno. In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca.

Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli facciamo costruire chi se le compra?”. Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni di liquidazione.

Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni. Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato? Dov’è la meritocrazia? La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti.

Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo. Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli. In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.

Vita e "opere" di Silvio Berlusconi



Questo blog non poteva che iniziare con il raccontare la vita di un personaggio che con la giustizia ha molto a che fare...
"Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perché essi saranno saziati."
Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli."
(Vangelo di Matteo, capitolo 5)


"Berlusconi"
di Marco Travaglio e Peter Gomez

L’opuscolo "Berlusconi", tradotto in quattro lingue (francese, inglese, spagnolo e tedesco) è stato distribuito da Gianni Vattimo (su domanda del quale il libretto stesso è stato redatto) a tutti i Parlamentari europei nel pomeriggio del 2 luglio 2003, giorno della presentazione, da parte del
presidente del Consiglio dei Ministri italiano Silvio Berlusconi, del programma della presidenza italiana dell’Unione Europea.
Il contenuto del testo è qui di seguito riportato integralmente nelle cinque lingue, e la sua consultazione è agevolata dalla possibilità di visionare nella lingua scelta i singoli capitoli a partire dall’indice. Editing del documento (cartaceo e on line): Mario Cedrini e Stefano Cardone.
Marco Travaglio e Peter Gomez

Berlusconi

INDICE

Lettera di presentazione di Gianni Vattimo
Vita di Berlusconi. Cronologia
Berlusconi e i suoi misteri
Tutti i processi di Berlusconi
Tutto ciò che penso di Berlusconi
Di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo Berlusconi
Sebbene non sia stato incluso nell’opuscolo per ragioni di spazio, riportiamo
anche il capitolo
"Tutte le bugie di Berlusconi"
sempre ad opera dei due autori, nella sola versione italiana.
Lettera di presentazione di Gianni Vattimo

Caro Collega,

il breve testo che troverà in allegato è una sommaria presentazione del personaggio che, secondo le regole della rotazione, occuperà nel prossimo semestre il posto di presidente del Consiglio Europeo. Questa presentazione è stata preparata da due giornalisti italiani, Marco Travaglio e Peter Gomez, che da tempo seguono le vicende politiche e giudiziarie di Silvio Berlusconi e
ne scrivono sulla stampa italiana. Non sempre, però, queste vicende sono conosciute adeguatamente negli altri Paesi dell’Unione. So bene che proprio in questi giorni, in occasione dell’inizio del "semestre italiano", molta stampa europea ha fornito più informazioni del solito sul discusso personaggio. Ma siccome si attribuisce agli italiani, anche ai partiti di opposizione, l’intenzione di contribuire al "successo" del semestre europeo del nostro premier, io diffondo questo opuscolo informativo proprio perché non intendo contribuire in alcun modo a tale successo. Anzi, credo che un vero successo dell’Italia, e anche dell’Europa, si possa realizzare solo riducendo al minimo il danno che la democrazia, l’indipendenza dell’Europa dagli Usa, la libertà di informazione, la lotta contro la corruzione, possono ricevere dalla presidenza europea di Silvio Berlusconi. Una conoscenza dettagliata e, nonostante le apparenze, obiettiva, della sua storia affaristico-politicogiudiziaria può, spero, servire a questo scopo.
Un cordiale saluto
Gianni Vattimo

