sabato 19 giugno 2010

Italia come Birmania - Di Pietro - Corriere della Sera - D'Adamo - Berlusconi - Casini e Santa Maria Goretti

Se un prete intelligente, durante un'omelia, o un illuminato pastore protestante, nel corso di uno dei sermoni domenicali, dovessero commentare i fatti descritti nel video qui sotto presentato, non esiterebbero a tirare in causa Satana e a personificarlo in vari dei personaggi, tra cui ovviamente Berlusconi, che vi compaiono qua è là.
Ma l'intelligenza e l'illuminazione, purtroppo, sono doti rare e quando esistono sono normalmente coperte, anzi, sotterrate da un'insopportabile ed irrazionale...(come chiamarla? Paura? Diplomaticità? Moderatezza? Io direi semplicemente) demenza tipica degli ambienti religiosi conservatori.
Demenza che, fortunatamente, non appartiene a preti come il Don Farinella visto precedentemente: uno su un milione...

L'ITALIA AL CONTRARIO


"IMPUTATO? PROMOSSO MINISTRO. EVASORI? LA MORATTI LI FESTEGGIA. CONVOCATO DAI PM? ISPEZIONE SUBITO."
La delinquenza eretta a sistema festeggia ogni giorno i suoi traguardi deliranti, sorretta da schiere di delinquenti, vandali, teppisti e presunti cattolici, tutti uniti insieme da un unico scopo: fare i propri interessi a tutti costi, passando sopra a tutto e a tutti.

Informati su "Il Fatto".

Ciò che il governo non racconta

giovedì 3 giugno 2010

"Servono telecamere nelle celle delle carceri e nelle caserme"



Io aggiungo e ribadisco: anche nelle strade. Dovrebbero esserne tutti felici: chi ha paura dei ladri, chi dei borseggiatori, chi dei poliziotti violenti.

Tra le varie disgustose parti della vicenda di Stefano Gugliotta, ce n'è una che interessa proprio il comportamento delinquente dei funzionari stessi del carcere.
Ce lo racconta un deputato del ... PDL? Ma che gliene frega a lui della giustizia! Casualmente è dell'IDV:
"Quando sono stato portato in cella mi è stato chiesto di firmare un foglio con una X già sbarrata, dove si leggeva che avrei rifiutato visite mediche supplementari, ma mi sono opposto. Solo dopo ho potuto firmare un foglio con le caselle ancora vuote" ha detto Gugliotta, secondo quanto riferito dal senatore dell'Idv, Stefano Pedica, che ha incontrato il ragazzo a Regina Coeli.

mercoledì 2 giugno 2010

Professioni e giustizia


Cosa farò da grande? Avvocato, architetto, medico, giornalista...?
Di questi mestieri molto spesso ci facciamo un'idea guardando a chi esercita da parecchi anni la professione.
Ma per "partire", funzionano tutte nello stesso modo?

GIORNALISTA: UN CALCIO NEL SEDERE NEL MIGLIORE DEI CASI (QUALCHE EURO PER OGNI ARTICOLO REDATTO). O UNA MANGANELLATA IN TESTA SE LO FA COME SECONDO MESTIERE : http://www.youtube.com/watch?v=Gcs-8dtjyQ0
ARCHITETTO: DA 0 EURO A 3-400 EURO, IN NERO. QUALCHE RARO FORTUNATO ARRIVA A 1000 CON P.IVA, E ALMENO 50 ORE DI LAVORO A SETTIMANA.
AVVOCATO: IDEM, COME SOPRA (SI SENTE DI GENTE CHE SUPERA LE 60 ORE A SETTIMANA...)
GEOMETRA: IDEM, COME SOPRA.
RAGIONIERE:IDEM, COME SOPRA.
MEDICO: 1.500-1.800 euro di borsa di studio al mese, freschi di laurea (e 38 ore settimanali)!

Eeeeeeeeeeeeh?????? Eh sì, è proprio così, i medici non sono come gli altri, hanno a che fare con la vita delle persone e quindi meritano di più. Se già questa è un'opinabilissima considerazione, allora mi chiedo, perchè non apriamo un po' il mercato ai medici? Perchè devo aspettare 4 mesi per fare un'analisi che già tra 1 settimana è troppo?
Perchè per essere pagati così tanto, i medici, devono essere pochi. Banalissima legge dell'economia. E nessuno dice niente, come per gli stipendi incredibili dei politici. Le caste, in Italia, non si toccano, agli italiani piace così.

Gli italiani adorano la criminalità

E se sono la maggioranza, occorre democraticamente lasciarli fare... Ma che in che cazzo di paese viviamo???

Ma ci siete o ci fate?

1 giugno 2010
Il dibattito parlamentare sulla legge bavaglio Al Fano è meglio del cabaret, anche perché è tutto gratis. Da due anni, da quandoB. temeva l’uscita di intercettazioni che avrebbero svelato il quarto segreto di Fatima (perché alcune ministre sono ministre), va in scena la seguente pantomima: il governo di un noto corruttore ed evasore, amico di mafiosi e papponi, commissiona al suo Guardasigilli-portaborse e al suo onorevole-avvocato una legge che favorisce mafiosi, papponi, corruttori, evasori e, siccome la legge è uguale per tutti, anche truffatori, scippatori, rapinatori, spacciatori, sequestratori, stupratori e assassini. Li immunizza dal rischio sia di essere scoperti e puniti, sia di finire sui giornali per quello che sono. Basterebbe ricordare il mandante, gli esecutori materiali e l’utilizzatore finale della legge anti-intercettazioni per capirne il movente. Basterebbe ricordare come si è giunti a incastrare B. nei suoi vari processi per rendersi conto che è tagliata su misura di quei precedenti per evitare che si ripetano: l’articolo Mills, il comma D’Addario, il preambolo Trani, il codicillo Mediaset, il cavillo Dell’Utri, l’inciso Saccà.

Ma ricordare queste cosette non si può, se no la gente capisce tutto, compresi i beoti che han votato B. bevendosi la superballa della “sicurezza” pensando alla propria, mentre lui pensava alla sua. Dunque ecco assieparsi intorno alla legge Al Nano un termitaio di opinionisti un tanto al chilo, giuristi per caso, scalatori di discese, sfondatori di porte aperte, statisti di chiara fama ma soprattutto fame: tutti intenti a commentarla in punto di diritto e in punta di forchetta, a prescindere, fingendo che davvero serva a tutelare la privacy, la reputazione e il segreto investigativo, e non a salvare le chiappe a B. e alla sua banda larga (secondo Pigi Battista, per dire, la legge la fanno per Francesca, la massaggiatrice dellaripassata a Bertolaso). All’inizio Al Fano restrinse il novero dei reati “intercettabili”. E tutti a meravigliarsi: ohibò, ma così non s’intercetta più per corruzione, per frode fiscale e per i reati-fine tipici dei mafiosi. Oh bella, ci voleva tanto a capire che la legge è fatta apposta? Ponzio Napolitano convocò Angelino Jolie per una bella lavata di capo, pardon un “alto monito del Colle”, e lo rimandò indietro a caccia di “una riforma condivisa”.

Nessuno osò obiettare che gli unici a condividerla sono i criminali. Il Guardagingilli tentò di occultare movente e mandante con un’altra versione: s’intercetta per tutti i reati ora intercettabili, ma solo in presenza di “gravi indizi di colpevolezza”, cioè s’è già scoperto il colpevole, cioè mai. Il solito esercito di ipocriti ricadde dal pero: ohibò, imporre i gravi indizi di colpevolezza è come dire che non si intercetta più. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto. Il premier fa di tutto per comunicarci che è pronto a tutto, anche a mandare impuniti migliaia di delinquenti comuni, pur di nascondere i reati suoi e degli amici degli amici. Ma nessuno gli dà retta e si continua a disquisire di commi e sottocommi, emendamenti e subemendamenti per “migliorare” la legge.

Al Fano, esausto, fa uscire i gravi indizi di colpevolezza dalla porta e li fa rientrare dalla finestra. Riecco la falange dei finti tonti. “Ancora un piccolo sforzo”, dice il Pd. “Fuochino, via la norma transitoria sui processi in corso e ci siamo”, dicono i finiani, impegnatissimi a limitare i danni di una legge della loro stessa maggioranza. L’Anm chiede “tre cose semplici: niente limite di 75 giorni, niente divieto per le ambientali, niente competenza ai tribunali collegiali. Poi la legge va bene”. Hai detto niente: così non resta più nulla. E che la fanno a fare, la legge contro le intercettazioni, se non abolisce le intercettazioni? Tutto è pronto per la comica finale: Veltroni, il Pd e Ciampi chiedono a Berlusconi di fare piena luce sulle stragi. Certo, come no. Quello che, alla domanda “dove ha preso i soldi?”, si avvalse della facoltà di non rispondere, ora dovrebbe dire la verità sulle stragi. Magari s’intercetta da solo mentre la dice. Ma questi ci sono o ci fanno?

da Il Fatto Quotidiano del 1 giugno 2010

Verso la totale distruzione della giustizia in Italia

come ogni disastro che si rispetti, grazie a chi vota Berlusconi...



'Non approvate quella legge: mio figlio non avrebbe avuto giustizia'

2 giugno 2010
La mamma di Adrovandi contro il Dll intercettazioni.

“Senza libertà d’informazione mio figlio non avrebbe mai avuto giustizia”. Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi raccoglie l’appello di Ilaria Cucchi. Famigliari di ragazzi morti per mano dello Stato, che allo Stato chiedono di non approvare la legge sulle intercettazioni. Federico Aldrovandi fu fermato dalla polizia a Ferrara la notte del 25 settembre 2005 e morì per le percosse subite. Aveva 18 anni. Per quella morte quattro poliziotti sono stati condannati nel luglio dello scorso anno; altri tre all’inizio di marzo sono stati giudicati colpevoli di aver tentato di depistare le indagini. Una giustizia resa possibile anche dalla pubblicazione della foto, che ritrae il corpo senza vita del ragazzo in una pozza di sangue.

Come quella della schiena spezzata di Stefano, come i video del pestaggio subito daStefano Gugliotta fuori dall’Olimpico: senza quelle immagini, che la stampa ha diffuso, nessuno saprebbe. “All’inizio avemmo molte difficoltà con la stampa locale – racconta Patrizia Moretti, che ieri ha deciso di unirsi al grido di allarme di Ilaria Cucchi – I piccoli quotidiani lavorano a stretto contatto con la Questura, non hanno la forza necessaria per indagare contro una propria fonte. E, anche volendo, si trovavano di fronte ad un muro di gomma”. Per fortuna, allora, intervenne la stampa nazionale, che pubblicò la foto e denunciò quel pestaggio. “Prima grazie a internet – prosegue Patrizia – poi con i grandi quotidiani, l’inchiesta sulla morte di mio figlio ha portato a risultati concreti. Lo stesso giudice ha riconosciuto l’importanza del lavoro dei giornalisti. Se fosse stato in vigore il disegno di legge sulle intercettazioni, nessuno avrebbe potuto pubblicare nulla e Federico sarebbe morto senza un colpevole”.

Mettere il bavaglio alla stampa significa non far conoscere storie come quelle di Federico, Stefano, Riccardo Rasman, Giuseppe Uva. E quindi rischiare di non avere mai giustizia. “Non si può parlare di tutela della privacy – spiega ancora Patrizia – è solo un problema di diritti e di giustizia. Io so per certo di essere stata intercettata, ma non me ne importa nulla. Così come alla maggior parte delle persone normali. Chi non ha niente da nascondere non teme di essere ascoltato. I politici, poi, dovrebbero essere talmente puliti da non avere paura di nulla. Invece temo che in molti abbiano la coda di paglia”. Le foto sono servite anche a smuovere le coscienze, a risvegliare l’opinione pubblica: “Uno scatto è la pura realtà, e supera qualsiasi versione ufficiale dei fatti. Le persone devono sapere, perchè anche questo contribuisce ad avere giustizia”, conclude la mamma di Federico, che il 18 maggio dovrà rispondere di diffamazione davanti a un giudice di Mantova: per l’ennesima volta è stata querelata per aver definito “delinquenti” i responsabili della morte di suo figlio. Lei e Ilaria Cucchi si sono conosciute a Ferrara, quando la famiglia di Stefano ha conferito l’incarico a Fabio Anselmo, lo stesso legale che ha seguito la famiglia Aldrovandi. Le due donne sono sempre state vicine, in una battaglia che ha molti punti in comune. “Ci siamo accorti sulla nostra pelle che, per costringere a fare le indagini, è necessario mostrare gli atti alla stampa”, racconta Ilaria. Che è in attesa di sapere se i presunti responsabili delle lesioni e dell’abbandono che hanno portato alla morte di suo fratello (fermato per droga, finito in ospedale dopo essere stato picchiato e morto dopo sei giorni di agonia), verranno rinviati a giudizio. “Ora bisogna farsi sentire – prosegue – Io, da persona che non mastica la politica, non capisco il senso di questa legge: non solo non ce ne sarebbe bisogno, ma sarebbe anche dannosa. Servirebbe a tutelare non gli interessi di chi ha subito abusi, ma quelli di chi ha qualcosa da insabbiare”. Ilaria sa che questa battaglia non le ridarà Stefano, ma spera che serva ad evitare che il suo calvario tocchi anche ad altre persone.


Federico Aldrovandi

da Il Fatto Quotidiano del 2 giugno 2010

lunedì 24 maggio 2010

Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte


La lettera di Maria Luisa Busi indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.

da Repubblica, 21/05/2010


"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori".

"Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale".

"Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo.

E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale".

"L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".

"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori".

"I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica".

Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un'ultima annotazione "più personale": "Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:
1)respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2)Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo
l'intervista rilasciata aRepubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno".

E conclude: "Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.
Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere
".

mercoledì 14 aprile 2010

Dreaming California



Mentre qui in Europa ci sorbivamo le pazzie dei vari fascismi e nazismi, per nulla tutt'ora sopiti, dall'altra parte dell'oceano, in quella terra che anni dopo sarebbe diventata sogno di molti surfisti, succedevano cose a dir poco allucinanti.
Ci racconta una storia tra le tante Clint Eastwood, nel deprimente, lentissimo, logorante ma bel film Changeling.
"Changeling narra la storia di una donna dallo spirito irriducibile e dalla forte volontà di non arrendersi che mise in ginocchio un intero distretto di polizia corrotto introducendo una nuova era di dignità e di eguaglianza nel rispetto della legge..." (fonte: http://www.celluloidportraits.com/schedamovie.php?id=5345).
Ma quale era avevano attraversato gli americani fino ad allora?
Ho trovato un paio di illuminanti documenti a riguardo. Possono essere uno spunto di riflessione o l'inizio di una ricerca più approfondita.
Il primo (http://www.buzzle.com/articles/the-early-scandals-of-hollywood.html) racconta della nascita di Los Angeles (la città degli angeli...), concentrandosi su alcuni casi, prevalentemente nel mondo dello spettacolo.
Il secondo, invece, si concentra sulla polizia di Chicago (Chicago Police, the Machine, Organized Crime, Repression, Racism, Corruption, and the Illusion of Reform) ed è raggiungibile dal seguente link: http://gangresearch.net/GangResearch/Chicago/history/earlycor.htm.
A ricordare, anche qui, che c'è ancora tanto, tanto, tanto da lavorare per un mondo dove giustizia e pace siano normalità.

domenica 4 aprile 2010

Don Farinella, prete, spiega il suo punto di vista su vescovi, papa e Chiesa

A partire dalle ultime elezioni, un'ampiamente condivisibile dissertazione da parte di un prete comune.

Lezioni di neofascismo: puntata N.1

Tema: "Milan-Inter"
Area di interesse: "calcio"
Risultato: "Milan 25 - Inter 0"
Contesto: "serata di discussione sulla partita Milan-Inter"
Tizio: "L'Inter ha giocato molto male, la difesa era completamente disorganizzata, solo i miracoli del portiere hanno permesso di limitare a 25 il numero di gol subiti".
Caio:"Ma che cacchio dici?? Ti ho visto giocare a pallavolo, sei una schiappa di prima categoria, hai fatto perdere la tua squadra alle superiori! Non hai nessun diritto di giudicare l'Inter. TACI!!".
N.B.:"Tizio non ha mai giocato a pallavolo in vita sua".

