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mercoledì 22 giugno 2011

Il governo ombra al servizio di Berlusconi

Interessante articolo comparso su Repubblica del 22 giugno 2011

Il governo ombra al servizio di Berlusconi
Così il sistema controllava l'intero Paese
Le indagini sulla nuova loggia che sconvolge e governa l'Italia: un doppio livello, quello ufficiale a palazzo Chigi e quello ombra in mano a Bisignani, che tesseva trame in tutti i palazzi. Per i pm si tratta un sistema criminale illegale "preordinato all'acquisizione e alla gestione, con modalità operative tipiche delle più sofisticate associazioni di stampo terroristico e mafioso"


Confido con tutto il cuore nella giustizia italiana e spero che gli antigiustizialisti inizino una volta per tutte ad accendere la sfera razionale del loro cervello. Potete farcela, dai, coraggio!

sabato 30 ottobre 2010

Balla il bunga bunga!

Mentre l'Italia è sempre più alle pezze da qualsiasi punto di vista, il nostro amatissimo presidente balla il BUNGA BUNGA :) E quando entra il Parlamento ha in testa solamente la riforma per devastare ancora di più la giustizia.

Ma si, ridiamoci sopra, cantiamoci sopra, balliamo anche noi il bunga bunga e soprattutto continuiamo a votarlo!!

Mi raccomdando, prossime elezioni, votate Berlusconi!! Niente scherzi, eeeeh?

Poi andiamo tutti insieme in piazza dal Papa ad ascoltare che "l'amore è ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto di se stessi e degli altri. Così è molto amore proposto dai media e da internet. È egoismo, chiusura, illusione di un momento, qualcosa che vi lega come una catena, qualcosa che soffoca il pensiero e quella forza insopprimibile che è l'amore vero che, certo, costa anche sacrificio. Voi non potete e non dovete adattarvi a un amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e di purezza: questa non è libertà»"









venerdì 30 luglio 2010

"Faremo un processo a chi ci vuole processare"

Chissà se saremo costretti ancora una volta a ringraziare ... o passeremo ad altre modalità?

ilfattoquotidiano.it, 30 luglio 2010

Governo Gomorra


Mesi durissimi attendono il Paese. Come potete leggere nei servizi de ilfattoquotidiano.it,Silvio Berlusconi gioca il tutto per tutto e adesso sogna di varare un governo in stile Gomorra. Il problema del Cavaliere, anche se la maggior parte dei commentatori sedicenti liberali continua a far finta di non accorgersene, è sempre lo stesso: la giustizia. Anzi, le inchieste e i processi. Che coinvolgono lui e i suoi amici.

La decisione della Corte costituzionale di fissare per il 14 dicembre l’udienza in cui verrà discussa la legge sul legittimo impedimento lo ha spinto così a rompere gli indugi, a perdere ogni freno inibitorio, e a iniziare un furioso corteggiamento a parlamentari di opposizione, alcuni dei quali francamente impresentabili. È prevedibile infatti che la Consulta, dopo aver visto una serie di suoi membri restare indirettamente coinvolti nello scandalo della nuova P2, ci metterà pochissimo a dichiarare quello che tutti sanno e che anche il Quirinale avrebbe fatto meglio a sapere: le norme che evitano al premier e ai suoi ministri di essere processati durante la durata del loro mandato sono palesemente incostituzionali.

La prospettiva per Berlusconi è insomma quella di finire molto presto davanti al Tribunale di Milano per rispondere della presunta corruzione dell’avvocato inglese David Mills. Anzi della certa corruzione di Mills, visto che il legale, come ha stabilito la Cassazione, ha sicuramente incassato mazzette per dire il falso davanti ai giudici (e salvare il premier da una condanna nel processo per le vecchie tangenti alla Guardia di Finanza).

Berlusconi sa benissimo che nel momento in cui dovesse ricominciare il suo dibattimento si arriverebbe a una sentenza nel giro di poche settimane. Il fatto storico è già stato accertato (i 600mila dollari dati a Mills e la testimonianza taroccata in favore del Cavaliere). E resta solo da stabilire se tra le prove raccolte ci siano abbastanza elementi per condannare come corruttore il leader del Popolo della Libertà (a questo punto provvisoria).

Una brutta situazione, insomma. Anche perché proprio le indagini sulla nuova P2 hanno fatto saltare, o reso incerte, le amicizie su cui il Cavaliere sperava di poter contare nella magistratura meneghina.