VITA DI BERLUSCONI. CRONOLOGIA
1936. Nasce a Milano il 29 settembre, primo di tre figli (due maschi e una
femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi,
casalinga.
1954. Prende la maturità classica al liceo salesiano Copernico e s’iscrive
all’Università Statale, facoltà di Giurisprudenza. A tempo perso, vende
spazzole elettriche porta a porta, fa il fotografo ai matrimoni e ai funerali,
suona il basso e canta nella band dell’amico d’infanzia Fedele Confalonieri
(anche sulle navi da crociera).
1957. Primo impiego saltuario nella Immobiliare costruzioni.
1961. Si laurea in legge con 110 e lode, a Milano: tesi sugli aspetti giuridici
del contratto pubblicitario, e vince una borsa di studio di 2 milioni messa in
palio dalla concessionaria Manzoni. Evita, non si sa come, il servizio militare.
E si dà all’edilizia, acquistando un terreno in via Alciati, grazie alla garanzia
fornitagli dal banchiere Carlo Rasini, che gli procura anche un socio, il
costruttore Pietro Canali. Nasce la Cantieri Riuniti Milanesi.
1963. Fonda la Edilnord Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il
commercialista svizzero Carlo Rezzonico (per la misteriosa finanziaria
luganese Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag). Nel 1964 apre un
cantiere a Brugherio per edificare una città-modello da 4 mila abitanti. Nel
1965 è pronto il primo condominio, di cui però non riesce a vendere
nemmeno un appartamento. Poi, non si sa come, riesce a venderlo al Fondo
di previdenza dei dirigenti commerciali.
1965. Sposa Carla Elvira Dall’Oglio, genovese, che gli darà due figli: Maria
Elvira (1966) e Piersilvio (1969).
1968. Nasce l’Edilnord 2, acquistando terreni nel comune di Segrate, dove
sorgerà Milano 2.
1969. Brugherio è completa con 1000 appartamenti venduti.
1973. Fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie
ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding
(amministrata dal finanziere Ercole Doninelli). Acquista ad Arcore, grazie ai
buoni uffici dell’amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i terreni
ad Arcore, a prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore dell’unica
erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e
contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui.
1974. Grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce
l’Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università,
Marcello Dell’Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv
via cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all’etere col nome di Canale
5. Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal boss
mafioso Vittorio Mangano, assunto in Sicilia da Dell’Utri come "fattore", cioè
come amministratore della casa e dei terreni. Mangano lascerà Arcore
soltanto un anno e mezzo - due anni più tardi, in seguito a due arresti e a
un’inchiesta a suo carico per il sequestro di un ospite della villa amico di
Berlusconi.
1975. Le due fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord
e la Milano 2. Ma Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da
una miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di
Italcantieri, e al 1979, quando assumerà la presidenza della Fininvest.
1977. Appena divenuto Cavaliere del Lavoro, acquista una quota
dell’editrice de Il Giornale, fondato nel 1974 da Indro Montanelli.
1978-1983. Riceve circa 500 miliardi al valore di oggi, di cui almeno una
quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding Italiana
che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt’oggi la provenienza. Sono
gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi dal 1976, al potere e
della sua ascesa al governo.
1978. Si affilia alla loggia massonica deviata e occulta "Propaganda 2" (P2)
del maestro venerabile Licio Gelli, a cui è stato presentato dal giornalista
Roberto Gervaso. Tessera numero 1816. Di lì a poco comincerà a ricevere
crediti oltre ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl (due banche con
alcuni uomini-chiave affiliati alla P2). E inizierà a collaborare, con commenti
di politica economica, al "Corriere della Sera", controllato dalla P2 tramite
Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in quanto
"eversiva", con un provvedimento del governo Spadolini.
1980. Berlusconi fonda, con Marcello Dell’Utri, Publitalia 80, la
concessionaria pubblicitarie per le reti tv. Conosce l’attrice Veronica Lario, al
secolo Miriam Bartolini, che recita in uno spettacolo al teatro Manzoni di
Milano senza veli. Se ne innamora. La nasconde per tre anni in un’ala
segreta della sede Fininvest in Via Rovani a Milano. Poi la donna rimane
incinta e nel 1984, sempre nel segreto più assoluto, partorisce in Svizzera
una bambina, Barbara. Berlusconi la riconosce. Padrino di battesimo,
Bettino Craxi.
1981. I giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando
sui traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli
elenchi degli affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce danni dallo
scandalo che travolge il governo, l’esercito, i servizi segreti e il mondo del
giornalismo.
1982. Berlusconi acquista l’emittente televisiva Italia 1 dall’editore Edilio
Rusconi.
1984. Berlusconi acquista l’emittente Rete 4 dalla Mondadori: ormai è
titolare di tre network televisivi nazionali, e può entrare in concorrenza
diretta con la Rai. Ma tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli
impianti che consentono le trasmissioni illegali di programmi in
"interconnessione", cioè in contemporanea su tutto il territorio nazionale.
Craxi vara un decreto urgente (il primo "decreto Berlusconi") per legalizzare
la situazione illegale. Ma il decreto non viene convertito in legge perché
incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il secondo "decreto Berlusconi"),
minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova
bocciatura del decreto. E nel febbraio ’85 il decreto sarà approvato, dopo
che il governo avrà posto la questione di fiducia.
1985. Berlusconi divorzia da Carla Dell’Oglio e ufficializza il legame con
Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora (1986) e Luigi (1988). Le
seconde nozze verranno celebrate, con rito civile, nel 1990, officiante il
sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri, cognato di Craxi. Testimoni degli
sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.
1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988
vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l’operazione La Cinq in
Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel ’90. E’ Jacques Chirac a
cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
1988. Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema
radiotelevisivo. Che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza
imporre al Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la
Standa. La legge verrà approvata nel 1990.
1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo
della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La
Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e
tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il
tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall’avvocato Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo
concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione
a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il
resto rimarrà a Berlusconi.
1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può
tenersi televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e
Mondadori, dovendo soltanto "spogliarsi" de Il Giornale (che viene girato nel
’90 al fratello Paolo).
1994. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di
Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia,
vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e
diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto
nell’inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è
costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non
condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto
d’interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in
bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si
ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del
centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all’opposizione, alle
prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con
diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e
(raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione.
2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e
torna alla presidenza del Consiglio.
gnato di Craxi. Testimoni degli
sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.
1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988
vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l’operazione La Cinq in
Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel ’90. E’ Jacques Chirac a
cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
1988. Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema
radiotelevisivo. Che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza
imporre al Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la
Standa. La legge verrà approvata nel 1990.
1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo
della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La
Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e
tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il
tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall’avvocato Previti
per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo
concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione
a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il
resto rimarrà a Berlusconi.
1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può
tenersi televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e
Mondadori, dovendo soltanto "spogliarsi" de Il Giornale (che viene girato nel
’90 al fratello Paolo).
1994. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di
Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia,
vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e
diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto
nell’inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è
costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non
condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto
d’interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in
bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si
ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del
centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all’opposizione, alle
prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con
diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e
(raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione.
2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e
torna alla presidenza del Consiglio.
BERLUSCONI E I SUOI MISTERI
La vita e la carriera dell’imprenditore Silvio Berlusconi, nonostante le
biografie autorizzate che il protagonista ha fatto pubblicare o propiziato nel
corso degli anni con fini auto-agiografici, rimane costellata di buchi neri e di
domande senza risposta. Piccolo riepilogo degli omissis più inquietanti.
1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per
costruire Milano 2. Soci accomandatari (quelli che vi operano), oltre al
futuro Cavaliere, sono il commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori Pietro
Canali, Enrico Botta e Giovanni Botta. Soci accomandanti (quelli che
finanziano l’operazione) il banchiere Carlo Rasini, titolare dell’omonima
banca con sede in via dei Mercanti a Milano, e l’avvocato d’affari Renzo
Rezzonico, legale rappresentante di una finanziaria di Lugano: la
"Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag", di cui nessuno conoscerà mai i
reali proprietari. Si tratta comunque di gente molto ottimista, se ha affidato
enormi capitali a Berlusconi, cioè a un giovanotto di 27 anni che, fino a quel
momento, non ha dato alcuna prova imprenditoriale degna di nota.
2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi Berlusconi lavora per tutta la vita,
da semplice impiegato a direttore generale, ecco la risposta di Michele
Sindona (bancarottiere piduista legato a Cosa Nostra e riciclatore di denaro
mafioso) al giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli domanda
quali siano le banche usate dalla mafia: "In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte.
A Milano una piccola banca in piazza Mercanti". Cioè la Rasini, dove ripetiamo
- Luigi Berlusconi, padre di Silvio, ha lavorato per tutta a vita, fino
a diventarne il procuratore generale. Alla Rasini tengono i conti correnti noti
mafiosi e narcotrafficanti siciliani come Antonio Virgilio, Salvatore Enea,
Luigi Monti, legati a Vittorio Mangano, il mafioso che lavora come fattore
nella villa di Berlusconi fra il 1973 e il 1975.
3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas (una sorta di
Edilnord 2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio accomandatario c’è
sua cugina Lidia Borsani, 31 anni. E i capitali li fornisce un’altra misteriosa
finanziaria luganese, la "Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in
Residenzentren Ag" (Aktien), fondata da misteriosi soci appena 10 giorni
prima della nascita di Edilnord 2. Berlusconi da questo momento sparisce
nel nulla, coperto da una selva di sigle e prestanome. Riemergerà solo nel
1975 per presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come presidente della
Fininvest. Intanto nascono decine di società intestate a parenti e figuranti,
controllate da società di cui si ignorano i veri titolari. Come ha ricostruito
Giuseppe Fiori nel libro "Il venditore" (Garzanti, 1994, Milano), Italcantieri
nasce nel 1973, costituita da due fiduciarie ticinesi: "Cofigen Sa" di Lugano
(legata al finanziere Tito Tettamanzi, vicino alla massoneria e all’Opus Dei) e
"Eti A.G.Holding" di Chiasso (amministrata da un finanziere di estrema
destra, Ercole Doninelli, proprietario di un’altra società, la Fi.Mo, più volte
inquisita per riciclaggio, addirittura con i narcos colombiani).
4) Nel 1974 nasce la "Immobiliare San Martino", amministrata da Marcello
Dell’Utri e capitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio
Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria
Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick
Pollack, nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e
prestanome, "figlieranno" una miriade di società legate a Berlusconi e ai
suoi cari: a cominciare dalle 34 "Holding Italiana" che controllano il gruppo
Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d’Italia Francesco Giuffrida e il
sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della
Procura di Palermo al processo contro Marcello Dell’Utri per concorso
esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il
1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni
di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni "mascherati",
dei quali tuttoggi "si ignora la provenienza". La Procura di Palermo sostiene
che sono i capitali mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al boss
Stefano Bontate. La difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti, anche
se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo stesso consulente
tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette l’"anomalia" e
l’incomprensibilità di alcune operazioni dell’epoca.
pitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio
Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria
Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick
Pollack, nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e
prestanome, "figlieranno" una miriade di società legate a Berlusconi e ai
suoi cari: a cominciare dalle 34 "Holding Italiana" che controllano il gruppo
Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d’Italia Francesco Giuffrida e il
sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della
Procura di Palermo al processo contro Marcello Dell’Utri per concorso
esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il
1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni
di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni "mascherati",
dei quali tuttoggi "si ignora la provenienza". La Procura di Palermo sostiene
che sono i capitali mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al boss
Stefano Bontate. La difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti, anche
se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo stesso consulente
tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette l’"anomalia" e
l’incomprensibilità di alcune operazioni dell’epoca.
5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di
Soncino, ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta
orfana nel 1970, la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri
d’autore, parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio,
scuderie, due piscine, centinaia di ettari di terreni. La Casati è assistita da
un pro-tutore, l’avvocato Cesare Previti, che è pure un amico di Berlusconi,
figlio di un suo prestanome (il padre Umberto) e dirigente di una società del
gruppo (la Immobiliare Idra). Grazie alla fortunata coincidenza, la favolosa
villa con annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell’epoca: un
prezzo irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di
alcune società immobiliari non quotate in borse, così che, quando la ragazza
si trasferisce in Brasile e tenta di monetizzare i titoli, si ritrova con una
carrettate di carta. A quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare
le azioni, ma alla metà del prezzo inizialmente pattuito. Una sentenza del
Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro "Gli affari del
presidente", che raccontava l’imbarazzante transazione.
6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello Dell’Utri, ingaggia come fattore
(ma recentemente Dell’Utri l’ha promosso "amministratore della villa") il
noto criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato Vittorio
Mangano. Il quale lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà
sospettato di aver organizzato il sequestro di Luigi d’Angerio principe di
Sant’Agata, che aveva appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con
Berlusconi, Dell’Utri e lo stesso Mangano. Mangano verrà condannato
persino per narcotraffico (al maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino)
e, nel 1998, all’ergastolo per omicidio e mafia.
7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2
(P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall’amico giornalista
Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene
registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625.
La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai
finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati
del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni
Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista
Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno
Tassan Din e Umberto Ortolani.
ggia Propaganda 2
(P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall’amico giornalista
Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene
registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625.
La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai
finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati
del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni
Cresti) alla collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista
Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno
Tassan Din e Umberto Ortolani.
8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della
Guardia di Finanza nella sede dell’Edilnord Cantieri Residenziali. Si spaccia
per un "un semplice consulente esterno" addetto "alla progettazione di
Milano 2". In realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto
Previti. Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta l’ispezione,
sebbene abbiano riscontrato più di un’anomalia nei rapporti con i misteriosi
soci svizzeri. Faranno carriera tutti e tre. Si chiamano Massimo Maria
Berruti, Salvatore Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il capopattuglia, lascerà
le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare per la Fininvest
come avvocato d’affari (società estere, contratti dei calciatori del Milan, e
così via). Arrestato nel 1985 nello scandalo Icomec (e poi assolto), tornerà
in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell’inchiesta sulle
mazzette alla Guardia di Finanza, poi verrà eletto deputato per Forza Italia e
condannato in primo e secondo grado a 8 mesi di reclusione per
favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla loggia P2.
9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza di Milano, che sta controllando i
telefoni di Berlusconi nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga,
redige un rapporto investigativo in cui si legge: "E’ stato segnalato che il
noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla
Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane (Lombardia e Lazio). Il
predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa Smeralda
avvalendosi di società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque
all’estero. Operativamente le società in questione avrebbero conferito ampio
mandato ai professionisti della zona". Per otto anni l’indagine, seguita
inizialmente dal pm Giorgio Della Lucia (poi passato all’Ufficio istruzione, da
anni imputato per corruzione in atti giudiziari insieme al finanziere Filippo
Alberto Rapisarda, ex datore di lavoro ed ex socio di Marcello Dell’Utri)
langue, praticamente dimenticata. Alla fine, nel 1991, il gip milanese Anna
Cappelli archivierà tutto.
10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato fra il Cavaliere e la Legge risale
al 16 ottobre 1984. Tre pretori, di Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa
di applicare le norme che regolano l’emittenza televisiva e che il Cavaliere
ha deciso di aggirare, trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi
su tutto il territorio nazionale. I tre magistrati fanno presente che è vietato,
non si può e bloccano le attrezzature che consentono l’operazione
fuorilegge. Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici,
poi scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan "Vietato vietare",
opportunamente rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio
Costanzo. Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del
Consiglio Bettino Craxi. Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per
precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam ("decreto
Berlusconi") che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare.
Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non
ci sta. E il decreto viene bocciato dall’aula come incostituzionale. Due dei tre
pretori reiterano il sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre
l’ambito locale. Così Craxi partorisce un secondo decreto Berlusconi,
agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo spauracchio della crisi di governo
e delle elezioni anticipate, in caso di mancata conversione in legge.
Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest sulla
televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche "legge-Polaroid"
per l’alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.
può e bloccano le attrezzature che consentono l’operazione
fuorilegge. Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici,
poi scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan "Vietato vietare",
opportunamente rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio
Costanzo. Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del
Consiglio Bettino Craxi. Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per
precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam ("decreto
Berlusconi") che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare.
Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non
ci sta. E il decreto viene bocciato dall’aula come incostituzionale. Due dei tre
pretori reiterano il sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre
l’ambito locale. Così Craxi partorisce un secondo decreto Berlusconi,
agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo spauracchio della crisi di governo
e delle elezioni anticipate, in caso di mancata conversione in legge.
Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest sulla
televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche "legge-Polaroid"
per l’alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.

