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domenica 14 febbraio 2010

Quei 4000 consulenti alla corte di Re Silvio (e noi paghiamo! Grazie ancora a chi lo vota!)

Da il venerdì di Repubblica, 12 febbraio 2010 - Giorgio Bocca

Un tempo li chiamavano raccomandati, oggi meglio dire i consulenti. Cioè? Gli amici, i parenti, i carrieristicamente importanti, i servi notori del padrone che conviene assumere a spese, ovviamente, della pubblica amministrazione.
Si è calcolato che in consulenti lo Stato ha speso nel 2009 cinquantanove miliardi di euro, il venti per cento in più rispetto l'anno precedente. Diciannove miliardi al nord, ventotto al sud, dove primeggia la Basilicata con il cinquanta per cento.E con i consulenti di Palazzo Chigi, la reggia di Berlusconi è arrivata a più di 4.000 stipendiati. A tutti i ministri è stata data la licenza di assumere i consulenti che vogliono e hanno fatto a gara ad arruolare nipoti e cugini, amici e conoscenti, ciascuno la sua clientela.
Che fanno i consulenti? Fanno, dovrebbero fare, quello che in una amministrazione normale fanno gli impiegati. Ma i consulenti sono più comodi: li puoi assumere in tuo insindacabile parere, evitando esami e concorsi, se sono bravi puoi appropriarti dei loro meriti, tanto nessuno sa quali siano i loro e quali i tuoi, se sono mediocri e inutili li puoi pagare lo stesso, tanto paga Pantalone.

Il presidente Berlusconi, che nelle sue aziende è amministratore oculato, nella sua reggia fa le cose in grande, non lesina i segretari, assistenti, grafici, addetti al cerimoniale, guardie del corpo, uscieri, un duplicato gigante del Quirinale, eserviti di servitori di uno Stato sempre più grande e fulgente nella pompa e sempre più avaro di servizi ai cittadini e contribuenti.
Più i comitati e le commissioni che si occupano dell'ufficio del presidente che non bada a spese.

Chi controlla il governo scialacquatore? Ci ha provato di recente la corte dei conti con un' indagine sul faraonico progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La corte ha dato un parere critico sull'opera, rischiosa tecnicamente e ad altissimo costo. Un ponte più lungo dei più lunghi del mondo, costruito per unire due deserti, due regioni come la Calabria e la Sicilia economicamente depresse e con pessima viabilità.
Ma Silvio spende e spande vuol comprare a Venezia un palazzo sul Canal Grande, da aggiungere alle magioni principesche di Arcore, Paraggi, Sardegna, Lago Maggiore, Caraibi. Da sempre il potere si è accompagnato alla ricchezza. I Savoia, monarchi di un piccolo regno transalpino, vollero a Venaria una reggia alla misura della Versailles del Re Sole. Ai consulenti bastano lauti stipendi.

Dopo aver letto queste cose, mi chiedo per l'ennesima volta: "Ma quanto rincoglioniti, masochisti, pazzi bisogna essere per sostenere il Berlusca?". Nel pazientare nello squallore rinnovo l'invito a comunicare a persone dotate di cervello la necessità di essere attivi nel cambiare lo scempio che da 16 anni ha colpito la povera Italia.

domenica 8 novembre 2009

Marketing mussoliano

L'articolo di questa settimana di Giorgio Bocca su Venerdì di Repubblica sembra cadere proprio a fagiuooolo!

"Nella "notte dei lunghi coltelli" a cui si sono ridotte la politica italiana e la sua stampa, si distingue per virulenza la fazione del sultano di Arcore.
Vogliamo ricordarne alcune connotazioni? la prima è la definizione di nemico, riassunta nella parola "comunista", non riferibile ad una precisa ideologia, ma ad una demoniaca nequizia con cui ogni rapporto è inutile prima che impossibile.
E come si riconosce un comunista? E' chiunque abbia dichiarato il suo dissenso dal sultano e si opponga ai suoi desideri autoritari.
Una seconda connotazione è di essere atemporale: il nemico può essere attaccato nel presente come mezzo secolo fa, nel regno come nella repubblica, sempre al di fuori di ogni contesto storico, messo al muro con i suoi imperdonabili peccati.
Era un giovane fascista, ha firmato il Manifesto della Razza e anche quello contro il commissario Calabresi, come a dire un sovversivo, un antitaliano, un sabotatore, per sempre, qualunque cosa abbia fatto prima o dopo.