Di qui l’idea, partorita non adesso, ma alcuni mesi fa, di trovare una sponda in quella parte di Udc che si riconosce in Totò Cuffaro, l’ex governatore siciliano condannato in primo e secondo grado per favoreggiamento aggravato alla mafia e sulla testa del quale pende ora anche una richiesta di 10 anni di pena per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’operazione, come il fattoquotidiano.it è in grado di rivelare, è cominciata quando Cuffaro ha dato il suo assenso al passaggio di molti suoi fedelissimi nelle file della nuova Democrazia Cristianadel sottosegretario all’Istruzione, Giuseppe Pizza, un vecchio arnese della prima repubblica legato agli ambienti più svariati.

Come ha scritto a suo tempo L’Espresso una parte consistente delle tessere della Dc fanno però capo al braccio destro di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, condannato in secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E così il disegno di Berlusconi diventa evidente. Anche se Cuffaro e Beppe Drago – l’altro leader dell’Udc siciliana corteggiato dal premier – adesso smentiscono un passaggio dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza (cosa altro potrebbero fare?).

Il Cavaliere vuole trovare in Parlamento i numeri sufficienti per garantire l’approvazione anche alla Camera della cosiddetta norma sul processo breve (quella che prevede di far morire tutti i dibattimenti che non vengono conclusi nel giro in lasso di tempo prestabilito). Non per niente proprio oggi il capogruppo Pdl nella commissione Giustizia di Montecitorio, Enrico Costa, ha chiesto che l’esame del processo breve venisse immediatamente calendarizzato in settembre alla ripresa dei lavori.

Ma con 33 deputati già passati a Fini, per Berlusconi è molto difficile credere di riuscire a votare la legge senza rischiare ogni giorno improvvisi rovesci. Di qui la manovra per arrivare a Cuffaro e una dozzina di parlamentari calabresi, siciliani e campani a lui legati. Tutti parlamentari da aggiungere a vari esponenti del gruppo misto e del centrosinistra, come Daniela Melchiorre o Riccardo Villari, già in procinto di cambiare casacca.

Il Cavaliere ingolosisce tutti non solo con l’offerta di posti e prebende. Ma anche con la promessa (molto gradita alle varie cricche d’Italia) di costituire una commissione d’inchiesta parlamentare sull’uso politico della giustizia. Una commissione che, come scrive oggi Repubblica, avrà gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria. “Faremo un processo a chi ci vuole processare”, avrebbe detto – secondo il quotidiano – un falco del Pdl.

Se Berlusconi ce la fa, insomma, il Paese va verso una governo Gomorra. Con una maggioranza sostenuta da pregiudicati, indagati e condannati – in primo e secondo grado – per fatti di mafia (Cosentino, Dell’Utri e Cuffaro) e politici sotto inchiesta per mazzette e ricostituzione di associazioni segrete. Tutti uniti da un solo obbiettivo: farla franca. Per sempre.

Ferrara minaccia una giornalista de l’Unità per salvare Verdini dalle domande

Il PDL sta andando a rotoli e con esso i dementi giornalisti venduti...dove andranno a posare ora la loro lingua se i culi dei politici da loro difesi non poggerano più sul cadreghino? Nel frattempo si danno a scene di demenza insopportabile...

da "ilfattoquotidiano.it", 28 luglio 2010

Mentre il coordinatore del Pdl con fare intimidatorio chiede dove è la cronista giudiziaria del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini Basta una domanda precisa per far perdere la testa ai giannizzeri di Silvio Berlusconi. Durante la conferenza stampa convocata da Denis Verdini la collega dell’Unità, Claudia Fusani, chiede al coordinatore del Pdl di spiegare il giro di assegni che gli è stato contestato, tra l’altro, dai pm romani. La cronista vorrebbe per risposta dei dettagli precisi, ma dalla prima fila si alza Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl, e l’attacca: “Signora sta dicendo una montagna di cazzate”. Pronta la replica di Fusani: “Le cazzate le dirà lei, tenga a posto le parole”. E fa per ripetere la domanda a Verdini. Ma subito interviene strillando e avanzando da dietro lo spazio riservato alle telecamere, il direttore de Il Foglio ed ex ministro del primo governo Berlusconi, Giuliano Ferrara: “Adesso basta – grida alzandosi in piedi – perché non chiedete a lei come mai è passata da Repubblica all’Unità in condizioni ancora da chiarire. La Fusani – attacca Ferrara – che dà lezioni di moralità. Siamo in uno Stato di polizia”. Un chiaro riferimento ad alcune telefonate professionali intercettate dalla procura di Milano tra la cronista dell‘Unità e Pio Pompa, il braccio destro dell’ex direttore del Sismi, Niccolò Pollari. Pompa, che ha patteggiato una condanna per favoreggiamento, oggi è un collaboratore del quotidiano guidato da Ferrara. Evidente quindi il tentativo di confondere le acque minacciando la giornalista. Neanche troppo velatamente.

Straquadanio fa quasi di più. Subito dopo l’aggressione di Ferrara si avvicina al palco e, come hanno potuto ascoltare i cronisti de ilfattoquotidiano.it, si rivolge a uno dei presenti e sibila: “Una così nel mio giornale l’avrei cacciata subito a calci”. Forse anche perché Il Predellino, il quotidiano on line diretto da Straquadanio, non è certo celebre per porre interrogativi scomodi.

Ma il mirino delle truppe pidielline oltre alla Fusani punta anche Fiorenza Sarzanini, cronista giudiziaria del Corriere della Sera e membro dell’esecutivo dell’Ordine nazionale dei giornalisti. “Dove è la Sarzanini? Ma la Sarzanini non c’è? Che scrive quei bellissimi pezzi. Non c’è?” ripete Verdini frugando con lo sguardo tra i giornalisti presenti alla conferenza. “Ma come, non c’è? Scrive di me, si occupa di me. Sono offeso…. Dottoressa Sarzanini c’è o no? Ditele che mi dispiace”.

Finita lo show del coordinatore del Pdl, Stracquadanio annuncia che si rivolgerà all’ordine dei giornalisti perché “riesamini come mai una persona (Fusani, ndr) tanto ignorante abbia superato l’esame o se sia stata raccomanda e per quali meriti. Senza tralasciare il fatto che la giornalista Fusani è stata licenziata da Repubblica (la Fusani non è stata licenziata da La Repubblica, ndr) e invece di venire radiata dall’ordine come avrebbe meritato, è stata assunta da l’Unità”.

All’ordine dei giornalisti si rivolgerà anche Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera, ma in difesa della Fusani. “La nostra solidarietà alla giornalista Fusani, aggredita nel corso della conferenza stampa. Questo episodio dimostra quale sia la considerazione per la libertà di stampa di certa gente. Ripetiamo la domanda a Verdini: a cosa servivano quei soldi?”, afferma Donadi. Alla cronista arriva poi la solidarietà della Federazione nazionale della stampa che, in una nota, invita Stracquadanio “ad abituarsi a sentirsi chiedere conto di quanto della loro attività non riescono a rendere chiaro e, talvolta, addirittura risulta coperto da dense nubi”. La Fnsi giudica il comportamento del deputato Pdl “un insulto intollerabile. Neanche la sua condizione di parlamentare gli consente di esprimersi in quel modo, in dispregio di ogni buona regola non solo della civiltà giuridica e liberale ma anche della deontologia di un uomo pubblico. A maggior ragione trattandosi di un giornalista, come l’onorevole Stracquadanio ha voluto essere, risultando, dal 1995 pubblicista iscritto all’ordine di Milano”. Ma il sindacato dei giornalisti ne ha anche per Ferrara. “Ancora più penoso l’intervento del direttore del Foglio, sollevatosi a sua volta a mettere in dubbio le scelte professionali della collega con grida sibilline tipiche da uomo del circo politico. Un pessimo spettacolo, non il primo del genere”. La Fnsi, conclude la nota auspicando una “reazione collettiva”.

Anche il quotidiano La Repubblica, inviando un messaggio di solidarietà alla cronista, commenta l’atteggiamento di Ferrara. “Stupisce che un giornalista come Ferrara abbia così duramente attaccato la collega che poneva legittime domande a Verdini. Stupisce soprattutto che tiri in ballo questioni morali inesistenti, riferendosi al passaggio da Repubblica all’Unità della giornalista, tentando così, per evitare a Verdini quesiti scomodi, di adombrare aspetti poco trasparenti in una vicenda che invece non ha ombre”.

venerdì 16 luglio 2010

Classe dirigente (ringraziamo sempre gli italiani responsabili di questo sfacelo: continuate così!)


Riporto integralmente l'articolo di Marco Travaglio, apparso su http://www.ilfattoquotidiano.it in data odierna.
Non ha bisogno di commenti...

Classe digerente

Ricapitolando. Il premier B. ha due processi per frode fiscale e appropriazione indebita, uno per corruzione giudiziaria e un’indagine per minaccia a corpo dello Stato, senza contare prescrizioni, reati depenalizzati (da lui), amnistie, insufficienze di prove, le archiviazioni per decorrenza termini. Il suo braccio destro Previti è un pregiudicato per due corruzioni giudiziarie. Il suo braccio sinistroDell’Utri è un pregiudicato per false fatture e frode fiscale, poi ha una condanna in appello per mafia, un processo per estorsione mafiosa, uno per calunnia pluriaggravata e un’inchiesta per associazione segreta (la P3). Il suo coordinatore Verdini è indagato per corruzione e P3. Il suo vicecoordinatore Abelli l’hanno appena beccato a prender voti dalla ‘ndrangheta. I suoi ministriMatteoli e Fitto sono a processo, l’uno per favoreggiamento, l’altro per corruzione. Altri due,Bossi e Maroni, già pregiudicati.

Fra i sottosegretari, Letta e Bertolaso sono indagati, Brancher è imputato, Cosentino ha un mandato di cattura per camorra e i pm di Roma stanno valutando la posizione del viceministro della Giustizia Caliendo, detto “Giacomino” dai compari di P3. Questo governo-lombrosario gode della piena fiducia (35 volte in due anni) del Parlamento, e ci mancherebbe: lì siedono 24 pregiudicati e 90 fra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori. Anche al Parlamento europeo ci rappresentano condannati (Patriciello, Borghezio, Bonsignore) e indagati (tipo Mastella). In omaggio al federalismo penale, frequentano assiduamente procure e tribunali un bel po’ di sindaci: dalla Moratti (indagata per smog e abuso) a Tosi e Gentilini (condannati per razzismo), da De Luca (imputato per associazione per delinquere, concussione, truffa, falso) a Cammarata(inquisito per abuso). E sono indagati cinque governatori regionali su 20: Formigoni (smog),Lombardo (mafia e abuso), Scopelliti (imputato per omissione d’atti d’ufficio e di recente beccato a cena col boss), De Filippo (favoreggiamento), Iorio (concussione e abuso). L’ex governatore siciliano Cuffaro, condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento mafioso, è imputato per concorso esterno e il pm ha appena chiesto per lui altri 10 anni di galera. I vertici della Protezione civile vagano fra l’ora d’aria e i domiciliari. Indagati pure il cardinale Sepe e un paio di gentiluomini di Sua Santità.

L’erede al trono Vittorio Emanuele di Savoia è imputato per associazione a delinquere. Ottimi anche due presidenti emeriti della Corte costituzionale: Mirabelli era intimo del faccendierePasqualino Lombardi; Baldassarre è indagato per millantato credito. L’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, è sotto processo per l’aggiotaggio delle scalate bancarie. Ben piazzato il Gotha di Confindustria, col gruppo della presidente Marcegaglia che ha patteggiato per corruzione e il padre della Emma, Steno, fresco indagato per smaltimento illegale di rifiuti tossici. Il gruppo Fiat-Agnelli sfila in tribunale con Gabetti e Grande Stevens, la Telecom modelloTronchetti con gli spioni della Security, e poi Fastweb, Parmalat, Finmeccanica, Unipol, Impregilo, Ligresti, Geronzi… Ottime le performance di forze dell’ordine e servizi segreti: il Sismi di Pollari & Pompa alla sbarra per i dossier illeciti; il capo del Dis, De Gennaro, condannato in appello a 16 mesi per istigazione alla falsa testimonianza sui pestaggi del G8, per i quali hanno collezionato 73 condanne fra dirigenti e agenti della Polizia; una dozzina di 007 indagati per i depistaggi sulle stragi; l’ex comandante della Gdf, Speciale, ha rimediato in appello 18 mesi per peculato; il comandante del Ros, generale Ganzer, s’è appena guadagnato 14 anni in primo grado per traffico internazionale di droga, mentre il predecessore Mori è imputato per favoreggiamento aProvenzano e indagato perché ai tempi delle stragi trattava con Cosa Nostra, infatti godono entrambi della “piena fiducia” del governo, e anche del Pd. Ma noi, dico noi miseri incensurati, dove abbiamo sbagliato?

mercoledì 2 giugno 2010

Gli italiani adorano la criminalità

E se sono la maggioranza, occorre democraticamente lasciarli fare... Ma che in che cazzo di paese viviamo???

Ma ci siete o ci fate?