TUTTI I PROCESSI DI BERLUSCONI
Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)
La Corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver
giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione
alla P2, ma il reato è coperto dall’amnistia del 1989. Interrogato sotto
giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta della mia
iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo
[.]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta".
Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e
aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d’appello di Venezia
scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non
rispondano a verità [.], smentite dalle risultanze della commissione Anselmi
e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di
Milano, e mai contestate [.]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha
dichiarato il falso", rilasciato "dichiarazioni menzognere" e "compiutamente
realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza".
Ma "il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".
Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione)
I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti
contestate (niente attenuanti generiche).
Appello: prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche),
assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530 c.p.p) per la quarta.
Nelle motivazioni si legge: "Il giudizio di colpevolezza dell’imputato poggia
su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per ciò
dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza probatoria".
Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due riferimenti alla
classica insufficienza di prove. La Cassazione non può entrare
dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza precedente
con formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma oppure
annulla). Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale rimandano
esplicitamente all’"articolo 530 cpv": dove "cpv" significa "capoverso", cioè
comma 2 ("prova contraddittoria o insufficiente"). A 12 righe dalla fine, a
scanso di equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari.
Si legge infatti: "Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza
probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla
Corte d’appello...".
All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti)
I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su
estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi.
Appello: il reato cade in prescrizione, ma c’è: "per nessuno degli imputati
emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza".
Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle
spese processuali. Nella sentenza definitiva tra l’altro si legge: "Lgge: "Le
operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su
estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern
Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest
spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente.
[.] Non emerge negli atti processuali l’estraneità dell’imputato".
All Iberian 2 (falso in bilancio)
Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in
materia di reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino
l’Alta Corte di giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le
eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà
dichiarato prescritto.
Medusa Cinema (falso in bilancio)
I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie
alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore
di Silvio Berlusconi).
Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi,
secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di
come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi
(condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. Scrivono i giudici:
"La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia Berlusconi e le notorie
rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi postulano l’impossibilità di
conoscenza sia dell’incremento sia soprattutto dell’origine dello stesso".
Cassazione: sentenza d’appello confermata.
Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in
bilancio)
I grado: assoluzione dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per
4.4 miliardi di lire pagati in nero all’ex proprietario dei terreni che
circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di
secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali
"indubbiamente ha concorso Berlusconi".
Appello: confermata l’assoluzione dalle prime due accuse. Assoluzione anche
dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da
amnistia.
Cassazione: in corso.
Caso Lentini (falso in bilancio)
I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione
dell’acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie
alla nuova legge sul falso in bilancio.
Appello: in corso.
Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio)
Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge
sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati
dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian (comparto B
della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione
perché la mancata fissazione dell’udienza preliminare gli ha impedito di
sollevare un’eccezione d’incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive
comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell’Ocse.
galassia All Iberian (comparto B
della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione
perché la mancata fissazione dell’udienza preliminare gli ha impedito di
sollevare un’eccezione d’incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive
comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell’Ocse.
Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria).
Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo
grado ha portato alla condanna di Cesare Previti -è stato dichiarato
prescritto dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle
motivazioni della Cassazione, tra l’altro, si legge: "il rilievo dato [per
concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed
individuale del soggetto [Berlusconi è diventato presidente del Consiglio],
valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo.".
Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria)
A causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati da Berlusconi e dei
conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata
dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però
Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di
rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a
tempo di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria, delle
arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall’inizio del dibattimento.
Sme-Ariosto (falso in bilancio)
In seguito all’entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario,
questo capo d’imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato secondo
l’accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo in
attesa che l’Alta Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le
nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta
positiva per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico. Come tutti gli
altri procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi.
Diritti televisivi (falso in bilancio -?- e frode fiscale)
Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e
Fabio De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il
presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il
quale - secondo l’ipotesi accusatoria -avrebbe continuato anche dopo
l’ingresso in politica nel ’94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus
dell’azienda. Oggetto dell’indagine: una serie di operazioni finanziarie di
acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con
vorticosi passaggi fra una società estera e l’altra del gruppo Berlusconi, con
il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e
beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal
primo governo dello stesso Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle
imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati valutano in circa 180
milioni di euro nel 1994.
Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna)
Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto
nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di
privarlo dell’immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora
ricevuto risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana,
nel maggio 2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di nuovo alle autorità
italiane. Berlusconi in Spagna è accusato -insieme a Marcello Dell’Utri e ad
altri dirigenti del gruppo Fininvest -di aver posseduto, grazie a una serie di
prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché
totalitario dell’emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti dell’antitrust
spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote
azionarie.
Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro
sporco)
Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei
termini massimi concessi per indagare.
Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage)
Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti "mandanti a
volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993
(Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini
d’indagine. A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però
rilevato come Berlusconi e Dell’Utri abbiano "intrattenuto rapporti non
meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma
stragista realizzato". Cioè con il clan corleonese che da vent’anni guida Cosa
Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge il
giudice fiorentino che esiste "una obiettiva convergenza degli interessi
politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche
della nuova formazione [Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui
collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente
trascurato dalla legislazione dei primi anni 90". Poi aggiunge che, nel corso
delle indagini, addirittura "l’ipotesi iniziale [di un coinvolgimento di
Berlusconi e dell’Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la
sua plausibilità". Ma purtroppo è scaduto "il termine massimo delle indagini
preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori elementi.
Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: "Gli atti del fascicolo
hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto
tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari
controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell’Utri]. Ciò di
per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e
Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini
dell’organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". Ma "la friabilità del
quadro indiziario impone l’archiviazione".
C’è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il
23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel
capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on.
Dell’Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i
due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico".
Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra sul
versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze
con nuovi referenti della politica e dell’economia". Cioè a "indurre nella
trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso
nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra
aveva beneficiato".
pitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on.
Dell’Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i
due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico".
Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra sul
versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze
con nuovi referenti della politica e dell’economia". Cioè a "indurre nella
trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso
nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra
aveva beneficiato".
TUTTO CIÒ CHE PENSO DI BERLUSCONI
di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo Berlusconi
Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E’ una costola del vecchio
regime. E’ il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre la
Lega faceva cadere il regime, lui stava nel Mulino Bianco, col parrucchino e
la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto qualunquista. Ma non l’avete visto,
oggi, tutto impomatato fra le nuvole azzurre?
Berlusconi è bollito. E’ un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio
asservito all’Ulivo, segue anche lui l’esercito di Franceschiello dietro il
caporale D’Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è
Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti. La
trattativa Lega-Forza Italia se l’è inventata lui, poveraccio. Il partito di
Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la bistecca
e la Lega il pestacarne.
Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E’ un kaiser in
doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della
politica. Un Peròn della mutua. E’ molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di
nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel
mio pollaio.
Berlusconi è l’uomo della mafia. E’ un palermitano che parla meneghino, un
palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il
Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C’è qualche differenza fra noi e
Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è
ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora.
Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda:
da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono
centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga. A me
personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca
Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi è
riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il
padre di Silvio e c’erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra.
Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto
Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding. Come
potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove
vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la
droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora
gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo
governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il
partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l’ho abbattuto.
Quel brutto mafioso guadagna soldi con l’eroina e la cocaina. Il mafioso di
Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par
condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli
arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra
politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L’uomo di Cosa Nostra,
con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono
fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di
Cosa Nostra a Milano.
Forza Italia è stata creata da Marcello Dell’Utri. Guardate che gli interessi
reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la
raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha
limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso
migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le
televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del
Nord.
Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in
barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché
vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che ’pecunia non olet’.
C’è denaro buono che ha odore di sudore, e c’è denaro che ha odore di
mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore.
Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col
Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse:
"Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e
mandammo indietro il maleficio al mago. Non c’è marchingegno stregato
che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa
gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell’Utri, inquisito per
mafia.
La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo
leggera! Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi.
Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione
pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito
che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l’Autocrate. Io dico quel
che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per
azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?
Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli
interessi dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che
va tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte.
Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa
che con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che
avrei fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c’è villa, non c’è regalo,
non c’è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve
sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano
due secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati,
quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all’inglese e
scaraventano tutto nel Lambro.
Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma.
Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in
mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il
lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini
del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna
portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità
gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione
ggio. L’uomo di Cosa Nostra,
con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono
fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di
Cosa Nostra a Milano.
Forza Italia è stata creata da Marcello Dell’Utri. Guardate che gli interessi
reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la
raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha
limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso
migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le
televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del
Nord.
Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in
barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché
vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che ’pecunia non olet’.
C’è denaro buono che ha odore di sudore, e c’è denaro che ha odore di
mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore.
Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col
Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci disse:
"Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi uscimmo e
mandammo indietro il maleficio al mago. Non c’è marchingegno stregato
che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa
gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell’Utri, inquisito per
mafia.
La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo
leggera! Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi.
Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione
pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito
che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l’Autocrate. Io dico quel
che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per
azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?
Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli
interessi dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che
va tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte.
Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa
che con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che
avrei fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c’è villa, non c’è regalo,
non c’è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve
sapere che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano
due secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati,
quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all’inglese e
scaraventano tutto nel Lambro.
Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma.
Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in
mente di fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il
lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di fustini
del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione. Bisogna
portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità
gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione
delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade
in nessuna parte del mondo. E’ ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo
votate, quello vi porta via anche i paracarri.
Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma
non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il
loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi.
Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito
degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come
l’arcorista è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma
attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere
la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all’Inferno, perché
quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che
dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo
con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui.
per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade
in nessuna parte del mondo. E’ ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo
votate, quello vi porta via anche i paracarri.
Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma
non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il
loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi.
Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il partito
degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come
l’arcorista è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma
attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere
la nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all’Inferno, perché
quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che
dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo
con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui.
(le frasi contenute nel testo sono state pronunciate testualmente da
Umberto Bossi fra il 1994 e il 1999, cioè durante le tensioni del primo
governo Berlusconi, dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi nel dicembre 1994
e prima della loro riappacificazione alla fine del 1999. Le date esatte delle
dichiarazioni, tratte da giornali quotidiani e agenzie di stampa, sono le
seguenti: 1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994;
1,12,17 giugno 1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre
1994; 6,20,23 dicembre 1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile
1995; 10 giugno 1995; 29 luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto
1997; 18 giugno 1998; 22 luglio 1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre
1998; 24 febbraio 1999; 13 aprile 1999; 10 settembre 1999; 19 ottobre
1999)