Il nemico comunista deve essere attaccato comunque, anche in modo pretestuoso, come quello riservato a Corrado Augias "spia dei cecoslovacchi", senza spiegare chi erano questi 007 di Praga e quali informazioni ottennero. Ultima connotazione: deve essere diffamazione di bassa lega, esagerata, cattiva, trasudante invidia per la persona attaccata o anche una voglia anarcoide o plebea di insultare un cittadino per bene, un magistrato come Mesiano, da ridicolizzare per i suoi calzini turchesi, da offrire all'ironia di Carlo Rossella arbitrer elegantiarium e direttore di un'azienda del sultano.

Enzo Bianchi, il priore del monastero di Bose, ha scritto sulla Stampa che stiamo andando a piccoli passi verso la barbarie.

Non a piccoli, caro Bianchi, ma a lunghi, lunghissimi passi, già in un tripudio di violenza verbale, di astiose diffamazioni con titoli a tutta pagina come per una dichiarazione di guerra per la più modesta polemica, trasformata in casus belli, in un delitto di lesa maestà, in un'offesa da lavare con ostracismo e ludibrio.


Molti mi chiedono: ma è mai possibile che la smodata sete di potere di un uomo possa ridurre l'intera società italiana a questa fossa di leoni spelacchiati che si contendono il malgoverno del Paese? E' mai possibile che milioni di italiani onesti e civili siano costretti a vivere in questo modo barbaro, come dice il priore, barbaro e vergognoso?"

sabato 31 ottobre 2009

Quando ci si sente sulla stessa lunghezza d'onda...

Quando per la prima volta ho letto l'articolo che apre il Venerdì di Repubblica ho provato una sensazione bellissima: condividere opinioni al 100% con un giornalista di grande fama ed esperienza come Giorgio Bocca.
E la cosa bella è che ogni volta che scrive è come se vedessi, trasposti in linguaggio d'autore, i miei pensieri su quelle pagine. E la sensazione continua, nonostante i temi drammatici di questi articoli.
Stessa cosa vale per il mitico Curzio Maltese e in parte anche per Piero Ottone, insomma apro la rivista e mi ritrovo "in famiglia"!

Ho già proposto Curzio recentemente ora lascio lo spazio a Giorgio e Piero.

Giorgio Bocca: Se il governo prende esempio dagli asini di Cavour

".. Nel concreto e nel presente, cosa è, come è il Paese Italia ? A dir semplicemente le cose come stanno, è a uno dei punti più bassi della sua storia. L' opinione che il mondo ha di noi e che si manifesta su giornali e televisioni è pessima, quella di un Paese poco serio, governato in modo poco serio con un attivismo tappabuchi attento alla propaganda più che alla previdenza, alla retorica più che alla ragione. Dire che la stampa estera è antitaliana per invidia o per malanimo è nel migliore dei casi un provincialismo penoso, la magra consolazione del nazionalismo che agisce, come si dice in Piemonte, come gli asu ad Cavour gli asini di Cavour, ca s'laudo da lur, che si lodano da soli. Che sarebbe il meno se non fosse accompagnato da uno spirito legionario di puro stampo fascista, per cui gli avversari diventano antitaliani disfattisti, sovversivi, proprio mentre si va alla sovversione delle garanzie e dei diritti democratici. A questo punto non si tratta più dei rischi su un fascismo che può tornare, ma di un fascismo che è già tornato, che diffama gli avversari in attesa di bastonarli, che si rifà a un combattentismo eroico, che spazza via i profittatori e i vili come fece lo squadrismo. Le stesse minacce, gli stessi rodomonti, gli stessi servi in cerca di padrone, solo più grassi e ben vestiti. Un' amara sorpresa per chi per i fascismi non è passato, un dolore quasi fisico per chi li ha provati, di ferite che si riaprono, di incubi che ritornano."

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Piero Ottone: