martedì 15 luglio 2008

G8, sentenza choc: "Niente torture a Bolzaneto"

Sulla Stampa di oggi compariva un articolo ben più clamoroso di quello seguente, sulle ingiustizie di chi tra i giudici non ha riconosciuto come torture le atrocità commesse dalla polizia nella caserma di Bolzaneto a Genova nel 2001. Praticamente i pochi condannati, si diceva, non entreranno nemmeno in carcere grazie alla "furbissima" legge sull'indulto.
Veramente scandalosi i giudici e incredibile che sul web quell'articolo non compaia...


da "Repubblica" di oggi

Violenze a Bolzaneto, l´accelerata dei pm per dribblare il decreto "blocca processi" porta a una clamorosa decisione. Solo quindici condanne: "Un verdetto a metà"
di Massimo Calandri e Marco Preve
I pochi reduci presenti in aula scuotono la testa o si abbracciano tra loro. Non bastano i due milioni di euro che dovranno essere versati alle parti civili, a cancellare lo sconforto che li assale dopo al lettura della sentenza. Per il carcere speciale di Bolzaneto, per le violenze e gli abusi subiti da centinaia di detenuti del luglio 2001, il processo si chiude con al condanna di 15 imputati e l´assoluzione di altri 30. I reati riconosciuti dai giudici confermano l´abuso di autorità ma vengono meno i motivi abbietti, la crudeltà, e altri comportamenti vessatori che insieme servivano a disegnare un profilo di ipotetica "tortura" reato non presente nell´ordinamento italiano e che probabilmente è destinato a starne ancora lontano.
Lunedì 14 luglio alle 21.50 c´erano anche altri abbracci nell´aula magna di palazzo di giustizia. Erano gli avvocati di alcuni dei poliziotti, dei medici, o delle guardie penitenziari assolti. Tra i pochi imputati presenti in aula anche l´ispettore Aldo Tarascio, una lunga militanza nel sindacato Cgil che è stato assolto assieme al collega della questura di Genova Franco Valerio per non aver commesso il fatto.
Tra i condannati, alcuni dei principali imputati. Alessandro Perugini che all´epoca era il vice dirigente della Digos è stato condannato ad una pena di due anni e quattro mesi. Stessa pena Anna Poggi, una funzionaria che era la sua più stretta collaboratrice all´interno di Bolzaneto. Per l´ispettore della penitenziaria Biagio Gugliotta la pena più pesante: 5 anni di reclusione. Pesante la pena inflitta anche ad un agente genovese, Massimo Pigozzi, 3 anni e due mesi, per aver letteralmente lacerato la mano ad un fermato divaricandogli le dita.
Tra le posizioni più difficili quella di Giacomo Toccafondi, il medico del Dipartimento penitenziario accusato da più testimoni e imputato per numerosi episodi. Per lui i pm avevano chiesto oltre tre anni, ed è stato invece condannato ad un anno e due mesi. Un altro medico, Aldo Amenta, ha avuto una pena di dieci mesi. Le altre condanne: Daniela Maida, un anno e sei mesi; Matilde Arecco, Natale Parisi, Mario Turco e Paolo Ubaldi, un anno di reclusione ciascuno; Antonello Gaetano, un anno e tre mesi; Barbara Amadei, nove mesi; Alfredo Incoronato, un anno; Giuliano Patrizi, cinque mesi. Assolti tutti i carabinieri, altri agenti della penitenziaria e poi anche i generale della stessa amministrazione Oronzo Doria, per il quale erano stati chiesti tre anni e sei mesi.
«Nella sostanza l´accusa di abuso d´autorità è stato riconosciuta. Inoltre è stata riconosciuta la responsabilità di diversi imputati». Questo il commento a caldo del pm Vittorio Ranieri Miniati. «E´ stato riconosciuto - ha proseguito Miniati, che ha sostenuto l´accusa insieme a Patrizia Petruzziello - che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo. Il tribunale ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. Complessivamente è un giudizio di soddisfazione a conclusione del processo e dopo un´istruttoria che ci ha impegnato per anni».
Laura Tartarini, avvocato e una delle anime del Genoa Legal Forum: «E´ una sentenza che contiene un evidente messaggio politico. Mettere la gente al muro e obbligarla a dire e urlare viva il Duce o viva Pinochet non è abbietto o futile. Ed è strano, perché questo stesso tribunale ha parlato di futilità giudicando le zuffe degli ultrà del calcio. Ma, evidentemente, i parametri probatori per i poliziotti sono diversi e molto "più alti" di quelli dei normali cittadini».
Sandro Vaccaro difensore del medico Toccafondi: «A Bolzaneto ci sono stati dei reati, è vero, ma erano fatti specifici, non ci sono state sevizie o abusi di ufficio. In altre parole Bolzaneto non era una lager».
La ricostruzione, in 600 pagine, dei fatti accaduti tra il 21 e il 22 luglio
Secondo i pm, ci furono torture. La corte non lo ha riconosciuto