TUTTE LE BUGIE DI BERLUSCONI
"Io dico sempre cose sincere, anche perché non
ho memoria e dimenticherei le bugie. Come
ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo
della lotta politica? La gente deve fidarsi solo
di chi dice la verità" (Silvio Berlusconi, 2-3-94)
Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano scomparso nel 2001, lo
conosceva bene, avendolo avuto per 15 anni come editore. E diceva: "Silvio
Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre anche a se
stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne". Una pulsione
incontenibile e irrefrenabile, quella del presidente del Consiglio italiano verso
la menzogna. Persino in Tribunale. Infatti, il 22 ottobre 1990, la Corte
d’Appello di Venezia l’ha riconosciuto colpevole di aver mentito ai giudici
sotto giuramento: "Il Berlusconi - si legge nella sentenza -deponendo
avanti il Tribunale di Verona, ha dichiarato il falso, realizzando gli estremi
obiettivi e soggettivi del contestato delitto": cioè la falsa testimonianza, a
proposito della sua iscrizione alla loggia massonica P2. Il reato, accertato, fu
dichiarato estinto grazie a una provvidenziale amnistia approvata nel 1989.
Negli Stati Uniti la menzogna (specie se giurata dinanzi a un giudice)
comporta l’immediato impeachment: il colpevole lascia la Casa Bianca. In
Italia, entra a Palazzo Chigi. E, naturalmente, continua a mentire. Come
prima e più di prima. Quello che segue è un piccolo catalogo ragionato delle
bugie berlusconiane.

BERLUSCONI GIOVANE
"La mia carriera canora (come cantante sulle navi da crociera, ndr) è
cominciata con una tournée in Libano" (7-6-1989). Ma secondo Giuseppe
Fiori, suo biografo non autorizzato, Berlusconi non è mai stato in Libano.
"Al ’Gardenia’ (un locale notturno, ndr) di Milano, come poi sarebbe
avvenuto a Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in pista per ballare con le
bionde" (ibidem). Ma Berlusconi non ha mai suonato a Parigi.
"Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi dovevo
suonare e cantare nei locali della capitale" (8-7-1989). Ma Berlusconi non ha
mai studiato alla Sorbona: semmai alla Statale di Milano.
"A Parigi facevo il canottaggio ed ero campione italiano studentesco con il
Cus di Milano" (luglio 1989). Parigi a parte, esistono seri dubbi sui titoli
sportivi conquistati dal Cavaliere in canoa.

BERLUSCONI INCAPPUCCIATO
"Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque
che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di
iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale di Verona).
Berlusconi s’iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò regolarmente la
quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa testimonianza.
que
che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di
iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale di Verona).
Berlusconi s’iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò regolarmente la
quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa testimonianza.
"Basta con questa storia della P2: l’ho già detto, ricevetti la tessera per
posta e non pagai neppure la quota d’iscrizione" (10-3-94). Ma, come ha
testimoniato anche Licio Gelli, gran maestro venerabile della loggia P2,
"Berlusconi ha fatto la normale iniziazione alla loggia P2".

BERLUSCONI IMPRENDITORE
"Il signor Berlusconi ha lavorato, ha rischiato, ha pagato le tasse e non ha
mai chiesto alcuna lira di contributi allo Stato" (22-5-95). Ma la Fininvest è
sotto processo per evasione fiscali di centinaia di miliardi; e ha ricevuto
contributi pubblici, tanto per l’editoria (5 miliardi e rotti all’anno per Il
Giornale, intestato al fratello Paolo, altrettanti per Il Foglio intestato alla
moglie Veronica), quanto per la cassa integrazione alla Standa e alla
Mondadori.
"La legge Mammì ci ha tolto la metà del fatturato" (La Stampa, 24-5-95).
All’epoca della legge Mammì (che nell’agosto 1990 ha regolamentato il
sistema radiotelevisivo italiano), le dimensioni del gruppo erano
pressappoco le stesse del ’95.
"La Mammì ci ha costretti a vendere i quotidiani e ci ha impedito di tenere le
pay tv" (La Stampa, 24-5-95). I quotidiani erano uno solo: il Giornale
(subito passato al fratello Paolo); le pay tv non esistevano ancora, visto che
Tele+ è nata il 20 ottobre ’90.
"E’ una falsità, una cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci
sia Craxi. Non devo nulla a Craxi e al cosiddetto Caf, e non rinnego nulla di
ciò che ho fatto" (a Mixer, Rai2, 21-2-94). Ma era stato lo stesso Berlusconi
a confessare, il 13-9-93, in un raro lampo di sincerità, di aver licenziato
l’anchor man Gianfranco Funari su ordine di Craxi ("Non è un mistero aveva
ammesso il Cavaliere -che Berlusconi è sempre stato schiavo del
Principe, e in più di un’occasione ho dovuto tenerne conto. Un anno fa, se
ricordate bene, io stavo aspettando le concessioni televisive...").

BERLUSCONI CANDIDATO
"Tutti mi chiedono di candidarmi. Ma io so perfettamente quello che posso
fare. Se io facessi la scelta politica dovrei abbandonare le televisioni e
cambiare completamente mestiere. Un partito di Berlusconi non c’è stato,
nè ci sarà mai" (13-9-93). Due mesi dopo nasce ufficialmente Forza Italia e
Berlusconi si candida alla presidenza del Consiglio.
"Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario, sarà la ventesima
volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a mettermi contro gli attuali
protagonisti della politica. E perciò farà finta anche stavolta di non leggere
la mia smentita, per cui mi toccherà di ripeterla per la ventunesima volta e
chissà per quante altre volte ancora" (Epoca, 23-10-93). Come sopra.
"Il mio presunto partito esiste soltanto sulle pagine di alcuni giornali" (alla
commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.
(alla
commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.