1 giugno 2010
Il dibattito parlamentare sulla legge bavaglio Al Fano è meglio del cabaret, anche perché è tutto gratis. Da due anni, da quandoB. temeva l’uscita di intercettazioni che avrebbero svelato il quarto segreto di Fatima (perché alcune ministre sono ministre), va in scena la seguente pantomima: il governo di un noto corruttore ed evasore, amico di mafiosi e papponi, commissiona al suo Guardasigilli-portaborse e al suo onorevole-avvocato una legge che favorisce mafiosi, papponi, corruttori, evasori e, siccome la legge è uguale per tutti, anche truffatori, scippatori, rapinatori, spacciatori, sequestratori, stupratori e assassini. Li immunizza dal rischio sia di essere scoperti e puniti, sia di finire sui giornali per quello che sono. Basterebbe ricordare il mandante, gli esecutori materiali e l’utilizzatore finale della legge anti-intercettazioni per capirne il movente. Basterebbe ricordare come si è giunti a incastrare B. nei suoi vari processi per rendersi conto che è tagliata su misura di quei precedenti per evitare che si ripetano: l’articolo Mills, il comma D’Addario, il preambolo Trani, il codicillo Mediaset, il cavillo Dell’Utri, l’inciso Saccà.

Ma ricordare queste cosette non si può, se no la gente capisce tutto, compresi i beoti che han votato B. bevendosi la superballa della “sicurezza” pensando alla propria, mentre lui pensava alla sua. Dunque ecco assieparsi intorno alla legge Al Nano un termitaio di opinionisti un tanto al chilo, giuristi per caso, scalatori di discese, sfondatori di porte aperte, statisti di chiara fama ma soprattutto fame: tutti intenti a commentarla in punto di diritto e in punta di forchetta, a prescindere, fingendo che davvero serva a tutelare la privacy, la reputazione e il segreto investigativo, e non a salvare le chiappe a B. e alla sua banda larga (secondo Pigi Battista, per dire, la legge la fanno per Francesca, la massaggiatrice dellaripassata a Bertolaso). All’inizio Al Fano restrinse il novero dei reati “intercettabili”. E tutti a meravigliarsi: ohibò, ma così non s’intercetta più per corruzione, per frode fiscale e per i reati-fine tipici dei mafiosi. Oh bella, ci voleva tanto a capire che la legge è fatta apposta? Ponzio Napolitano convocò Angelino Jolie per una bella lavata di capo, pardon un “alto monito del Colle”, e lo rimandò indietro a caccia di “una riforma condivisa”.

Nessuno osò obiettare che gli unici a condividerla sono i criminali. Il Guardagingilli tentò di occultare movente e mandante con un’altra versione: s’intercetta per tutti i reati ora intercettabili, ma solo in presenza di “gravi indizi di colpevolezza”, cioè s’è già scoperto il colpevole, cioè mai. Il solito esercito di ipocriti ricadde dal pero: ohibò, imporre i gravi indizi di colpevolezza è come dire che non si intercetta più. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. Il premier fa di tutto per comunicarci che è pronto a tutto, anche a mandare impuniti migliaia di delinquenti comuni, pur di nascondere i reati suoi e degli amici degli amici. Ma nessuno gli dà retta e si continua a disquisire di commi e sottocommi, emendamenti e subemendamenti per “migliorare” la legge.

Al Fano, esausto, fa uscire i gravi indizi di colpevolezza dalla porta e li fa rientrare dalla finestra. Riecco la falange dei finti tonti. “Ancora un piccolo sforzo”, dice il Pd. “Fuochino, via la norma transitoria sui processi in corso e ci siamo”, dicono i finiani, impegnatissimi a limitare i danni di una legge della loro stessa maggioranza. L’Anm chiede “tre cose semplici: niente limite di 75 giorni, niente divieto per le ambientali, niente competenza ai tribunali collegiali. Poi la legge va bene”. Hai detto niente: così non resta più nulla. E che la fanno a fare, la legge contro le intercettazioni, se non abolisce le intercettazioni? Tutto è pronto per la comica finale: Veltroni, il Pd e Ciampi chiedono a Berlusconi di fare piena luce sulle stragi. Certo, come no. Quello che, alla domanda “dove ha preso i soldi?”, si avvalse della facoltà di non rispondere, ora dovrebbe dire la verità sulle stragi. Magari s’intercetta da solo mentre la dice. Ma questi ci sono o ci fanno?

da Il Fatto Quotidiano del 1 giugno 2010

Verso la totale distruzione della giustizia in Italia

come ogni disastro che si rispetti, grazie a chi vota Berlusconi...



