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domenica 8 novembre 2009

Marketing mussoliano

L'articolo di questa settimana di Giorgio Bocca su Venerdì di Repubblica sembra cadere proprio a fagiuooolo!

"Nella "notte dei lunghi coltelli" a cui si sono ridotte la politica italiana e la sua stampa, si distingue per virulenza la fazione del sultano di Arcore.
Vogliamo ricordarne alcune connotazioni? la prima è la definizione di nemico, riassunta nella parola "comunista", non riferibile ad una precisa ideologia, ma ad una demoniaca nequizia con cui ogni rapporto è inutile prima che impossibile.
E come si riconosce un comunista? E' chiunque abbia dichiarato il suo dissenso dal sultano e si opponga ai suoi desideri autoritari.
Una seconda connotazione è di essere atemporale: il nemico può essere attaccato nel presente come mezzo secolo fa, nel regno come nella repubblica, sempre al di fuori di ogni contesto storico, messo al muro con i suoi imperdonabili peccati.
Era un giovane fascista, ha firmato il Manifesto della Razza e anche quello contro il commissario Calabresi, come a dire un sovversivo, un antitaliano, un sabotatore, per sempre, qualunque cosa abbia fatto prima o dopo.

Il nemico comunista deve essere attaccato comunque, anche in modo pretestuoso, come quello riservato a Corrado Augias "spia dei cecoslovacchi", senza spiegare chi erano questi 007 di Praga e quali informazioni ottennero. Ultima connotazione: deve essere diffamazione di bassa lega, esagerata, cattiva, trasudante invidia per la persona attaccata o anche una voglia anarcoide o plebea di insultare un cittadino per bene, un magistrato come Mesiano, da ridicolizzare per i suoi calzini turchesi, da offrire all'ironia di Carlo Rossella arbitrer elegantiarium e direttore di un'azienda del sultano.

Enzo Bianchi, il priore del monastero di Bose, ha scritto sulla Stampa che stiamo andando a piccoli passi verso la barbarie.

Non a piccoli, caro Bianchi, ma a lunghi, lunghissimi passi, già in un tripudio di violenza verbale, di astiose diffamazioni con titoli a tutta pagina come per una dichiarazione di guerra per la più modesta polemica, trasformata in casus belli, in un delitto di lesa maestà, in un'offesa da lavare con ostracismo e ludibrio.


Molti mi chiedono: ma è mai possibile che la smodata sete di potere di un uomo possa ridurre l'intera società italiana a questa fossa di leoni spelacchiati che si contendono il malgoverno del Paese? E' mai possibile che milioni di italiani onesti e civili siano costretti a vivere in questo modo barbaro, come dice il priore, barbaro e vergognoso?"