BERLUSCONI PREMIER/2
"Il nostro futuro ministro della Giustizia è la dottoressa Parenti" (6-2-94).
Invece sarà Alfredo Biondi.
"Credo che al ministero dell’Interno ci sia bisogno di una persona esperta...
di un nonno" (La Stampa, 20-4-94). Infatti offre il ministero al pm Antonio
Di Pietro (44 anni), ma questi rifiuta, e allora Berlusconi nomina il leghista
Roberto Maroni (39 anni).
"Siamo orientati ad un governo molto snello, magari con meno
sottosegretari: sarebbe una bella rottura con il passato" (12-4-94). I
sottosegretari saranno 39, rispettivamente 3 e 4 in più rispetto ai precedenti
governi Ciampi e Amato.
"Il criterio per l’assegnazione dei ministeri sarà assolutamente meritocratico,
nessuna spartizione delle poltrone" (19-4-94). Infatti, per esempio, la
latinista Adriana Poli Bortone andrà alle Risorse Agricole.
"Questo governo è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della
vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da
questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei
magistrati" (al Senato, 16-5-94). In 7 mesi di vita, il governo Berlusconi
metterà quotidianamente in discussione l’indipendenza dei giudici e
approverà in tutta fretta il "colpo di spugna" di Biondi, detto anche "decreto
salvaladri", che vieta l’arresto per i reati di corruzione, concussione,
finanziamento illecito e falso in bilancio.
"Falcone e Borsellino hanno dato la vita contro la mafia. E’ nel loro nome
che il governo si sente vincolato a proseguirne l’opera. Sarebbe suicida
abbassare la guardia contro la criminalità. Bisogna invece dotare di
strumenti migliori la polizia e la magistratura" (al Senato il 16 e alla Camera
il 18-5-94). Il primo governo Berlusconi e la sua maggioranza tenteranno di
smantellare la legislazione voluta (e pagata con il sangue) da Falcone e
Borsellino: carcere duro per i boss (41-bis), legge sui pentiti, supercarceri
nelle isole e così via.
"Vi assicuro che non ci sarà il condono edilizio" (30-5-94). "Nel Consiglio dei
ministri o altrove non ho mai pronunciato la parola ’condono’. Sono i giornali
che vogliono farci apparire come gli altri governi" (23-6-94). Un mese dopo
il suo governo varerà il condono edilizio, e subito dopo quello fiscale.
"Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta" (29-3-94). "Mai mi occuperò di
questioni televisive, per non dare l’impressione di voler favorire i miei affari,
anzi starò più dalla parte della Rai che della Fininvest" (30-5-94). Pochi
giorni dopo, Berlusconi destituisce anzitempo l’intero consiglio
d’amministrazione della Rai, per nominarne uno nuovo di sua fiducia, con
appositi direttori di rete e tg. E proclama: "E’ certamente anomalo che in
uno Stato democratico esista un servizio pubblico televisivo contro la
maggioranza che ha espresso il governo del Paese. Questa Rai non piace
alla gente: me l’ha detto un sondaggio. Il governo se ne occuperà tra breve"
(7-6-94).
"Le nonne, le mamme e le zie d’Italia stiano tranquille: non sarà toccata una
lira delle pensioni attuali" (10-9-94). Poco dopo Berlusconi tenta una riforma
che taglia drasticamente le pensioni, poi bloccata da una manifestazione
sindacale con oltre un milione di persone e dalla dissociazione del suo
ministro del Lavoro Clemente Mastella, nonché del partito alleato Lega Nord
che lascia il governo e lo rovescia.
BERLUSCONI OPPOSITORE
"La par condicio ha danneggiato gravemente il Polo delle libertà" (20-4-95).
L’Osservatorio dell’università di Pavia sulle televisioni dimostra,
ininterrottamente dal 1995, che i politici più presenti sulle reti televisive
sono Berlusconi e i suoi uomini.
"Pochi ricordano che la Thatcher ha privatizzato qualunque cosa, tranne che
la British Telecom" (Liberal, 4-4-95). Ma è vero il contrario. Scrive infatti
Margaret Thatcher nella sua autobiografia ("Gli anni di Downing Street",
Sperling & Kupfer, 1994, pag.577): "British Telecom fu il primo servizio
pubblico ad essere privatizzato. Più di qualsiasi altra, la sua vendita pose le
basi del capitalismo ad azionariato popolare in Gran Bretagna... Fui più che
soddisfatta quando nel novembre 1984. British Telecom fu finalmente
privatizzata".
"Non so se avrò voglia di tornare a Palazzo Chigi. Troppo faticoso. La
presidenza del Consiglio non la reputo essenziale, non ho questa ambizione
personale" (10-2-95). "Non mi ritengo indispensabile. Sono assolutamente
favorevole ad un tecnico a Palazzo Chigi, io potrei restare leader del Polo in
cabina di regia" (13-4-95). "Adesso che si torna al teatrino della politica,
diventa inutile che io resti in pista. Meglio tornare a curare le mie aziende"
(31-5-95). "Il ruolo di regista delle riforme, come leader del Polo in
Parlamento, è un ruolo che mi attira molto di più di quello di presidente del
Consiglio" (10-10-95). Silvio Berlusconi avrà sempre un solo candidato per
Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi.

BERLUSCONI EDITORE
"Noi non abbiamo giornali-partito. Noi non teorizziamo né tantomeno
pratichiamo l’informazione come strumento di ricatto politico. I nostri sono
eccellenti prodotti editoriali, non fabbriche di consenso o, quel che è peggio,
di calunnie, di derisione, di disprezzo. Non ho mai usato né mai userò i miei
mezzi di comunicazione per scatenare campagne di aggressione contro un
concorrente, né diffamare chi non è d’accordo con me. Lascio questi metodi
ad altri" (Epoca, 20-10-93). Chiunque conosca giornali e tv berlusconiani sa
che, almeno dopo l’entrata in politica di Berlusconi, sono stati trasformati in
formidabili strumenti di attacco, aggressione e spesso anche di diffamazione
per i magistrati e gli avversari politici del loro proprietario.

BERLUSCONI RICANDIDATO
"Dal 1995, passata all’opposizione dopo il golpe politico-giudiziario, mentre
fischiavano le pallottole delle procure politicizzate, Forza Italia." (da "Una
storia italiana", l’autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20 milioni di
copie a tutte le famiglie italiane nell’aprile 2001, in piena campagna
elettorale). Forza Italia passò all’opposizione perché, il 21 dicembre ’94,
Berlusconi salì al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega
Nord gli aveva revocato l’appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al
Ppi di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D’Alema. Le procure non
c’entrano nulla.
(da "Una
storia italiana", l’autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20 milioni di
copie a tutte le famiglie italiane nell’aprile 2001, in piena campagna
elettorale). Forza Italia passò all’opposizione perché, il 21 dicembre ’94,
Berlusconi salì al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega
Nord gli aveva revocato l’appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al
Ppi di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D’Alema. Le procure non
c’entrano nulla.
"Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società offshore
all’estero" (Silvio Berlusconi, 15-3-2000). La Cassazione ha già
accertato definitivamente che All Iberian è interamente controllata dalla
Fininvest. Tant’è che i suoi conti esteri venivano aperti dal tesoriere centrale
del gruppo Berlusconi, Giuseppino Scabini. All Iberian è una società offshore
con sede all’estero (isole del Canale), come le altre 63 scoperte dal
pool di Milano e confermate dalla società di revisione internazionale Kpmg.
"Le nostre holding erano intestate ai nostri consulenti perché si faceva così,
era tutto normale: le trovavamo già pronte negli studi professionali
specializzati" (26-4-2001). Le 34 holding "Italiana 1,2,3,4 eccetera" che
stanno dietro alla Fininvest sin dalla fine degli anni 70 e le altre società della
galassia berlusconiana nascono quasi tutte senza il nome di Berlusconi, ma
intestate a prestanome: una cinquantina fra parenti, amici, casalinghe
baresi, disoccupati calabresi, elettricisti, malati terminali colpiti da ictus,
persino un cecoslovacco nato nel 1887. Tutto normale?
"Nessun mistero sulle origini delle mie fortune: ho cominciato con la
liquidazione di mio padre: 30 milioni" (26-4-2001). Poi, però, fra il 1978 e il
1983 Berlusconi si ritrovò in tasca 113 miliardi (degli anni 70, pari ad
almeno 250 milioni di euro odierni). In parte giunti in contanti. Sulla
provenienza di quel fiume di denaro, Berlusconi non ha mai voluto spiegare
nulla. Nemmeno quando, nel novembre 2002, il Tribunale di Palermo che
sta processando il suo braccio destro Marcello Dell’Utri (parlamentare
europeo e italiano, già condannato per false fatture e frode fiscale e
imputato per mafia, calunnia ed estorsione), si è recato in trasferta a
Palazzo Chigi per interrogarlo. In quell’occasione, alle domande sulle origini
di quei quattrini e sulle ragioni che lo indussero a ospitare in casa sua per
due anni un boss mafioso del calibro di Vittorio Mangano, con mansioni di
"stalliere" o di "fattore", il premier ha Berlusconi ha risposto: "Mi avvalgo
della facoltà di non rispondere". E i giudici sono ritornati a Palermo a mani
vuote.