'Non approvate quella legge: mio figlio non avrebbe avuto giustizia'

2 giugno 2010
La mamma di Adrovandi contro il Dll intercettazioni.

“Senza libertà d’informazione mio figlio non avrebbe mai avuto giustizia”. Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi raccoglie l’appello di Ilaria Cucchi. Famigliari di ragazzi morti per mano dello Stato, che allo Stato chiedono di non approvare la legge sulle intercettazioni. Federico Aldrovandi fu fermato dalla polizia a Ferrara la notte del 25 settembre 2005 e morì per le percosse subite. Aveva 18 anni. Per quella morte quattro poliziotti sono stati condannati nel luglio dello scorso anno; altri tre all’inizio di marzo sono stati giudicati colpevoli di aver tentato di depistare le indagini. Una giustizia resa possibile anche dalla pubblicazione della foto, che ritrae il corpo senza vita del ragazzo in una pozza di sangue.

Come quella della schiena spezzata di Stefano, come i video del pestaggio subito daStefano Gugliotta fuori dall’Olimpico: senza quelle immagini, che la stampa ha diffuso, nessuno saprebbe. “All’inizio avemmo molte difficoltà con la stampa locale – racconta Patrizia Moretti, che ieri ha deciso di unirsi al grido di allarme di Ilaria Cucchi – I piccoli quotidiani lavorano a stretto contatto con la Questura, non hanno la forza necessaria per indagare contro una propria fonte. E, anche volendo, si trovavano di fronte ad un muro di gomma”. Per fortuna, allora, intervenne la stampa nazionale, che pubblicò la foto e denunciò quel pestaggio. “Prima grazie a internet – prosegue Patrizia – poi con i grandi quotidiani, l’inchiesta sulla morte di mio figlio ha portato a risultati concreti. Lo stesso giudice ha riconosciuto l’importanza del lavoro dei giornalisti. Se fosse stato in vigore il disegno di legge sulle intercettazioni, nessuno avrebbe potuto pubblicare nulla e Federico sarebbe morto senza un colpevole”.

Mettere il bavaglio alla stampa significa non far conoscere storie come quelle di Federico, Stefano, Riccardo Rasman, Giuseppe Uva. E quindi rischiare di non avere mai giustizia. “Non si può parlare di tutela della privacy – spiega ancora Patrizia – è solo un problema di diritti e di giustizia. Io so per certo di essere stata intercettata, ma non me ne importa nulla. Così come alla maggior parte delle persone normali. Chi non ha niente da nascondere non teme di essere ascoltato. I politici, poi, dovrebbero essere talmente puliti da non avere paura di nulla. Invece temo che in molti abbiano la coda di paglia”. Le foto sono servite anche a smuovere le coscienze, a risvegliare l’opinione pubblica: “Uno scatto è la pura realtà, e supera qualsiasi versione ufficiale dei fatti. Le persone devono sapere, perchè anche questo contribuisce ad avere giustizia”, conclude la mamma di Federico, che il 18 maggio dovrà rispondere di diffamazione davanti a un giudice di Mantova: per l’ennesima volta è stata querelata per aver definito “delinquenti” i responsabili della morte di suo figlio. Lei e Ilaria Cucchi si sono conosciute a Ferrara, quando la famiglia di Stefano ha conferito l’incarico a Fabio Anselmo, lo stesso legale che ha seguito la famiglia Aldrovandi. Le due donne sono sempre state vicine, in una battaglia che ha molti punti in comune. “Ci siamo accorti sulla nostra pelle che, per costringere a fare le indagini, è necessario mostrare gli atti alla stampa”, racconta Ilaria. Che è in attesa di sapere se i presunti responsabili delle lesioni e dell’abbandono che hanno portato alla morte di suo fratello (fermato per droga, finito in ospedale dopo essere stato picchiato e morto dopo sei giorni di agonia), verranno rinviati a giudizio. “Ora bisogna farsi sentire – prosegue – Io, da persona che non mastica la politica, non capisco il senso di questa legge: non solo non ce ne sarebbe bisogno, ma sarebbe anche dannosa. Servirebbe a tutelare non gli interessi di chi ha subito abusi, ma quelli di chi ha qualcosa da insabbiare”. Ilaria sa che questa battaglia non le ridarà Stefano, ma spera che serva ad evitare che il suo calvario tocchi anche ad altre persone.


Federico Aldrovandi

da Il Fatto Quotidiano del 2 giugno 2010