Bolzaneto, il "girone infernale"
dove il diritto era sospeso
Bolzaneto, il "girone infernale" dove il diritto era sospeso
GENOVA - Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 la caserma di Bolzaneto, dove furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8, è stata descritta dai pm "Un girone infernale" e un luogo di tortura fisico e psichico.
Secondo l'accusa sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti.
I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella "caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti'".
L'accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l'art.323 (abuso d'ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso d'autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. Il tribunale di Genova, con la sua sentenza, ha evidentemente deciso
I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009, ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere già oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali.
Nel "girone infernale", descritto dai pm, c'erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata.
Le ragazze erano chiamate "troiè, "puttane" come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: "Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento". C'è poi la testimonianza di Massimiliano A.,
36 anni, napoletano, disabile al cento per cento."Gli agenti mi hanno preso in giro - ha raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con 'Nano buono per il circo', 'Nano di merda', 'Nano pedofilo'". Il pm ha ricordato che Massimiliano per un'ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perchè gli impedirono di pulirsi.
Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l'anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell'ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò:"Vai pure a morire in cella".
(14 luglio 2008)


http://g82001.altervista.org/
http://www.veritagiustizia.it/comunicati_stampa/a_bolzaneto_una_pagina_nerissima_litalia_e_ancora_una_democrazia.php
http://www.youtube.com/watch?v=cNBHYGenyWQ
http://www.repubblica.it/online/politica/gottododici/pestaggi/pestaggi.html
http://www.repubblica.it/online/politica/gottoventitre/dottoressa/dottoressa.html

4 commenti:

Anonimo ha detto...

da queste e dalle altre sentenze sui "pacifisti" si evince che le violenze x le strade dei manifestanti e quelle nelle caserme dei poliziotti non troveranno la giusta punizione.
in gattabuia manifestanti facinorosi e i poliziotti senza freno. chi sbaglia deve pagare.
nunziocrociato

PA ha detto...

"da Rosso di Sera"

Per i venticinque manifestanti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio erano stati chiesti in media nove anni a testa. Per gli appartenenti alle forze dell’ordine che nella caserma di Bolzaneto si sono esercitati in violenza, sopraffazione, vera e propria tortura, ne sono stati chiesti in media meno di due a testa. Le cose valgono più delle persone, si commenta.
Forse dipende dalle cose e dalle persone. E da chi compie il reato.
Tuttavia è comunque importante che sia stata chiesta una condanna, che quei comportamenti da autentici delinquenti in divisa (o in camice) vengano sanzionati, che sia almeno scalfita l’impunità. Non mi stancherò mai di ripetere che l’unico modo per restituire alla gran parte delle forze dell’ordine l’onorabilità e la dignità cui hanno titolo, è l’esplicita condanna dei comportamenti che a Genova hanno assunto quel carattere devastante che abbiamo dovuto constatare. Proprio l’impunità è lo spaventoso verminaio di coltura nel quale quei comportamenti si sviluppano, tendono a generalizzarsi, si affermano come prassi quotidiana.
Ora attendiamo la sentenza. E poi la conclusione di un altro processo, quello per la macelleria messicana alla Diaz, e per la vergogna dei falsi (le molotov portate dentro la scuola dai poliziotti; le strabilianti dichiarazioni del portavoce della polizia – guarda caso lo stesso di Arezzo, sempre lui sei anni dopo – sul fatto che erano entrati per portare soccorso a persone ferite nel pomeriggio). E intanto siamo già a cinque condanne in sede civile per maltrattamenti, percosse e ferite subiti da persone inermi.
Sono fatti concreti che propongono un inquietante interrogativo: perché non è stato ancora avviato un processo per le violenze di strada, per le aggressioni a cortei e manifestazioni autorizzati, a manifestanti che non avevano commesso alcuna illegalità? Un ottimo dvd realizzato dalla segreteria legale che segue i processi genovesi, OP ordine pubblico a Genova, ha dimostrato con dovizia di documentazione le scelte repressive violente esercitate da poliziotti e carabinieri nella giornata del 20 luglio 2001. Sono proprio quelle violenze che hanno determinato, nella sentenza del processo ai venticinque, una forte riduzione della pena richiesta per gran parte degli accusati. Il tribunale ha riconosciuto per i ragazzi di via Tolemaide che il loro comportamento era stato determinato proprio da quelle violenze gratuite e che quindi si configurava come resistenza.
Anche Carlo ha provato, forse con un eccesso di presunzione, a resistere alle minacce di una pistola puntata e caricata da tempo. Avremmo potuto accertarlo in un processo, ma questa possibilità è stata ritenuta troppo pericolosa e quindi è stata indecorosamente decisa l’archiviazione. Abbiamo inoltrato ricorso alla Corte europea di Strasburgo che lo ha giudicato ricevibile. Attendiamo ora il pronunciamento e le decisioni che la Corte vorrà assumere. Una ragione in più per ritenere l’Europa un argine alle storture del nostro Paese.
Giuliano Giuliani

PA ha detto...

L'articolo precedente era di giovedì 13 marzo 2008.

Anonimo ha detto...

sui fatti di strada non mi inoltro perchè sai come la penso in particolare sul teppista carlo giuliani.
nunziocrociato