BERLUSCONI PREMIER/2
"Meno tasse per tutti" (slogan elettorale di Berlusconi, maggio 2001). Le
tasse degli italiani resteranno le stesse, anzi aumenteranno per l’incremento
sostanzioso dei tributi regionali e comunali, in conseguenza dei tagli ai
trasferimenti governativi a comuni e regioni. Il 13 novembre 2001, in visita
a Granada (Sagna), Berlusconi e il suo ministro dell’Economia Giulio
Tremonti comunicano che "i conti pubblici non sono ancora a posto", dunque
di ridurre le tasse non se ne parla. Così come della riforma delle pensioni,
promessa in campagna elettorale alla Confindustria. Che subito protesta.
parla. Così come della riforma delle pensioni,
promessa in campagna elettorale alla Confindustria. Che subito protesta.
"Non ho mai detto che la civiltà occidentale è superiore all’Islam. E’ colpa di
una sinistra irresponsabile che diffonde notizie false sul mio conto" (7-92001).
In realtà Berlusconi, soltanto il giorno prima, ha dichiarato
testualmente in una conferenza stampa dalla Germania: "Noi dobbiamo
essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al
benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c’è nei
paesi dell’Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica
e quella nostra sullo stesso piano. La libertà non è un patrimonio della
civiltà islamica. La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di
almeno 1400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l’Occidente
conosce. C’è una singolare coincidenza fra gli islamici e gli anti-global nella
loro opposizione all’Occidente". Poi l’incidente diplomatico internazionale, le
proteste della Lega Araba ("posizioni razziste"), l’imbarazzo dell’Occidente
impegnato nel tentativo di coinvolgere nella lotta al terrorismo
fondamentalista delle Due Torri i paesi islamici moderati. Così il Cavaliere è
costretto alla smentita, cioè all’ennesima bugia.
"Ho fatto un’esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato
un’ottima accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (1010-
2001). Così Berlusconi al termine di un incontro ufficiale a Bruxelles con
il presidente Romano Prodi e gli altri membri della Commissione europea.
Senonché Prodi cade dalle nuvole: "Non ne abbiamo neanche parlato".
Anche Solbes lo smentisce: "Non ho espresso alcun giudizio sulla finanziaria
italiana, la valuterò insieme al patto di stabilità". Berlusconi è costretto alla
retromarcia: "Io ho illustrato l’azione del mio governo, Prodi e Solbes mi
hanno ascoltato in silenzio". Poi, in conferenza stampa, se la prende con il
"club della menzogna della sinistra" che gli attribuirebbe frasi mai dette.
"La tv pubblica è interamente nelle mani della sinistra, e anche la tv privata
si sbilancia a sinistra" (30-1-2002, a Le Figaro). Appena tornato al governo,
Berlusconi, che già detiene il monopolio assoluto della televisione
commerciale (Canale 5, Italia 1, Rete 4), nomina suoi uomini al vertice delle
tre reti pubbliche Rai (presidente Antonio Baldassarre, direttore generale
Agostino Saccà). Costoro allontanano dal video i due giornalisti più famosi
della Rai, sgraditi al premier -Enzo Biagi e Michele Santoro -nonché il
comico Daniele Luttazzi, anche lui inviso al Cavaliere. Poi, quando il primo
consiglio di amministrazione si dimette agli inizi del 2003, Berlusconi
riunisce gli alleati in casa propria per decidere i nuovi consiglieri, facendo
infuriare addirittura i presidenti delle due Camere, che rifiutano di ratificare
le nomine. Alla fine, viene creato un nuovo Cda Rai formato da 4 esponenti
del centro-destra e uno solo del centro-sinistra. Anche il direttore generale,
amico di Berlusconi e del fratello Paolo, è di stretta obbedienza governativa.
"Comprare Alessandro Nesta (difensore della Lazio e della Nazionale, ndr)
per il Milan? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel
calcio abbiamo sbagliato tutti, ora basta" (23-8-2002). L’indomani il Milan di
Berlusconi annuncia l’acquisto di Nesta, avvenuto da almeno una settimana.
"Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto
(che gli consente di spostare i suoi processi da Milano a Brescia, ndr)" (31
7-2002). "La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (308-
2002).
"E se in Irak non ci fossero più armi di distruzione di massa? Come parere
personale, non credo che ci siano più quegli ordigni" (16-10-2001, al
termine di un lungo incontro con Vladimir Putin). "Sono e resto con Blair,
l’alleato più vicino a Bush. Non ho mai detto che Saddam non ha armi di
distruzione di massa. Dico solo che potrebbe avere avuto il tempo di
distruggerle o di metterle da qualche altra parte" (17-10-2002, dopo le
incredule proteste di Londra e Washington).
"Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002).
Berlusconi smentisce le rivelazioni del quotidiano La Repubblica, il quale
calcola che il condono fiscale contenuto nella legge finanziaria Berlusconi
consentirà al gruppo Mediaset di chiudere la lite col fisco per il possesso di
società off-shore risparmiando multe per 100 milioni di euro, pari a 200
miliardi di lire. Cinque mesi dopo, il settimanale l’Espresso scoprirà che
Mediaset ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando così circa
120 milioni di euro di imposte.
"Ho assoluta fiducia nella Cassazione, fiducia che non né mai mancata. Altra
cosa sono certi pm che vogliono un ruolo particolare e imbastiscono processi
che finiscono nel nulla" (26 gennaio 2003).L’indomani la Cassazione gli dà
torto e non sposta i suoi processi da Milano. Lui, il premier, tuona subito
contro i "giudici golpisti".

