sabato 14 novembre 2009

Il peggio del peggio continua ...


Qualche sera fa, su Radio24, un (?) dj commentava alcune considerazioni di Luttazzi, il quale sosteneva che Berlusconi prima (speriamo) o poi non ci sarà più ma il vero problema dell'Italia rischia fortemente di rimanere: chi sostiene Berlusconi.
Il dj - non si sa se fosse rincretinito o fingesse appositamente - diceva di non capire questo semplice ed elementare concetto, ovvero che il problema dell'Italia non è solo Berlusconi ma tutti coloro che lo votano o non sono toccati dagli immensi disastri che quotidianamente produce.
Qualche sera fa Fini, intervistato dalla Gruber, appariva ampiamente condivisibile nei suoi pronunciamenti pacatamente riformisti, insomma uno di quei politici di destra che fa comunque piacere avere in Parlamento.
Poi, però, il mattino dopo si legge sul giornale che il ddl porcata salva-premier è stato presentato in Senato, con il beneplacito di mister gianfranco.
E allora mi dico: ma vaff!! Delle tue ipocrite parole non me ne faccio nulla! I falsi sorrisini li continuano a fare i rincoglioniti, i senzapalle e i cattolici ipocriti.
Lo stato di ignoranza della maggioranza degli italiani e di torpore/rincoglionimento di molti altri mi fa sentire sempre più incisivo nella lotta a quella che considero una insopportabile deriva amorale e immorale dell'Italia verso torbide e putride spiagge.
Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità e io sono molto lucido nel prendere le mie.

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lunedì 9 novembre 2009

Duemilaotto: record di violazioni dei diritti umani


dal sito euronews

Il duemilaotto è stato un anno record per la Corte europea dei diritti dell’Uomo. Si calcola infatti che siano state presentate il venti per cento in piu’ delle denunce rispetto all’anno precedente.

La crescita esponenziale delle richieste di intervento è in gran parte legate al conflitto russo-georgiano intorno alle regioni indipendentiste dell’Abkazia ed Ossezia del Sud.

Dall’agosto del duemilaotto sono infatti giunte alla corte europea dei diritti dell’uomo circa tremilatrecento denunce contro la Georgia da parte di soldati russi e di abitanti dell’Ossezia del Sud.

L’anno scorso sono state in tutto cinquantamila le richieste di intervento. In particolare provenienti da Russia, Turchia, Romania e Ucraina.

La pubblicazione di queste cifre non è piaciuta a Mosca che lamenta di essere vittima di una politicizzazione dei dati, numeri non verificati dalle proprie autorità, dice.

La Russia esprime secondo alcuni una certa irritazione per le continue richieste della Corte di ratificare il “protocollo quattordici” della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo che permetterebbe di accellerare gli accertamenti.

domenica 8 novembre 2009

Travaglio: spettacolare!!!!!!!!!


Marco Travaglio, dal Blog de "Il fatto quotidiano" del 5 novembre 2009

Ma io difendo quella croce

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.


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APPELLO ALLA PROCURA GENERALE PRESSO LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE ED ALLA SEZIONE DISCIPLINARE DEL CSM

Marketing mussoliano

L'articolo di questa settimana di Giorgio Bocca su Venerdì di Repubblica sembra cadere proprio a fagiuooolo!

"Nella "notte dei lunghi coltelli" a cui si sono ridotte la politica italiana e la sua stampa, si distingue per virulenza la fazione del sultano di Arcore.
Vogliamo ricordarne alcune connotazioni? la prima è la definizione di nemico, riassunta nella parola "comunista", non riferibile ad una precisa ideologia, ma ad una demoniaca nequizia con cui ogni rapporto è inutile prima che impossibile.
E come si riconosce un comunista? E' chiunque abbia dichiarato il suo dissenso dal sultano e si opponga ai suoi desideri autoritari.
Una seconda connotazione è di essere atemporale: il nemico può essere attaccato nel presente come mezzo secolo fa, nel regno come nella repubblica, sempre al di fuori di ogni contesto storico, messo al muro con i suoi imperdonabili peccati.
Era un giovane fascista, ha firmato il Manifesto della Razza e anche quello contro il commissario Calabresi, come a dire un sovversivo, un antitaliano, un sabotatore, per sempre, qualunque cosa abbia fatto prima o dopo.

Il nemico comunista deve essere attaccato comunque, anche in modo pretestuoso, come quello riservato a Corrado Augias "spia dei cecoslovacchi", senza spiegare chi erano questi 007 di Praga e quali informazioni ottennero. Ultima connotazione: deve essere diffamazione di bassa lega, esagerata, cattiva, trasudante invidia per la persona attaccata o anche una voglia anarcoide o plebea di insultare un cittadino per bene, un magistrato come Mesiano, da ridicolizzare per i suoi calzini turchesi, da offrire all'ironia di Carlo Rossella arbitrer elegantiarium e direttore di un'azienda del sultano.

Enzo Bianchi, il priore del monastero di Bose, ha scritto sulla Stampa che stiamo andando a piccoli passi verso la barbarie.

Non a piccoli, caro Bianchi, ma a lunghi, lunghissimi passi, già in un tripudio di violenza verbale, di astiose diffamazioni con titoli a tutta pagina come per una dichiarazione di guerra per la più modesta polemica, trasformata in casus belli, in un delitto di lesa maestà, in un'offesa da lavare con ostracismo e ludibrio.


Molti mi chiedono: ma è mai possibile che la smodata sete di potere di un uomo possa ridurre l'intera società italiana a questa fossa di leoni spelacchiati che si contendono il malgoverno del Paese? E' mai possibile che milioni di italiani onesti e civili siano costretti a vivere in questo modo barbaro, come dice il priore, barbaro e vergognoso?"

sabato 31 ottobre 2009

Quando ci si sente sulla stessa lunghezza d'onda...

Quando per la prima volta ho letto l'articolo che apre il Venerdì di Repubblica ho provato una sensazione bellissima: condividere opinioni al 100% con un giornalista di grande fama ed esperienza come Giorgio Bocca.
E la cosa bella è che ogni volta che scrive è come se vedessi, trasposti in linguaggio d'autore, i miei pensieri su quelle pagine. E la sensazione continua, nonostante i temi drammatici di questi articoli.
Stessa cosa vale per il mitico Curzio Maltese e in parte anche per Piero Ottone, insomma apro la rivista e mi ritrovo "in famiglia"!

Ho già proposto Curzio recentemente ora lascio lo spazio a Giorgio e Piero.

Giorgio Bocca: Se il governo prende esempio dagli asini di Cavour

".. Nel concreto e nel presente, cosa è, come è il Paese Italia ? A dir semplicemente le cose come stanno, è a uno dei punti più bassi della sua storia. L' opinione che il mondo ha di noi e che si manifesta su giornali e televisioni è pessima, quella di un Paese poco serio, governato in modo poco serio con un attivismo tappabuchi attento alla propaganda più che alla previdenza, alla retorica più che alla ragione. Dire che la stampa estera è antitaliana per invidia o per malanimo è nel migliore dei casi un provincialismo penoso, la magra consolazione del nazionalismo che agisce, come si dice in Piemonte, come gli asu ad Cavour gli asini di Cavour, ca s'laudo da lur, che si lodano da soli. Che sarebbe il meno se non fosse accompagnato da uno spirito legionario di puro stampo fascista, per cui gli avversari diventano antitaliani disfattisti, sovversivi, proprio mentre si va alla sovversione delle garanzie e dei diritti democratici. A questo punto non si tratta più dei rischi su un fascismo che può tornare, ma di un fascismo che è già tornato, che diffama gli avversari in attesa di bastonarli, che si rifà a un combattentismo eroico, che spazza via i profittatori e i vili come fece lo squadrismo. Le stesse minacce, gli stessi rodomonti, gli stessi servi in cerca di padrone, solo più grassi e ben vestiti. Un' amara sorpresa per chi per i fascismi non è passato, un dolore quasi fisico per chi li ha provati, di ferite che si riaprono, di incubi che ritornano."

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Piero Ottone:

venerdì 30 ottobre 2009

Boffo, l’Avvenire, Berlusconi, il patto con il Vaticano…

di Valter Vecellio (giornalista di estrazione radicale)

Che Dino Boffo sia omosessuale, eterosessuale, entrambe le cose, insomma che cosa combina a letto, e con chi, e come, è affar solo suo e dei suoi partner; a tutti gli altri non deve interessare minimamente, così come lui, Dino Boffo, non deve essere minimamente interessato a quello che fanno tutti gli altri. Cambia, evidentemente, se il Dino Boffo omosessuale, eterosessuale, entrambe le cose, è lo stesso Boffo direttore dell’ “Avvenire”, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, dalle cui colonne si lanciano un giorno sì e l’altro pure crociate in favore della moralità, contro gli omosessuali e la loro rivendicazione di poter essere titolari di diritti come tutti, le coppie di fatto che sanno volersi bene senza doverlo giurare davanti a un sacerdote, e via dicendo. Non è consentito – non dovrebbe esserlo – predicare in un modo, e razzolare nel suo opposto.

Marco Travaglio - Le Verità Di Beppe Grillo (Anno Zero 08-05-08)

domenica 25 ottobre 2009

Incredibile... ma vero!

Navigando sul sito del giornale "Libero" ho trovato un banner che mi ha incuriosito.
Sono finito sul sito di un'associazione chiamata "Associazione Luci sull'Est", che vende miracolose medagliette con la Madonna.
Sembra una delle tante satire mosse contro la Chiesa o i cristiani, invece è proprio vero tutto!!
"L'Associazione Luci sull'Est ha sede in Roma, in Via ...e ha come scopo quello di promuovere, proteggere e difendere i valori di matrice cristiana presenti nella civiltà occidentale ed orientale, sviluppando attività dirette alla diffusione e difesa dei valori della tradizione cristiana, dell'istituto della famiglia e della proprietà privata".
E ancora, al punto 3:
"promuovere e diffondere letteratura ed oggetti religiosi, specialmente, ma non esclusivamente, quelli riguardanti il messaggio della Madonna di Fatima;"
Promuovere e proteggere il valore della proprietà privata??? Promuovere e diffondere oggetti religiosi??? Ma che Vangelo hanno letto questi????
Ora è tutto chiaro, sono gli stessi personaggi che si definiscono cattolici e che hanno letto una Bibbia che io non ho mai visto. Ce ne sono stati tanti e ce ne sono molti tutt'ora: Mussolini in passato, adesso Berlusconi, Bossi, le varie associazioni catto-fasciste con simboli che sono tutto un programma e programmi che sono simbolo di... no comment, vi lascio qualche foto e link.
Solo su Libero si possono trovare queste chicche!












"Tutte le persone che porteranno questa Medaglia riceveranno grandi grazie".



(E quelli dell'Associazione tanti bei soldini...)

ALLEANZA CATTOLICA






giovedì 22 ottobre 2009

Tangentopoli è ... sempre qui!



Curzio Maltese meriterebbe una visibilità ed un onore maggiori. La sua maestria è il saper coniugare l'incisività di una punta di diamante con la leggiadria dello scrittore.
Purtroppo o menomale Curzio non scrive sceneggiature noir per Holliwood ma si occupa del nostro povero e disastrato paese.
Consiglio a tutti di leggere il Venerdì di Repubblica dove lo si trova come sempre nelle prime pagine. Chiaramente oltre ai suoi commenti ci sono tanti altri articoli interessanti.
Oggi su Repubblica:

Tangentopoli è ancora qui


martedì 13 ottobre 2009

Solo la pazzia può salvarlo

"I primi ministri stranieri mi dicono che io sono un duro, che ho una grande capacità di resistere e che altri politici nel mondo non avrebbero resistito alla metà degli attacchi cui sono stato oggetto" dice Berlusconi agli industriali convocati a Monza. Forse non conoscono abbastanza la situazione, mi piacerebbe pensare ma ovviamente la frase è di circostanza. La realtà è che è la sua psicosi la sua forza, è il suo essere dissociato che gli permette di difendersi dalla realtà.
Ieri il cavaliere ha sparato nuovamente contro la libertà di stampa, contro il libero mercato, contro la libertà, prendendosela con quel giornale che più di tutti ci tiene a dire le cose veramente come stanno.

Da Repubblica del 13 ottobre 2009

Il potere liberale

di MASSIMO GIANNINI


"IL peggio deve ancora accadere". L'aveva scritto il direttore di questo giornale, solo cinque giorni fa. Mai profezia è stata più centrata. Il peggio sta accadendo. Il presidente del Consiglio chiama alla "ribellione" le forze produttive contro "un giornale che getta discredito non solo su di me, ma sui nostri prodotti, sulle nostre imprese, sul made in Italy". Anche se stavolta Berlusconi non lo cita per nome, quel giornale è naturalmente Repubblica. Un capo di governo che invita gli imprenditori a "ribellarsi" contro un quotidiano, "colpevole" solo di rivolgergli dieci domande alle quali non è in grado di rispondere, non si era ancora visto in nessun Paese dell'Occidente.

È una deriva populista, e peggiorista, che non ha più limiti. Ma benché aberrante, c'è coerenza in questo delirio. Prima arringa gli industriali: rifiutate la pubblicità a questo giornale. Poi accusa il Corsera: sarebbe addirittura "anti-berlusconiano". Ora attacca di nuovo Repubblica: è "anti-italiana". Viene fuori, incontenibile, la natura illiberale e anti-istituzionale del Cavaliere. Non tollera le critiche della stampa, non accetta le regole della Costituzione. Da uomo politico nega lo Stato, da imprenditore nega il mercato.

L'"editto di Monza" lo conclude con una battuta che tradisce la dimensione tecnicamente totalitaria del suo "premierato di comando": "Alla democrazia ghe pensi mi". Lo dice. Lo pensa. Ecco perché siamo preoccupati per il futuro di questo Paese.

giovedì 8 ottobre 2009

Aspettiamo ad esultare, lo stronzo ha già il piano d'attacco...

da http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&r=174298


C'è già una exit strategy

8 ottobre 2009
Pronta una legge ad personam che toglie il valore di prova alle sentenze passate in giudicato.

Il piano B, quello che non gli farà evitare i suoi tre processi, ma almeno lo metterà al riparo dal rischio di una condanna per corruzione giudiziaria, è scattato non appena dalla Consulta è arrivata la (per lui) ferale notizia: il lodo Alfano era stato bocciato. È stato in quel momento che gli uomini di Silvio Berlusconi hanno deciso di tirare fuori dalle secche della commissione giustizia, dove era impantanata da mesi, una norma finora nascosta tra le pieghe della riforma del codice di procedura civile. Una legge ad personam, l’ennesima, che toglie il valore di prova alle sentenze già passate in giudicato.

Quando sarà approvata, e c’è da giurarci che lo sarà, i tempi di centinaia di dibattimenti si allungheranno a dismisura. E tra questi c’è anche quello per la presunta mazzetta da 600.000 dollari versata dal Cavaliere per comprare la testimonianza dell’avvocato inglese David Mills. L’idea della legge nasce infatti all’indomani della decisione del tribunale di Milano di stralciare la posizione di Berlusconi da quella del suo coimputato. Eravamo nell’autunno del 2008. Il processo al premier andava sospeso a causa del Lodo e quindi il collegio aveva deciso di procedere solo contro il presunto corrotto. In febbraio Mills era stato così condannato a 4 anni e mezzo di carcere e, a quel punto, il problema era diventato evidente.

Quel giorno gli avvocati-parlamentari Niccolo Ghedini e Piero Longo si accorgono che il Lodo ha una falla. Grave. Comunque fosse finita davanti alla Consulta il processo contro il premier sarebbe prima o poi ricominciato. E il rischio che ripartisse (o si concludesse) quando ormai l’eventuale condana in cassazione del legale inglese era già diventata definitiva, sembrava altissimo. Non per niente l’appello contro il solo Mills comincerà già domani ed è prevedibile che duri pochissimo, rendendo così scontata una pronuncia della suprema corte nei primi mesi 2010.

Un bel guaio per Berlusconi. Perché con le norme in vigore il giudice del processo all’imputato Berlusconi, dovrebbe solo limitarsi a stabilire se il premier ha dato o meno l’ordine di pagare Mills. Il dibattimento sarebbe insomma rapidissimo. Perché il fatto storico - cioè la mazzetta versata dalla Fininvest all’avvocato inglese - sarebbe già provato dall’eventuale sentenza, o di condanna o di prescrizione, in terzo grado. La legge attuale finisce dunque per mettere il premier in un angolo.

La strategia processuale di Berlusconi, infatti, non può che essere quella di sempre. Chiedere che vengano ascoltati centinaia di testimoni, domandare lunghissime nuove perizie sulla rete di conti esteri gestiti da Mills, far saltare un’udienza dopo l’altra sollevando una serie di legittimi impedimenti parlamentari suoi o dei suoi avvocati. Insomma puntare alla prescrizione. In fondo il Cavaliere non deve non resistere molto. Un’apposita legge, la ex Cirielli, approvata dal centro-destra nel 2005, proprio quando Berlusconi scoprì di essere indagato per il caso Mills, ne ha dimezzato la lunghezza: se il processo contro di lui cominciasse settimana prossima (ma non sarà così) il premier nel giro di circa due anni la farebbe franca. Ventiquattro mesi sono un niente se la norma che toglie alle sentenze il valore di prova sarà approvata. Sono invece pochi, ma forse sufficienti per arrivare fino alla cassazione, se la legge non viene cambiata. Il futuro giudiziario e politico del premier si gioca insomma sul filo dei giorni, anzi delle ore. Berlusconi ha bisogno di tempo. E già domani, quando comincerà l’appello contro il solo Mills, la strategia diventerà evidente. L’avvocato Franco Cecconi, affiancato all’ultimo momento da Alessio Lanzi, un tempo difensore di Fedele Confalonieri e altri uomini Fininvest, chiederà il rinnovo del dibattimento e una perizia sui flussi finanziari esteri del proprio assististo. E tra le sei persone che Mills vuole portare a testimoniare c’è pure il premier.

Berlusconi, che in primo grado si era rifiutato di farsi interrogare, ora dovrebbe raccontare tutti i retroscena di almeno tre incontri avuti, secondo la sentenza di condanna, con l’avvocato inglese. Faccia a faccia, avvenuti anche ad Arcore nel 1995, in cui il Cavaliere promise a Mills 10 miliardi di lire, poi versati, se solo avesse dichiarato di essere il proprietario di una serie di off shore della Fininvest, utilizzate dal Biscione per controllare - di nascosto e in violazione della legge antitrust- la tv criptata, Telepiù. In aula, insomma, sarà battaglia. E lo stesso accadrà nel processo per i cosiddetti diritti Mediaset. Qui il dibattimento era stato sospeso causa Lodo per tutti gli imputati e la prescrizione aveva falcidiato buona parte dei capi d’imputazione. Ma in ballo adesso c’è pure l’onore del premier. Difficile pensare che i media nei prossimi mesi non lo seguano con attenzione. Il rischio è che gli Italiani si rendano conto di come Berlusconi sia accusato di aver “rubato” decine e decine di milioni di euro agli azionisti di Mediaset, gonfiando a dismisura il prezzo di acquisto di film e programmi televisivi. Un po’ lo stesso reato ipotizzato contro di lui nell’indagine Mediatrade, ormai arrivata al deposito degli atti. Un procedimento in cui il capo del governo dovrà spiegare se davvero per quasi trent’anni ha avuto come socio occulto Frank Agrama, un libanese, naturalizzato americano, divenuto talmente ricco grazie all’amico da nascondere sui suoi conti svizzeri circa 100 milioni di euro. E anche questi, secondo l’accusa, erano soldi rubati.

da Il Fatto Quotidiano n°14 dell'8 ottobre 2009

martedì 6 ottobre 2009