Cosa penserei io di una situazione del genere? La penso come la penserebbe probabilmente il signor Travaglio e qualsiasi persona sana di mente: ho visto la partita, l'Inter ha toccato la palla 3 volte per un totale di 23 secondi, mi sembra di poter dire che ha subito, non è riuscita a fare nulla, è molto più scarsa del Milan. La mia è solo un'opinione, non può essere che tale ma se non altro c'è un FATTO, e cioè che il Milan ha segnato 25 reti mentre l'Inter 0, che porterebbe chiunque, anche chi non ha dato esami di statistica, a dire che il Milan è più forte dell'Inter. Anche senza aver visto la partita. Oppure, se vogliamo essere ancora più precisi, che in quella determinata partita il Milan è stato più forte dell'Inter.
Direi, pertanto, che mi trovo d'accordo con Tizio, che non per questo ritengo che Tizio abbia sempre ragione, che se in altre 500.000 situazioni mi trovassi d'accordo con Tizio, avrei fiducia di quello che dice e magari anche stima.
Cosa direi di Caio? Direi che ha fatto un intervento fuori luogo, ha cercato di cambiare discorso, che il suo tono era arrogante, che ha cercato di zittire una persona che non la pensava come lui, che ha usato argomentazioni FALSE per produrre tutto questo. Insomma, penserei e direi che Caio ha tutta l'aria di essere o un gran testa di ca... o un demente, o una persona che cerca volutamente di danneggiare qualcosa e qualcuno.
Chiaramente se per numerose altre volta si ripetesse lo stesso atteggiamento tenderei a confermare la mia opinione e darei il mio contributo affinchè il male che questa persona porta nel mondo sia fatto terminare o quanto meno limitato.
L'esempio è semplice ma spiega molto bene quello che accade oggi in Italia. Non che non l'abbia già fatto in questo blog, ovvio. Mi piaceva raccontarlo in modo più elementare, anche per quelle persone che proprio non hanno strumenti intellettuali per capire quasi nulla.
Mi piaceva raccontarlo per introdurre il discorso di Travaglio, che non parla come in questo mio caso di cose inventate, ma di ciò che succede nel giornalismo e nella politica italiana.

Il signor Caio, si viene poi a scoprire, è pagato dall'Inter, ha giocato sin da piccolo nelle giovanili dell'Inter, è andato a scuola nell'Inter Liceo, i suoi genitori sono dell'Inter, gli è stato insegnato che il Milan è una squadra di pappemolli e che la pallavolo è uno sport per donne o al massimo per checche. Gli è stato insegnato anche che è meglio dire bugie e fare qualsiasi atto osceno, contrario alla volontà del fondatore dell'Inter, nonchè dei giocatori dell'Inter, nonchè dei tifosi dell'inter, nonchè di Dio, contrario alla ragione e contro la legge italiana, è meglio compiere qualsiasi atto disdicevole, perverso, violento, orrendo, volgare, ecc., piuttosto che dire che il Milan è più forte. Anzi, piuttosto di dire che il Milan ha vinto! E il signor Caio autoalimenta la sua fede nell'Inter ogni volta che si comporta in tal modo.
Grazie signor Caio che abiti l'Italia al 55%, che coscientemente o meno sei un neofascista, se non ci fossi tu potrebbe esserci una civiltà in quello che viene chiamato il bel paese!


giovedì 1 aprile 2010

sabato 27 marzo 2010

Antonio Di Pietro: riguardo all'IDV

Antonio Di Pietro racconta brevemente obiettivi dell'IDV e risponde alle domande degli ascoltatori, dando spiegazioni, tra l'altro, alle stronzate che giornali di centro e di destra hanno promulgato per infangare il suo profilo.
Di Pietro, COME SEMPRE, è costretto a sputtanare miseramente tutte le false insinuazioni (un po' come fa Travaglio come secondo lavoro).

Noi siamo il partito dei cattolici (2)