BERLUSCONI IMPUTATO
"Giuro sui miei cinque figli che non so nulla di quanto mi viene contestato
(le tangenti alla Guardia di Finanza, ndr). Sono vittima di una grande
ingiustizia. Mi dicono che questo avviso è la risposta a quanto stiamo
facendo" (23-11-94). "E’ come se mi avessero mandato un avviso di
garanzia accusandomi di non chiamarmi Silvio Berlusconi. Siccome sono
certo di chiamarmi Silvio Berlusconi, non credo che nessun tribunale giusto
al mondo possa condannarmi perché mi chiamo Silvio Berlusconi. Può
esserci una condanna, ma allora non sarà un atto di giustizia, ma
sovversione" (1-12-94). "Io corruttore? Sarebbe come incolpare suor Teresa
di Calcutta, dopo una vita di sacrifici, se una bambina dell’istituto allungasse
una mano per pigliare un quarto di mela dal fruttivendolo, non per sé, ma
per darlo ad un altro" (27-10-95). "Nessuno si è reso responsabile di
corruzione, il capo del gruppo non era minimamente a conoscenza di quanto
gli viene addebitato. Il vero scandalo sta semmai nel fatto che la mia
impresa, come quasi tutte le imprese italiane, sia stata sottoposta a
pressioni concussive da parte di un corpo armato dello Stato... Siamo stati
costretti a pagare da un’associazione a delinquere come la Guardia di
Finanza, da elementi deviati di un corpo armato dello Stato" (16-1-96). Con
buona pace dell’incolpevole prole, due dirigenti Fininvest verranno
definitivamente condannati per corruzione della Guardia di Finanza, un
consulente legale definitivamente per favoreggiamento, i due segretari per
falsa testimonianza in primo e secondo grado, mentre Berlusconi verrà
condannato dal Tribunale per corruzione, dichiarato prescritto (cioè
responsabile, ma non più punibile) dalla Corte d’appello, infine assolto dalla
Cassazione. Ma solo per "insufficienza probatoria".
"Publitalia non ha mai emesso fatture false, e funziona come un orologio"
(31-5-95). Ma i massimi dirigenti di Publitalia, dal presidente fondatore
Marcello Dell’Utri in giù, hanno patteggiato condanne per decine di miliardi
di false fatture e frodi fiscali.
"Sono pronto a lasciare la guida del Polo, la Camera e la vita politica se
verrà dimostrato un rapporto mio o della Fininvest o di una società del
gruppo col signor Bettino Craxi, diverso da quello della pura amicizia!" (2911-
95). Craxi è colui che nel 1984 impose con il suo governo al Parlamento
ben due decreti ad personam, i "decreti Berlusconi", per salvare le
televisioni dell’amico finite sotto inchiesta (e minacciate di sequestro dai
magistrati) perché trasmettevano illegalmente su tutto il territorio
nazionale. La Corte di Cassazione, confermando la prescrizione del reato di
finanziamento illecito nel processo sulla società berlusconiana off-shore "All
Iberian", ha ritenuto dimostrato che Berlusconi versò illegalmente a Craxi,
tra il 1990 e il 1992, ben 21 miliardi estero su estero. Ma Berlusconi non ha
lasciato la vita politica.
"Non ho mai fatto alcun attacco alla magistratura" (10-10-95). "Se c’è una
cosa che mi viene addebitata e che non risponde al vero è da parte mia un
giudizio negativo nei confronti dei magistrati" (25-11-95). "Io sono un
grande estimatore della magistratura e l’ho dimostrato nella mia attività di
governo, durante la quale sono sempre stato vicino ai problemi dei giudici"
(7-12-95). "Mi consenta ancora una volta di esprimere ammirazione verso la
magistratura e i giudici" (23-1-96). Una costante dell’azione politica è
l’attacco sistematico, scientifico, incessante alla magistratura di ogni ordine
e grado: dai pm di Milano (ma anche di Palermo, Napoli, Torino: tutti quelli
che si sono occupati di lui o di sue aziende) ai giudici per le indagini
preliminari, da quelli di tribunale a quelli di appello, su su fino alle sezioni
unite della Corte di Cassazione, massima istanza giurisdizionale del Paese.
"Le inchieste sul mio gruppo sono iniziate soltanto dopo il mio impegno in
politica. Prima non avevo mai subito nulla del genere" (17-6-2003). Ma è
vero il contrario: prima nascono le inchieste sulla Fininvest di Berlusconi, poi
(e forse proprio per questo) Berlusconi "scende in campo" politico. La prima
indagine (poi archiviata) sul Berlusconi imprenditore, per traffico di droga,
fu aperta a Milano nel lontano 1983. Nel 1989 poi, sempre a Milano,
Marcello Dell’Utri finì per la prima volta sotto inchiesta per mafia
(prosciolto). La tesi della persecuzione politica per via giudiziaria, già
esposta dal premier in una denuncia a Brescia, è stata così smontata dal gip
Carlo Bianchetti nell’archiviazione del 15 maggio 2001: "Risulta dall’esame
degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del
denunciante, le iniziative giudiziarie. avevano preceduto e non seguito la
decisione di "scendere in campo". [Il pool di Mani pulite ha compiuto, tra] il
27 febbraio ’92 e il 20 luglio ’93, ben 25 accessi presso Fininvest e
Publitalia". Lo stesso Berlusconi, al momento di entrare in politica verso la
fine del 1993, aveva confidato ai famosi giornalisti Enzo Biagi e Indro
Montanelli (che l’hanno poi raccontato): "Se non entro in politica, fallisco e
mi arrestano".
"E questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel
1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra,
governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un
procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle
Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una
clamorosa assoluzione molti anni dopo" (29-1-2003). Berlusconi si ostina a
ripetere che, nel 1994, il suo governo fu rovesciato dall’invio di un "avviso di
garanzia" per le mazzette Fininvest alla Guardia di Finanza, a Napoli, mentre
lui presiedeva un convegno sulla criminalità organizzata. Si trattava in realtà
di un "invito a comparire" (una convocazione per un interrogatorio), dovuto
per legge, che non fu affatto notificato a Napoli, ma a Roma. E fu
preannunciato al telefono all’interessato la sera prima (21 novembre ’94)
dai carabinieri. Fu dunque Berlusconi, pur sapendo di essere sospettato di
corruzione, a decidere ugualmente di presiedere il convegno anche
l’indomani (giorno 22), esponendo il buon nome dell’Italia al ludibrio
internazionale. Ai magistrati milanesi, secondo un’informativa dei
carabinieri, risultava che lui, la sera stessa del 21, sarebbe rientrato a Roma
abbandonando il convegno napoletano inaugurato la mattina. Perciò
inviarono i militari per la consegna a Roma, non a Napoli. Quanto alle
ragioni della caduta del governo, quell’atto non ebbe alcuna conseguenza.
L’hanno stabilito i magistrati di Brescia, ai quali Berlusconi aveva presentato
un esposto contro i magistrati milanesi per "attentato agli organi
costituzionali" (cioè al suo primo governo). Nell’ordinanza del giudice Carlo
Bianchetti che il 15 maggio 2001 archivia l’inchiesta e assolve il pool di
Milano, si legge: "Alla causazione del cosiddetto "ribaltone" è stata
sostanzialmente estranea la vicenda dell’invito a presentarsi, dal momento
che, secondo la testimonianza dell’allora ministro Maroni, la decisione della
Lega Nord di "sfiduciare" il governo Berlusconi (decisione che era stata
determinante nella caduta dell’Esecutivo) era stata formalizzata il 6
novembre 1994, e perciò due settimane prima; trovava comunque le sue
radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del Polo
delle Libertà risalente a fine agosto ’94, allorché l’on. Bossi era venuto a
sapere dell’intenzione del capo del governo di "andare alle elezioni
anticipate in autunno".
questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel
1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra,
governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un
procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle
Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una
clamorosa assoluzione molti anni dopo" (29-1-2003). Berlusconi si ostina a
ripetere che, nel 1994, il suo governo fu rovesciato dall’invio di un "avviso di
garanzia" per le mazzette Fininvest alla Guardia di Finanza, a Napoli, mentre
lui presiedeva un convegno sulla criminalità organizzata. Si trattava in realtà
di un "invito a comparire" (una convocazione per un interrogatorio), dovuto
per legge, che non fu affatto notificato a Napoli, ma a Roma. E fu
preannunciato al telefono all’interessato la sera prima (21 novembre ’94)
dai carabinieri. Fu dunque Berlusconi, pur sapendo di essere sospettato di
corruzione, a decidere ugualmente di presiedere il convegno anche
l’indomani (giorno 22), esponendo il buon nome dell’Italia al ludibrio
internazionale. Ai magistrati milanesi, secondo un’informativa dei
carabinieri, risultava che lui, la sera stessa del 21, sarebbe rientrato a Roma
abbandonando il convegno napoletano inaugurato la mattina. Perciò
inviarono i militari per la consegna a Roma, non a Napoli. Quanto alle
ragioni della caduta del governo, quell’atto non ebbe alcuna conseguenza.
L’hanno stabilito i magistrati di Brescia, ai quali Berlusconi aveva presentato
un esposto contro i magistrati milanesi per "attentato agli organi
costituzionali" (cioè al suo primo governo). Nell’ordinanza del giudice Carlo
Bianchetti che il 15 maggio 2001 archivia l’inchiesta e assolve il pool di
Milano, si legge: "Alla causazione del cosiddetto "ribaltone" è stata
sostanzialmente estranea la vicenda dell’invito a presentarsi, dal momento
che, secondo la testimonianza dell’allora ministro Maroni, la decisione della
Lega Nord di "sfiduciare" il governo Berlusconi (decisione che era stata
determinante nella caduta dell’Esecutivo) era stata formalizzata il 6
novembre 1994, e perciò due settimane prima; trovava comunque le sue
radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del Polo
delle Libertà risalente a fine agosto ’94, allorché l’on. Bossi era venuto a
sapere dell’intenzione del capo del governo di "andare alle elezioni
anticipate in autunno".
"Nel processo Sme non ci sono né indizi né prove contro di me, c’è solo il
teorema della signora Stefania Ariosto, una mitomane che ha fatto dei
pettegolezzi. Per la Sme mi aspetterei non un processo, ma una medaglia
d’oro al valore civile per avere salvato l’Italia da una svendita di un bene
pubblico per 500 miliardi quando ne valeva 2500". La teste Stefania Ariosto
non parla dell’affare Sme: si limita a raccontare ciò che ha visto e sentito a
proposito di Previti e della corruzione di alcuni giudici romani. In realtà, nel
processo Sme, gli imputati sono sotto accusa per alcuni bonifici bancari. Il
primo riguarda l’industriale Pietro Barilla (deceduto nel ’93): il 2 maggio e il
26 luglio 1988 da un conto estero di Barilla partono due accrediti (1 miliardo
e 800 milioni di lire) destinati all’avvocato Attilio Pacifico, braccio destro
dell’avvocato berlusconiano Cesare Previti. Pacifico versa, secondo l’accusa,
200 milioni in contanti al giudice Filippo Verde, e tramite bonifico 850 a
milioni a Previti e 100 al giudice Renato Squillante. Il secondo bonifico
chiama invece direttamente in causa la Fininvest. Il 6 marzo 1991, dal conto
svizzero "Ferrido", aperto dal capo della tesoreria Fininvest Giuseppino
Scabini, vengono accreditati 434.404 dollari sul conto "Mercier" di Previti, da
dove, un’ora dopo, vengono girati sul conto "Rowena" del giudice Squillante.
Secondo l’accusa, il conto Ferrido (della galassia All Iberian) era alimentato
con fondi personali e familiari di Berlusconi. Di qui l’accusa, per tutti, di
corruzione giudiziaria. Per la Sme (la finanziaria alimentare dell’Iri),
Berlusconi non sventò alcuna svendita: la quota dell’azienda in vendita da
parte dell’Iri era stata valutata 500 miliardi da due esperti dell’università
milanese Bocconi, e dunque Carlo De Benedetti, unico offerente nel 1985,
aveva offerto quella cifra. Poi Berlusconi, su ordine di Craxi, si intromise
nell’affare, rilanciando per un 10% appena: il minimo indispensabile per
entrare in partita. Dunque offrì 550 miliardi, poco più di De Benedetti, poco
meno di un quinto rispetto al valore che oggi egli pretende di attribuire alla
Sme del 1985.
perto dal capo della tesoreria Fininvest Giuseppino
Scabini, vengono accreditati 434.404 dollari sul conto "Mercier" di Previti, da
dove, un’ora dopo, vengono girati sul conto "Rowena" del giudice Squillante.
Secondo l’accusa, il conto Ferrido (della galassia All Iberian) era alimentato
con fondi personali e familiari di Berlusconi. Di qui l’accusa, per tutti, di
corruzione giudiziaria. Per la Sme (la finanziaria alimentare dell’Iri),
Berlusconi non sventò alcuna svendita: la quota dell’azienda in vendita da
parte dell’Iri era stata valutata 500 miliardi da due esperti dell’università
milanese Bocconi, e dunque Carlo De Benedetti, unico offerente nel 1985,
aveva offerto quella cifra. Poi Berlusconi, su ordine di Craxi, si intromise
nell’affare, rilanciando per un 10% appena: il minimo indispensabile per
entrare in partita. Dunque offrì 550 miliardi, poco più di De Benedetti, poco
meno di un quinto rispetto al valore che oggi egli pretende di attribuire alla
Sme del 1985.
"La magistratura politicizzata, nel 1992-’93, ha cancellato cinque partiti
dalla vita pubblica, risparmiando i comunisti per portarli al potere". A parte
il fatto che, a Milano, il pool Mani Pulite arrestò e inquisì quasi l’intero
vertice del Pci-Pds, esattamente come quelli dei partiti moderati, va detto
che le prime elezioni dopo Tangentopoli non le vinsero le sinistre. Le vinse
Berlusconi, occupando lo spazio lasciato libero dal pentapartito che si era
sciolto per mancanza di voti dopo lo scandalo. Il 24 gennaio 1994, al
momento della sua discesa in campo, il Cavaliere elogiò il pool di Milano per
avere scoperchiato lo scandalo di Tangentopoli: "La vecchia classe politica è
stata travolta dai fatti e superata dai tempi [...]. L’autoaffondamento dei
vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del
finanziamento illegale dei partiti, lascia il paese impreparato e incerto...". E
il 6 febbraio rincarò la dose: "Basta con i ladri di Stato, noi siamo per una
politica nuova, diversa, pulita. Siamo l’Italia che lavora contro l’Italia che
ruba". Subito dopo tentò di avere nel suo governo i due simboli del pool di
Mani Pulite: Antonio Di Pietro al ministero dell’Interno e Piercamillo Davigo
alla Giustizia. I due, però, rifiutarono. Ma evidentemente, all’epoca,
Berlusconi non li considerava "toghe rosse".
"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere
confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia
della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto,
dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati
contro il pool di Milano nell’ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi
(Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio
’95: "Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non
paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell’esercizio dei loro
poteri [...]. Non si è riscontrata un’apprezzabile e significativa casistica di
annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I
provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall’ulteriore e
decisiva prova della confessione dell’indagato. Né è risultato che tali
confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia
dell’ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle
confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si
sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".
gati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".
"I magistrati del pool di Milano avevano come obbiettivo quello di favorire la
presa di potere da parte delle sinistre" (9-5-2003). A parte le considerazioni
già esposte, è interessante leggere la risposta data il 23 ottobre 1996 dal
ministro dell’Interno britannico Simon Brown al Parlamento britannico, per
spiegare il diniego opposto al ricorso degli avvocati di Berlusconi, i quali
parlavano di inchieste e reati "politici" per opporsi alla consegna dei
documenti sui conti esteri della galassia All Iberian: "Se ben capisco
l’argomentazione dei richiedenti [la Fininvest], essi sostengono che l’azione
giudiziaria in corso in Italia per donazioni illecite di 10 miliardi al signor
Craxi è politica, e che le accuse di falso contabile [...] sarebbero reato
connesso. Le donazioni politiche illegali sono un reato politico? Non sono
d’accordo. A me sembra piuttosto un reato contro la legge ordinaria
promulgata per garantire un corretto ordinamento del processo democratico
in Italia - reato in nulla diverso, diciamo, dal votare due volte alle elezioni
[...]. Il reato in questione è stato commesso per influenzare la politica del
governo: non si pagano clandestinamente grosse somme di denaro a un
partito politico senza uno scopo [...]. Non accetto in nessun modo che il
desiderio della magistratura italiana di smascherare e punire la corruzione
nella vita pubblica e politica, e il conflitto che ciò ha creato tra i giudici e i
politici in quel paese, operi in modo tale da trasformare i reati in questione
in reati politici. È un uso scorretto del linguaggio definire la campagna dei
magistrati come improntata a "fini politici", o le loro azioni nei confronti del
signor Berlusconi come persecuzione politica. Al contrario, tutto ciò che ho
letto su questo caso suggerisce che la magistratura stia dimostrando una
giusta indipendenza politica dall’esecutivo ed equanimità nel trattare in
modo eguale i politici di tutti i partiti [...]. [Il reato] non è intrinsecamente
politico, né lo diviene nel caso che l’autore del reato speri di cambiare la
politica del governo comprando influenza politica, e neanche se il potere
giudiziario, perseguendo lui, spera di ripulire la politica. Nessuno degli
argomenti dei richiedenti riesce a persuadermi in nulla che i reati in
questione siano politici. Non riesco proprio a vedere i pagatori corrotti della
politica come i "Garibaldi di oggi", o cercatori di libertà, o "prigionieri
politici".
"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere
confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia
della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto,
dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati
contro il pool di Milano nell’ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi
(Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio
’95: "Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non
paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell’esercizio dei loro
poteri [...]. Non si è riscontrata un’apprezzabile e significativa casistica di
annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I
provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall’ulteriore e
decisiva prova della confessione dell’indagato. Né è risultato che tali
confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia
dell’ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle
confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si
sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".
guito ritrattate perché rese sotto la minaccia
dell’ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle
confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si
sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l’on. Sgarbi: non è stata mai segnalata
l’applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla
generalità dei casi".

