sabato 5 gennaio 2008

La mia spesa per la pace (fico!)

www.lamiaspesaperlapace.it


A più di 4 anni di distanza, la guerra in Iraq continua; ora ci sarà il lento cammino verso la normalizzazione, la ricostruzione e la democrazia … così ci dicono.
Questa guerra non l’abbiamo fermata.
Nonostante le mille manifestazioni e i milioni di bandiere della Pace che hanno sventolato dai nostri balconi, non siamo riusciti a far prevalere le ragioni della vita ed il Diritto Internazionale.
Siamo convinti di una cosa però: che chi ha avuto interessi in questa guerra, che ci ha guadagnato e ci guadagnerà non avrà più il nostro supporto economico. Perché se le guerre si fanno per motivi economici, per conquistare nuove immense fonti di risorse naturali o nuovi mercati per continuare a fare affari, allora noi lanceremo un messaggio forte e chiaro: “I vostri prodotti sono ottenuti anche favorendo una politica che crede nell'idea di "guerra preventiva" Noi non ci stiamo”.
Ecco perché, aderendo alla campagna nazionale promossa dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, proponiamo ai cittadini di:
1. eliminare dalla spesa alcuni prodotti di multinazionali che hanno avuto un ruolo determinante nella campagna elettorale e/o rifornito gli eserciti delle Amministrazioni dei paesi che stanno adottando politiche di guerra;
2. aumentare i consumi di prodotti del Commercio Equo e Solidale.
Il nostro è un messaggio di Pace Preventiva, per scongiurare che altri conflitti vengano innescati nel mondo nel nome della sicurezza e della libertà.
Il nostro è un messaggio che chiede a chi detiene la maggior parte della ricchezza di adottare comportamenti più etici in tutto il processo produttivo, compreso lo scaffale del grande centro commerciale in cui andiamo a fare la spesa: noi, i consumatori, abbiamo un grande potere ogni volta che acquistiamo un prodotto piuttosto di un altro.
E se facciamo sapere le motivazioni che ci portano a determinate scelte, allora dovranno ascoltarci … e cambiare.
Vogliamo “far girare un’economia” sana, nei principi e nel pieno rispetto della dignità umana, un’economia che non getti le basi della disuguaglianza, dello sfruttamento e dell’ingiustizia che poi portano inevitabilmente a tensioni che si vuol fare credere che possano essere risolte solo con le guerre.

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