BERLUSCONI E IL CONFLITTO D’INTERESSI
"Dire che nell’attività di governo e politica ci sia stato qualche volta un
interesse personale, non solo del signor Berlusconi, ma anche di altri
membri di Forza Italia, è una vergogna" (14-12-95). "La vecchia classe
politica che facendo politica prendeva soldi. Io posso dire che per fare
politica ne ho spesi parecchi" (15-12-95). Il primo governo Berlusconi
passerà alla storia per due provvedimenti: il decreto Biondi, che vietava le
custodia in carcere per corruzione alla vigilia dell’arresto di Paolo Berlusconi
per corruzione; e la legge Tremonti, che ha fruttato alla Mediaset dello
stesso Berlusconi (Silvio) sgravi fiscali per 243 miliardi.
"Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie
proprietà" (23-3-94). "Ho sempre riconosciuto che c’era un’anomalia da
sanare... Sono il primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra
l’esercizio dei doveri di governo e l’esercizio dei diritti proprietari" (2-8-94).
"Le mie aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i
miei interessi privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività
pubblica che svolgerò nell’interesse di tutti. Credo che quella del blind trust
americano sia la soluzione ideale" (11-4-94). "Oggi vi annuncio che ho
deciso di vendere le mie aziende, perché credo che qualcuno, quando si
prende un impegno e dentro questo impegno ci sono certe condizioni che
sono ostative allo svolgimento globale dell’impegno, deve avere anche il
coraggio di sacrificarsi... Non sarà facile trovare un compratore, ma
andremo in Borsa con la televisione e terrò una quota assolutamente non di
maggioranza" (23-11-94). "Da novembre ho dato mandato irrevocabile alla
Fininvest di vendere le tv" (18-3-95). "Venderò le tv ad imprenditori
internazionali" (Il Giornale, 1-4-95). "Il conflitto d’interessi sarà risolto nei
primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). Nove anni dopo il suo primo
governo e due anni dopo l’avvio del secondo, Berlusconi non ha risolto il
conflitto d’interessi né tantomeno ha ceduto alcuna delle sue aziende. Anzi,
il 21 dicembre 2001, comunica agli italiani che "il conflitto d’interessi esiste
solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando sono entrato
in politica al servizio del Paese". E il 7 maggio 2003, ancora più esplicito: "Il
conflitto d’interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c’è nessun
conflitto d’interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al mio
gruppo. Non c’è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e
da questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono
sceso in politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi".
27 giugno 2003